CENTRALI TERMOELETTRICHE API, SUPERFICIALE PARERE DEL MIN AMBIENTE: VALUTAZIONE SANITARIA NON OBBIETTIVA!
IL PARERE DELLA COMMISSIONE VIA DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE (MATT) RIGUARDANTE IL PROGETTO DELLE CENTRALI TERMOELETTRICHE DA 580 MWE PRESENTATO DA API NÒVA ENERGIA E’ SUPERFICIALE!
LA PARTE RIGUARDANTE LA SITUAZIONE SANITARIA NON È OBBIETTIVA.
Cominciamo a dimostrare quanto sosteniamo a partire dalle valutazioni espresse dalla Commissione VIA riguardo la situazione sanitaria del territorio di Falconara Marittima.
Pubblichiamo in fondo alcuni documenti di riferimento sulla problematica sanitaria come approfondimento e orientamento per il lettore:
- SIA è il doc. presentato da API Nòva Energia con il suo Studio di Impatto Ambientale (SIA);
- il doc. inviato al MATT dalla Regione Marche nel suo parere sul progetto (pag. 48 e 49);
- la valutazione espressa dalla Commissione VIA nel suo recente documento (pag. 39 e 41);
-“Analisi epidemiologica geografica di mortalità e ricovero ospedaliero” redatto dall’ARPA Marche in collaborazione con l’ARPA Piemonte nel 2002;
- Relazione della Commissione preposta all’indagine sulle malattie tumorali nel territorio di Falconara (Deliberazione di Giunta del Comune di Falconara M. n. 52 del 4 Marzo 1997) pag. 7 e 8.
Il SIA API cita tre Studi:
-“Analisi epidemiologica geografica di mortalità e ricovero ospedaliero” redatto dall’ARPA Marche in collaborazione con l’ARPA Piemonte nel 2002;
- “La salute della popolazione” - Provincia di Ancona - ENEA Dip.Ambiente per il periodo 1988-1993;
-“Relazione della Commissione preposta all’indagine sulle malattie tumorali nel territorio di Falconara M.ma” studio commissionato nel 1997 dal Comune di Falconara M.ma per il periodo 1991-1996.
Il SIA dell’API ignora alcune importanti considerazioni delle prime due indagini e cita solo le conclusioni della Relazione della Commissione nominata dal Comune di Falconara, e cioè quella di pag. 7 e 8:
“… nel confronto con le circoscrizioni territoriali di riferimento, la mortalità per tutte le cause e quella per tutti i tumori nel comune di Falconara M.ma presenta, generalmente, tassi molto simili o inferiori a quelli registrati in provincia di Ancona che nella Regione Marche …”
“I fattori ambientali e l’entità del carico inquinante presente nel corso degli ultimi decenni fino ad oggi nell’atmosfera di Falconara M.ma non sembrano, dunque, avere avuto un influenza negativa sulla frequenza sia della mortalità in generale, sia della mortalità per alcune specifiche cause (tra cui tumori e malattie dell’apparato respiratorio) registrate nella popolazione di Falconara Marittima per il periodo 1991 - 1996. Sembra dunque di poter affermare che le lavorazioni che avvengono nella raffineria API non rappresentino un significativo fattore di rischio per la mortalità della popolazione residente nello stesso comune dove esiste l’impianto.”
LA VALUTAZIONE DELLA COMMISSIONE VIA DEL MATT SI CONFORMA IN TUTTO E PER TUTTO ALLA CONCLUSIONE CHE ABBIAMO EVIDENZIATO IN GRASSETTO E SOTTOLINEATA; LA COMMISSIONE NON SI PONE IL PROBLEMA DI CIÒ CHE PUÒ ESSERE RISULTATO DALLE ALTRE INDAGINI CITATE DALLA STESSA API … E NON SI PONE NEANCHE IL PROBLEMA DEL PERCHÉ ESSE VENGANO CITATE E POI, ALCUNE IMPORTANTI CONSIDERAZIONI, IGNORATE NEL SIA DELL’API!
Non solo: i periodi di riferimento di ciascuna indagine citata nel SIA dell’API sono tutti diversi e, perlomeno, avrebbero essi stessi dovuto suggerire una verifica se in anni diversi, sanitariamente, fosse emerso qualcosa di diverso.
A questo punto, dato che API non lo scrive nel suo Studio di Impatto Ambientale e la Commissione ministeriale VIA non si preoccupa di saperlo, TOCCA AI CITTADINI MOSTRARE che cosa individuava lo Studio dell’ARPA Marche e dell’ARPA Piemonte: Analisi epidemiologica geografica di Mortalità e Ricovero ospedaliero per causa - Centroide di Falconara Marittima (AN) e Comuni entro 30 Km - Settembre 2002
Riportiamo alcuni stralci significativi rimandando al file pdf per chi volesse approfondire.
” I tumori del sistema emolinfopoietico (leucemie, linfomi, mielomi) presentano nel loro complesso la maggiore problematica del comune di Falconara. Nel corso degli anni sono stati segnalati ripetuti eccessi in questa categoria diagnostica, ora in un sesso, ora nell’altro a seconda dei sottogruppi considerati, con distribuzione però differente per tipologia e periodo: negli anni 1981-94 ad una mancanza di rischio complessivo di leucemie tra gli uomini fa da contrasto un rischio aumentato di linfomi non Hodgkin negli uomini (SMR di 167, 95% IC 101-261) un SMR di 70 nelle donne, non significativo statisticamente, ma con un eccesso nello stesso sesso, di mielomi multipli, non significativo (SMR di 123). Nel periodo più recente l’eccesso per linfomi non Hodgkin si sposta nel sesso femminile (SMR di 111, n.s.), mentre negli uomini è inferiore all’atteso (SMR di 75, basato su 4 casi). I tumori emolinfopoietici nel loro complesso sono ora in eccesso nel sesso femminile (SMR di 129, n.s.) mentre sono diminuiti negli uomini (SMR di 83).
Le leucemie nel periodo più recente sono in eccesso nelle donne (SMR di 165, n.s.)(…)
Le leucemie sono invece state correlate con numerosi fattori di rischio, soprattutto con il benzene e altri derivati simili dell’industria petrolifera.
La correlazione tra patologie del sistema emolinfopoietico ed esposizioni professionali tra gli addetti ad impianti petrolchimici esiste un corpus di letteratura molto corposo, perdurante dai primi studi eseguiti, spesso con evidenze anche tra la popolazione residente nei pressi degli impianti stessi. Nella monografia IARC più volte citata la documentazione più rilevante riguarda per l’appunto tale associazione.
Va rimarcato che successivamente al 1989, anno di pubblicazione della monografia IARC sulla pericolosità degli impianti di raffinazione del petrolio, sono stati numerosissimi gli studi pubblicati sull’argomento della maggiore incidenza di tumori emolinfopoietici in lavoratori addetti a industrie petrolchimiche o residenti nelle vicinanze.
Viene confermato l’eccesso di rischio per alcune patologie tumorali emolinfopoietiche; l’incidenza di ricovero per linfomi di Hodgkin nel sesso maschile e femminile è aumentata (SMR di 161 negli uomini e 104 nelle donne), così come è aumentato il rischio per le leucemie complessive (SMR di 105 negli uomini e 144 nelle donne). Si segnala inoltre un eccesso di leucemie anche nella fascia di età pediatrica (0-14 anni), con un SMR di 132 (95% IC 27-386).
L’area circostante il comune di Falconara
L’analisi epidemiologica descrittiva nella zona circostante (30 km dal municipio di Falconara) è stata compiuta ai fini di contestualizzare eventuali rischi (o assenze di rischio) nella zona in cui è inserito il comune, per valutare la presenza di trend spaziali coinvolgenti o meno il comune stesso. Si consiglia la visione parallela delle mappe in allegato (all. 3, 4 e 5).
Emergono alcune situazioni di eccesso in alcuni comuni posti lungo la Valle dell’Esino, peraltro confinanti con Falconara per alcune forme tumorali, che meriterebbero un’investigazione più approfondita.
CONCLUSIONI (pag.24)
Gli studi condotti nel tempo sul Comune di Falconara Marittima mostrano concordemente un rischio di mortalità generale e per tutti i tumori complessivi inferiore all’atteso (sia se l’atteso di riferimento è la Provincia di Ancona sia la Regione Marche nel suo complesso).Meritano tuttavia di essere segnalate, in quanto riportate ripetutamente in studi epidemiologici occupazionali sugli addetti a impianti di raffinazione del petrolio, alcuni eccessi presenti nell’area comunale:
- i tumori pleurici maligni, o mesoteliomi (dato statisticamente significativo)
- i tumori emolinfopoietici (dato anch’esso statisticamente significativo quando considerato in particolari periodi temporali)
- i tumori della vescica (non significativi tuttavia nelle analisi citate)
- i tumori della laringe (non significativi)
- i melanomi
Il confronto con i dati complessivi di letteratura depone infatti, nel caso di Falconara, per un possibile rischio di origine occupazionale correlato con l’esposizione lavorativa prolungata negli impianti petrolchimici; l’effetto sulla popolazione residente in questi casi è più sfumato, essendo dovuto ad una somma di rischi ambientali ed occupazionali, diversi, il cui effetto complessivo tende ad essere poco visibile. Nondimeno sono stati rilevati, a Falconara, alcuni eccessi, alcuni significativi, in vari periodi e in entrambi i sessi, pur con differenze nelle singole tipologie, che meritano la massima considerazione e richiederebbero la ricostruzione dell’esposizione dei vari soggetti, tramite intervista ai familiari dei deceduti, con uno studio analitico del tipo caso-controllo per verificare le ipotesi eziologiche più preoccupanti. (…)In relazione a questi eccessi è comunque indicata la sorveglianza epidemiologica periodica e regolare al fine di monitorare l’andamento nel tempo dei fenomeni sanitari evidenziati.”
Questa ANALISI delle due ARPA ha segnalato già nel 2002 TUMORI EMOLINFOPOIETICI e ALCUNI ECCESSI RILEVATI A FALCONARA MARITTIMA tanto da porre l’esigenza di RICOSTRUZIONE DELL’ESPOSIZIONE DEI VARI SOGGETTI, TRAMITE INTERVISTA AI FAMILIARI DEI DECEDUTI, CON UNO STUDIO ANALITICO DEL TIPO CASO-CONTROLLO PER VERIFICARE LE IPOTESI EZIOLOGICHE PIÙ PREOCCUPANTI … cioè, proprio quello che ha fatto recentissimamente l’Indagine Epidemiologica effettuata dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano e dall’ARPA Marche (periodo 1994 - 2003), chiesta da una Petizione Popolare con 3.500 firme e commissionata dalla Regione nel 2004!
Indagine i cui risultati sono stati illustrati dal dott.Micheli e dal dott.Mariottini il 29 gennaio 2009!
LA CONSEQUENZIALITÀ TRA QUELLA ANALISI DEL 2002 E L’ODIERNA INDAGINE EPIDEMIOLOGICA DELL’INT/ARPAM È PALESE; il nesso epidemiologico e sanitario di queste due indagini non può essere ignorato!
Se, per la temporalità della redazione del suo SIA, API Nòva Energia non poteva mettere in relazione l’Analisi delle ARPA Marche e Piemonte del 2002 con le recentissime risultanze dell’Indagine epidemiologica commissionata dalla Regione Marche, al contrario LA COMMISSIONE VIA DEL MATT NON POTEVA IGNORARE TALE CONSEQUENZIALITA’ anche perchè nel parere della Regione Marche del 3/12/2008 si dice che alla luce di ciò che sta emergendo il progetto delle centrali termoelettriche API “si pone in un contesto dove si stanno riscontrando criticità sotto l’aspetto sanitario che impongono grande attenzione”.
Può essere che la Regione non abbia inviato le conclusioni dell’Indagine Epidemiologica del 29 Gennaio 2009 al Ministero dell’Ambiente e della Salute neanche dopo la conclusione della VIA ministeriale (e di questo gliene chiederemo ragione!)
MA È IL METODO DELLA COMMISSIONE VIA MINISTERIALE E LA CONSEGUENTE VALUTAZIONE CHE NON HA SCUSANTI!
Quello che stona da parte della Commissione VIA ministeriale è la scelta unidirezionale delle valutazioni sanitarie della Commissione comunale del 1997, valutazioni sconnesse da una ricerca progressiva ed organica sullo stato di salute e sulla situazione epidemilogica della popolazione.
Quello che stona è che quella scelta unidirezionale è la stessa di API Nòva Energia che propone il progetto delle centrali termoelettriche!
Quello che stona è che la Commissione VIA ministeriale ignora proprio le Indagini che, fatte in tempi diversi, si connettono tra loro proprio per le risultanze epidemiologiche che, a poco a poco, stanno emergendo.
Quello che stona è che un Ministero dell’Ambiente che deve VALUTARE L’IMPATTO DI UN OPERA, NON VERIFICHI OGNI DUBBIO SULLA SITUAZIONE AMBIENTALE/SANITARIA IN CUI L’OPERA SI INSERISCE, ESCLUDA DAL SUO ORIZZONTE DI VALUTAZIONE LE INDAGINI CHE EVIDENZIANO DEI RISCHI E ACCREDITI, TRA QUELLE SVOLTE, SOLTANTO LA VALUTAZIONE CHE ESCLUDE QUALSIASI RISCHIO SANITARIO!
Il Rapporto Finale dell’Indagine Epidemiologica del 29 Gennaio 2009 di INT Milano e ARPA Marche dice che per il tumore del sistema emolinfopoietico è stato accertato “un rischio importante, statisticamente significativo, nel sottogruppo di soggetti (uomini e donne) che per più di 10 anni hanno svolto occupazioni che verosimilmente hanno determinato una maggiore presenza presso le loro residenze (…) suggerendo l’avvio di immediati interventi di prevenzione primaria per la riduzione/eliminazione dei fattori che hanno determinato tale eccesso“ .
Letta alla luce di questo Rapporto Finale la valutazione sanitaria espressa dalla Commissione VIA ministeriale E’ SUPERFICIALE E, PERTANTO, NON OBBIETTIVA!
DOCUMENTI ALLEGATI
- SIA API (pag.45,46,47)
- Doc. REGIONE (Pag.48,49)
- VIA Ministero Ambiente - valutazione impatto ambientale
- Indagine 1998 - comune di Falconara
- Cadum-Mariottini Studio epidemiologico 2002
CON I RIGASSIFICATORI AUMENTERANNO LE BOLLETTE DEL METANO
La quantità spropositata di rigassificatori previsti in Italia farà aumentare il costo della bolletta.
Il meccanismo è semplice: se saranno realizzati un numero giusto di rigassificatori rispetto al fabbisogno previsto, il costo del metano oscillerà solo in base al costo della materia prima.
Se al contrario si realizzeranno più rigassificatori di quelli che servono, il costo di mantenimento dei rigassificatori inattivi sarà prelevato dalle bollette degli utenti.
La tagliola l’ha caricata l’AUTORITÀ PER L’ENERGIA con la Delibera 178/05 la quale “assicura anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto” la copertura di una quota pari all’80 % della potenza nominale da rigassificare.
Significa dire che anche se non avrà metano da gassificare il gestore incasserà lo stesso!
Ma cerchiamo di capire un paio di cose…
Quanto metano occorrerà e come se lo procurerà l’Italia?
Prendendo per buone le uniche previsioni ufficiali disponibili, quelle fornite dalla “cabina di regia” istituita dal Governo Prodi nell’agosto 2006, nel 2015 l’Italia avrà bisogno di 108 miliardi di metri cubi di gas ma, sempre attenendoci alle cifre ufficiali relative ai gasdotti da potenziare e da realizzare, alla stessa data arriveranno in Italia dai 124 ai 130 miliardi metri cubi di metano.
Dal 14 al 20% in più del fabbisogno. potenziamenti-gasdotti
Nonostante questo, la “cabina di regia” - in particolare l’ex Ministro Bersani - ritenne essenziali 4 o 5 rigassificatori che, ci venne ripetuto fino alla nausea, permetteranno all’Italia di evitare la dipendenza energetica da paesi ritenuti poco affidabili, come la Russia e l’Algeria.
MA OGGI IN ITALIA SONO PREVISTI 17 RIGASSIFICATORI,
contro i 6 previsti in tutta Europa ed i 6 previsti negli Stati Uniti!
Qualcuno dirà: “vorrà dire che rigassificheremo metano per il resto d’Europa”!
- 1) Crediamo veramente che gli altri paesi siano talmente allocchi da non costruirne a sufficienza per poi pagarne il trasporto all’Italia?
- 2) Ma il punto è un altro: nel mondo la capacità di liquefazione è molto inferiore a quella di rigassificazione. Esistono solo 17 impianti di liquefazione in tutto il mondo. Per questo motivo i 51 rigassificatori attualmente operanti nel mondo, lavorano dal 30 al 60% della propria potenzialità. Non c’è metano liquefatto per tutti!
Dunque che cosa succederà?
Il rischio dell’investimento sui rigassificatori è elevato perché comunque si faranno/potenzieranno i gasdotti e perché non c’è un numero di impianti di liquefazione sufficiente a rifornire tutti.
Lo Stato italiano - con la Delibera dell’Autorità per l’Energia - è intervenuto incentivando la costruzione di questi impianti, garantendo la copertura di gran parte dei costi e dei rischi economici dei rigassificatori.
Se le società che gestiscono i terminali non riescono a procurarsi il GNL, interviene lo Stato che le rimborsa con i soldi prelevati dalle bollette dei cittadini.
Ma non è finita.
Al servizio di rigassificazione si applicano le tariffe differenziate fissate dall’Autorità dell’energia a seconda dei costi dell’impianto; quindi il gas dei nuovi rigassificatori sarebbe fuori mercato per l’ammortamento del costo dell’impianto.
Ma grazie alla citata delibera dell’Autorità per l’Energia, lo Stato si accollerà questo onere, scaricando sulle bollette, le differenze di costo. E’ evidente che la costruzione dei rigassificatori non porterà giovamento sul versante dei prezzi mentre porterà un aggravio dei costi sulle bollette dei consumatori.
Con queste motivazioni i Comitati Villanova, Fiumesino e la ONLUS l’Ondaverde hanno presentato le proprie OSSERVAZIONI al Ministero dell’Ambiente sul progetto di rigassificatore di API Nòva Energia.
I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL (gas naturale liquefatto) composta dagli impianti di liquefazione, dalle metaniere che trasportano il GNL e, appunto, dai rigassificatori o dal sistema FSRU proposto nel progetto di API Nòva Energia S.r.l.
In sintesi, si può dire che il gas viene liquefatto negli impianti situati nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad una temperatura di circa - 161 gradi centigradi, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei paesi consumatori.
Attualmente ci sono nel mondo 51 rigassificatori, 16 in Giappone, 6 negli Stati Uniti, 12 in Europa (5 in Spagna, 2 in Francia, 1 in Portogallo, Belgio, Regno Unito, Grecia e Italia).
Si tratta di impianti sottoutilizzati che generalmente lavorano dal 30 al 60% della propria potenzialità perché nel mondo la capacità di liquefazione è molto inferiore a quella di rigassificazione.
Esistono infatti solo 17 impianti di liquefazione funzionanti!
“Campo Nomadi” e Comune: l’opinione condivisa tra Famiglie ROM, Comitati, LHASA e CiC
COMUNICATO STAMPA 14/7/2009
“Campo Nomadi” e Amministrazione Comunale di Falconara M.ma
Le Associazioni di quartiere Comitato Fiumesino e Comitato Villanova, l’Associazione L.H.A.S.A., i Rappresentanti delle Famiglie ROM residenti nell’area sosta di Falconara Marittima, la Lista Civile CITTADINI in COMUNE si sono riunite congiuntamente per analizzare l’ATTO DI INDIRIZZO della Giunta Comunale di Falconara Marittima n° 145 del 18/6/2009 avente per oggetto la CHIUSURA CAMPO NOMADI E RIQUALIFICAZIONE AREA.
Tutti i convenuti hanno espresso la loro ferma critica riguardo ad una decisione assunta senza consultare almeno i cittadini residenti nella struttura in questione che avrebbero potuto comunicare timori, esigenze e consigli utili all’adozione di un provvedimento che, in primo luogo, deve essere a misura di essere umani, cittadini della comunità falconarese!
Questa esclusione dei diretti interessati da parte della Giunta Comunale ha generato una decisione che rischia seriamente:
- o di gettare nella strada nuclei familiari che rimarrebbero senza una abitazione;
- oppure di ricreare negli alloggi di emergenza del Comune una situazione concentrazionaria simile a quella del campo nomadi.
A parere dei convenuti l’Amministrazione Comunale di Falconara M.ma rischia di creare una situazione di emergenza senza dimostrare chiarezza sul principale strumento che in questo momento possiede per affrontare la situazione: gli alloggi di emergenza abitativa!
Le situazioni familiari da affrontare relativamente all’area sosta di Falconara sono molto poche, si contano sulle dita di una mano, e una seria gestione degli alloggi di emergenza permetterebbe di risolvere il problema!
Pertanto i convenuti all’incontro ritengono:
- che l’Amministrazione debba rendere pubblico e consultabile l’elenco e la tipologia di alloggi di emergenza abitativa che sono nelle proprie disponibilità;
- che debba essere pubblicato il Regolamento per l’assegnazione degli alloggi di emergenza abitativa;
- che debba essere previsto un Comitato di Partecipazione e Verifica aperto ai cittadini sulla disponibilità degli alloggi e dei requisiti per l’accesso agli stessi.
E’ per questo motivo che le Associazioni riunite ritengono che sia giunto il momento di affrontare la questione delle persone che vivono nel campo nomadi all’interno della problematica della riqualificazione urbanistica e della politica della casa.
Sia chiaro: nessuno vuole la perpetuazione della precarietà del campo nomadi poiché siamo convinti che a tutte le persone deve essere data la possibilità di emanciparsi dalle situazioni di precarietà.
Quindi il rispetto delle persone passa innanzitutto per alternative certe e migliori di quelle offerte dal campo nomadi.
I convenuti rifiutano la creazione di “quartieri ghetto” che diventano tali per la situazione in cui vengono lasciati dall’incuria delle Amministrazioni pubbliche!
Rappresentanti delle Famiglie ROM
Ass. Comitato quartiere Fiumesino
Ass. Comitato quartiere Villanova
L.H.A.S.A.
Lista Civile Cittadini in Comune
Divertimento, Informazione e Petizione in spiaggia
ALLEGATO: il testo del volantino distribuito
SUPERAMENTI LIMITI Pm10: emissioni da traffico ed emissioni industriali
I dati sulle polveri PM10 divulgati dai quotidiani locali inducono a pensare al solo traffico veicolare come responsabile delle loro alte concentrazioni.
In realtà la struttura della rete provinciale di rilevamento e l’ubicazione delle cabine corrisponde ad alcuni punti più significativi del territorio provinciale caratterizzati da concentrazioni di inquinanti dovuti alle attività industriali e portuali e al flusso di traffico veicolare, le une distinte dalle altre!
Le cabine di rilevamento presenti a Falconara Marittima sono collocate e dotate di strumentazione per cogliere l’inquinamento di origine industriale. Di seguito la descrizione dal sito della Provincia:
A) FALCONARA/Acquedotto (ndr: zona Fiumesino)
E’ ubicata in località Fiumesino di Falconara, presso la centrale dell’acquedotto; si trova in zona di ricaduta degli inquinanti atmosferici emessi dalla Raffineria di petrolio API ogni qualvolta i venti sono favorevoli (venti da NE) e durante le ore di brezza di mare.
B) FALCONARA Alta
E’ situata in via VIII Marzo presso il parcheggio, riceve la ricaduta delle emissioni inquinanti della Raffineria Api, con venti provenienti da Nord, è sulla direttrice di ricaduta degli inquinanti verso il centro abitato di Falconara Alta.
C) FALCONARA/Scuola (ndr: zona Villanova)
Situata in località Villanova di Falconara, presso la Scuola Elementare, riceve la ricaduta delle emissioni inquinanti della Raffineria Api, con venti provenienti da Nord Nord-Ovest; è sulla direttrice di ricaduta degli inquinanti verso il centro abitato di Falconara.
Proprio la cabina di rilevamento di Falconara Scuola (posta a 10 metri di altezza e distante dalla via Flaminia come da foto) nel periodo da 1/1/2009 al 30/6/2009 ha registrato 40 superamenti del limite di legge per le Pm10 fissato a 50 µg/mc, quando al massimo se ne dovrebbero registrare 35 all’anno!
Ma riteniamo che valga la pena anche tenere nella massima considerazione le polveri anche più sottili: le Pm2,5 che la cabina di Falconara Scuola rileva.
Sul perché della nocività delle Pm2,5 vi rimandiamo a quanto valutato dai Medici per l’Ambiente (ISDE) e dal dott. Luigi Gasparini che intervenì a Falconara Marittima al convegno di Medicina Democratica su Pm10 e Pm2,5 in relazione al progetto delle centrali termoelettriche dell’API.
Per esteso riferiamo anche i dati delle Pm2,5 rilevati dalla cabina di Falconara Scuola a partire dal 2006, considerato che la recente Direttiva dell’Unione Europea ha stabilito che “nelle aree urbane, gli Stati membri riducano mediamente del 20% l’esposizione al PM2,5 entro il 2020 rispetto ai valori del 2010, obbligandoli a portare i livelli di esposizione in queste zone al di sotto di 20 microgrammi/m3 nel 2015. A livello dell’intero territorio nazionale, gli Stati membri dovranno rispettare il valore limite di 25 microgrammi di PM2,5/m3, da raggiungere obbligatoriamente entro il 2015 e, se possibile, già nel 2010.”
40 superamenti del limite per le Pm10
35 superamenti del valore di 25 per le Pm2,5
2008: dal 1/1 al 30/6 non confrontabile per scarsità di dati (solo 13 giorni)
2007: dal 1/1 al 30/6 37 superamenti del limite per le Pm10
83 superamenti del valore di 25 µg/mc per le Pm2,5
2006: dal 1/1 al 30/6 34 superamenti del limite per le Pm10
45 superamenti del valore di 25 µg/mc per le Pm2,5
2005: dal 1/1 al 30/6 51 superamenti del limite per le Pm10
2003: dal 1/1 al 30/6 54 superamenti del limite per le Pm10
E’ evidente che nell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale siamo ancora MOLTO DISTANTI DAGLI OBBIETTIVI DI RISANAMENTO.
A META’ ANNO GIA’ SI RAGGIUNGONO I LIMITI IMPOSTI PER UN ANNO INTERO DI PM10.
Non solo: dal 1 gennaio 2010 la normativa imporrà che per le Pm10 quei superamenti del limite di 50 µg/mc sarà possibile per soli 7 giorni/anno!
Il progetto di API Nova Energia delle due centrali termoelettriche a metano dichiara che dalla centrale da 520MWe saranno emesse in atmosfera 23,8 t/a di Pm10 mentre da quella da 60 MWe saranno emesse 1,5 t/a di Pm10.
Che si aggiungeranno sinergicamente all’esistente!
Immaginate che andremo verso il risanamento dell’AERCA e di Falconara Marittima?
Accettiamo la Sfida lanciata da Ugo Brachetti Peretti
Il Presidente di API raffineria, Ugo Brachetti Peretti, e l’Amministratore Delegato, Giancarlo Cogliati, hanno rilasciato importanti quanto pesanti dichiarazioni ai giornalisti in gita tra gli impianti di Falconara Marittima.
L’AD Cogliati ha declamato sulla “Sicurezza e rispetto dell’ambiente … Il mondo del petrolio d’altra parte è industrialmente il più sicuro che ci sia proprio perché si svolgono attività ad alto rischio ed i controlli da parte delle autorità sono incalzanti“.
Ma quella che ci affascina è la SFIDA lanciata da Ugo Brachetti Peretti:
“Siamo già un polo energetico ambientalmente avanzato. Sfido chiunque a dire che non è così mettiamo i dati sul tavolo e vediamo le differenze che ci sono con le altre raffinerie d’Italia”.
Presidente,
ACCETTIAMO LA SFIDA
e pubblichiamo immediatamente un documento che certamente i media non conoscono …
Forse Lei lo conosce, Presidente …
Si tratta della Relazione del Servizio Impiantistica Regionale dell’ARPAM datata 18/04/2007 allegata all’esposto-denuncia che i Comitati hanno depositato alla Procura di Ancona a Gennaio di questo anno, riguardante lo sversamento di tonnellate del cancerogeno olio combustibile ATZ del 2 Aprile 2007 da una tubatura del pontile API!
Se lo scarichi e se lo legga bene prima di lanciare sfide insostenibili!
I Comitati lo mettono a disposizione della stampa e dei cittadini per fornire strumenti di “orientamento” circa quanto affermato da Lei e dal suo AD!
Di seguito uno stralcio del documento:
“l’inquinamento riscontrato non può essere catalogato come un evento imponderabile dovuto al caso (…) ma come la conseguenza di una serie di cattiva realizzazione progettuale, di mancate realizzazioni migliorative nel corso degli anni delle strutture in cemento in cui era allocata la linea e di mancati controlli del sito in quel tratto di cunicolo. Tali strutture infatti avrebbero dovuto contenere la perdita verso il mare, facendo defluire il prodotto sversato verso una vasca di contenimento” (…)
“(…) esistono pertanto gravi carenze di controlli e non sufficiente capacità di valutazione dell’importanza di adeguare tale parte dell’impianto, diffusa difficoltà da parte del management di raffineria a rendere operativi i concetti riguardanti la sicurezza, discussi nelle apposite riunioni, mediante concreti interventi di applicazione degli stessi sui propri impianti. Una corretta ingegneria avrebbe previsto per tali realizzazioni la chiusura del punto di sbocco con muro di cemento ed in corrispondenza degli attraversamenti dello stesso con le tubazioni un incamiciamento di tutte le tubazioni con guarnizione di tenuta. La raffineria ha una lunga esperienza in merito, in quanto tali sistemi sono usati per attraversare i muri dei bacini dei serbatoi, mantenendone la tenuta in caso di perdita all’interno del bacino stesso”.
“(…) In sostanza ad una prima visione si può dire che la perdita non sia dovuta ad una corrosione concentrata, ma che tutta la barra (ndr: di tubo) sia in condizioni abbastanza degradata. E’ probabile che, data la posizione e l’aspetto complessivo (…) fosse in loco da più di una decina di anni“.






























