Le lacrime di coccodrillo di Massimo Marcelli Flori

Pubblicato il 13 Dicembre 2007 Nessun Commento »

Come definire la “delusione” dell’ex Assessore ai Lavori Pubblici e alla Partecipazione - Massimo Marcelli Flori - per i 5 Milioni di euro regionali del Contratto di quartiere perduti da Villanova e dai suoi residenti?

Sul giornalino del Circolo Gramsci di Rifondazione Comunista l’ex Assessore scrive: “E’ utile ricordare come la quota comunale di compartecipazione non venne inserita nel bilancio preventivo 2007 a causa delle ben note condizioni finanziarie dell’Ente Locale ma è altrettanto utile ricordare come vi fosse la volontà (ma non solo quella) di addivenire di concerto con la Regione Marche ad una proroga dei tempi del finanziamento (della quota parte comunale) finalizzata al non vanificare un’opportunità considerata unanimemente importante e strategica.” E prosegue scrivendo che “non comprende” la rinuncia da parte del Comune “alla concertazione con la Regione di fatto escludendo qualunque soluzione che consentisse di tenere in piedi il progetto“.

Il Marcelli Flori che oggi “non comprende” era Assessore della Giunta Recanatini che, il 25 Giugno 2007, si riunì con la Giunta Regionale proprio sulla questione del Bilancio!

Non era quella una buona occasione per porre la questione del Contratto di quartiere in pericolo?

Non poteva l’Assessore, in quella occasione, chiedere la stipula di un accordo di programma per non perdere quei 5 Milioni di euro?

Lo ha fatto Marcelli Flori? Non ci risulta.

Essere distratti o non tempestivi in una trattativa è pur sempre umano a meno che, prima, si sia deciso di non ascoltare le richieste dei cittadini di Villanova che dovevano beneficiare delle opere connesse a quei 5 Miilioni di euro!

Questo comportamento è sempre umano ma ha poco a che fare con il dovere di un Assessore alla Partecipazione e ai Lavori Pubblici! Infatti l’Assessore Marcelli Flori e la Giunta Recanatini erano stati invitati il 18 Giugno 2007 - pochi giorni prima dell’incontro con la Giunta Regionale - all’assemblea del quartiere Villanova proprio sul Bilancio di Previsione 2007 del Comune di Falconara poiché i cittadini residenti volevano trovare una soluzione per non perdere quei 5 Milioni di euro importantissimi per il futuro del quartiere!

La Giunta Recanatini non partecipò a quella assemblea nel corso della quale i residenti sottoscrissero un documento in cui chiesero a Sindaco ed Assessori di stipulare un accordo di programma con la Regione Marche per non perdere quei 5 Milioni di euro.

Il documento venne inviato al Sindaco Recanatini e agli Assessori ma, da come è andato a finire il Contratto, non sembra essere stato preso in considerazione!

Ristabilita la verità dei fatti e le relative responsabilità va constatato che da Oreficini a Carletti fino a Recanatini-Piccinini-Marcelli Flori il destino riservato a Villanova è sempre lo stesso: lasciarla degradare evitando interventi di riqualificazione e lasciandone strappare pezzi (via Toselli e la ex Officina ferroviaria lasciate dall’API). E così chi possiede una casa la vede sempre più svalutata e le condizioni di vita sempre più degradate!

Il sentimento popolare su questa ennesima beffa è che se la stessa opportunità dei 5 Milioni di euro avesse interessato altri quartieri di Falconara (es.: Castelferretti o il Centro) certamente Marcelli Flori e compagnia sarebbero stati più attenti.

Sicuramente questo sentimento diffuso nasce dalla constatazione che di quartieri nelle condizioni di Villanova, a Falconara, c’è solo Villanova, e questo a causa di anni di malgoverno (al quale aggiungiamo anche quello di Marcelli Flori) su questo quartiere.

Riteniamo, infine, che il problema non è tra cittadini residenti in quartieri diversi. Il problema riguarda gli amministratori come Marcelli Flori, Piccinini e Recanatini che con il loro operato discriminano i cittadini e Villanova rispetto agli altri falconaresi. Sono loro ed i loro noti predecessori i primi responsabili delle differenze e delle diffidenze tra cittadini residenti in quartieri diversi della stessa città!


QUANDO LA CURA RISCHIA DI ESSERE PEGGIORE DEL MALE

Apprendo dalla stampa che il Commissario Straordinario ha scritto alla Regione Marche comunicando ufficialmente la rinuncia del Comune al contratto di quartiere 2 di Villanova.

E’ utile ricordare come la quota comunale di compartecipazione non venne inserita nel bilancio preventivo 2007 a causa delle ben note condizioni finanziarie dell’Ente Locale ma è altrettanto utile ricordare come vi fosse la volontà (ma non solo quella) di addivenire di concerto con la Regione Marche ad una proroga dei tempi del finanziamento (della quota parte comunale) finalizzata al non vanificare un’opportunità considerata unanimemente importante e strategica.

Perché dunque ora una rinuncia ufficiale da parte del comune? Che bisogno c’era, non tanto di conclamare una difficoltà, quanto di rinunciare alla concertazione con la Regione di fatto escludendo qualunque soluzione che consentisse di tenere in piedi il progetto?
Davvero non lo comprendo, non capisco il perché di questa accelerazione apparentemente immotivata e soprattutto apparentemente autolesionista.

A me pare che dietro ad alcune scelte (come questa e come altre purtroppo) ci sia estemporaneità, l’agire giorno per giorno se non ora per ora dimenticando il quadro generale come in un grande packwork dove toppa su toppa si tenta di far trascorrere il tempo rimasto nel modo più indolore possibile.

L’indomani della caduta della giunta comunale avevo iniziato a lavorare ad alcuni appunti finalizzati al consegnare al Commissario Straordinario una sorta di bignami dello stato di fatto (ovviamente per le deleghe di mia competenza), un’analisi schematica di ciò che si era fatto, di ciò che era in corso e di ciò che si sarebbe voluto fare, lo feci pensando di essere convocato assieme a tutta la giunta per quella che ritenevo una ovvietà da parte di chi arriva in un nuovo ambiente e cerca di capire quale è lo stato delle cose.

Nonostante la disponibilità di tutti il Commissario non ha ritenuto importante quest’incontro. Legittimo. Probabilmente ciò che allora davo per scontato nei termini di una esigenza conoscitiva, in realtà non lo era. Ma ciò che ad esempio è avvenuto nel caso del contratto di quartiere 2 di Villanova dimostra come se vi fosse stata una adeguata informazione, probabilmente questo apparente enorme scivolone non ci sarebbe stato, probabilmente invece di ufficializzare un diniego, si sarebbe attivato il confronto finalizzato alla proroga dei tempi e quindi al mantenimento del contratto. E dico questo non per mero spirito corporativo, ci mancherebbe, ma semplicemente per l’interesse di Falconara e di Villanova a veder raggiunti degli obiettivi nei quali tutti abbiamo creduto e crediamo.

Ecco perché parlo di rischio “cura peggiore del male” perché ho l’impressione (ma è solo una impressione derivante dagli articoli di stampa) che le strade intraprese sulle varie questioni, dalle varianti urbanistiche, alla privatizzazione degli asili, alla vendita delle quote delle partecipate ecc. mirino al temporaneo quieto vivere (ossia evitare il dissesto e nel contempo scelte impopolari) tappando falle qua e la e lasciando i calcinacci a chi verrà poi.

Un metodo che rischia però inevitabilmente di aprire la strada a modifiche in capitoli di bilancio considerati intoccabili per precisa scelta politica (discutibile certo, ma precisa) quella di non intaccare i servizi.

Già, perché la coperta è corta e il bilancio comunale è tristemente noto.Comprendo la strada intrapresa, il percorso del cerchio e della botte, in cui in assenza di un quadro preciso, si tenta di accontentare tutti o almeno non scontentare nessuno.
Vorrei però essere chiaro, dato che però la mia è una impressione, se ho sbagliato, se sto prendendo un clamoroso abbaglio, chiedo preventivamente scusa per essere caduto nella trappola di una cosa che ho sempre odiato: il processo alle intenzioni.

Se invece nelle mie parole ci fosse del vero allora chiedo al Commissario Straordinario di fermarsi, di orientare la bussola nel quadro complessivo e, seppur con le oggettive difficoltà del caso, dopo aver individuato la rotta, cominciare a remare con forza e decisione, nella direzione di una Falconara migliore di come purtroppo l’ha trovata.

Spero che queste poche righe di contributo non alimentino inutili polemiche ma al contrario fungano da stimolo per gli obiettivi che restano comuni a tutta la città.

Massimo Marcelli Flori

Pochi litri

Pubblicato il 25 Novembre 2007 Nessun Commento »

Ancora petrolio in mare durante il carico di una nave al pontile dell’API.

Solite stime rassicuranti: pochi litri, ecc… tanto che viene da domandarsi se, per pochi litri, vale la pena far viaggiare avanti e indietro, per ore, i battelli di contenimento dell’inquinamento. Alla fine, facendo un bilancio energetico ed ambientale, quei battelli bruciano quintali di gasolio che a sua volta deve essere raffinato, la raffinazione determina inquinamento… insomma una catena di inquinamento e costi sociali senza fine (cioè che pesano anche sulle nostre tasche oltre che sulla salute)!

Certo ognuno è libero di credere o non credere ai “pochi litri”, soprattutto se si “pesano” le parole della dirigenza API all’indomani del disastro del 4 Aprile scorso quando dichiarò che la fuoriuscita “accidentale” di prodotto idrocarburico “è stata immediatamente arrestata e non ha avuto alcun seguito“!

Già, sono soltanto seguiti la contaminazione di 20 chilometri di costa, il divieto di accesso alle spiagge, la sospensione della pesca a causa di un idrocarburo cancerogeno!

E’ indubitabile che tutto questo ci suggerisce che non ci troviamo a Fabriano dove si producono frigoriferi.

Ma siccome Spacca (e compagnia di Giunta) si dovrebbe essere accorto della presenza di una cosa pericolosa, puzzolente e nera che sembra proprio una raffineria dovrebbe provare a provvedere affinché arrechi meno danni possibili! Anche questo fa parte dei suoi doveri!

Per lo scopo dispone di un Decreto di Concessione, ne ha un altro sicuramente meno “timido” del suo, cioè il Decreto chiamato Seveso II fatto apposta per le industrie pericolose come la raffineria API!

E poi ha una struttura regionale come l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPAM) che, in qualità di organo di controllo ed ispezione, relaziona quello che osserva durante i sopralluoghi e formula dei pareri tecnici.

Ma Spacca è i suoi Assessori le leggono le relazioni dell’ARPAM?

Noi le leggiamo (quando riusciamo ad averle) e, a tale proposito, siamo contenti di diffondere pubblicamente e di far consultare il documento del Servizio Impiantistica dell’ARPAM il quale, proprio in riferimento alle strutture del pontile di carico delle petroliere, ha scritto il 25 Giugno scorso:

sulle strutture del pontile API.. tubazioni, accoppiamenti flangiati, sistema di contenimento di eventuale prodotto sversato… e’ necessario eseguire interventi radicali” !!!

Dopo quella Relazione altri idrocarburi sono finiti in mare: l’altro giorno e il 25 Luglio (con chiusura della balneazione!)

Non sarà che Spacca è convinto che all’API producano frigoriferi?

Allegato ed in sintonia con questo numero della “Bocca della Verità” pubblichiamo con piacere un articolo di Athos Geminiani.

RIFLESSIONI  DI  UN  NON  FALCONARESE

Ebbene sì, sono stato invitato a lasciare Falconara. Seriamente. Non scherzo. Ma andiamo per ordine.

Riunione cittadina, animi accesi per l’alienazione di stabili comunali. In attesa, discussioni accademiche. Tema: reperimento fondi in alternativa alla vendita.

Stando ad uno dei presenti, unica fonte certa la raffineria API, che nel passato si è dimostrata sensibile ai problemi della città: l’elencazione va dalla pavimentazione del parco Kennedy, a illuminazioni varie e, poi, contributi a scuole. La discussione si anima, prende una piega di scontro frontale: non posso non ricordare al mio interlocutore gli incidenti del passato, i morti, i rischi per la salute, gli sversamenti di idrocarburi in mare, dei fumi perennemente buttati in atmosfera, del catrame sulle spiagge, dei rumori, dei sibili, delle puzze e altro ancora. Tutte cose che non hanno, non possono, non potranno mai venire ripagate da nessuna elargizione economica. Altri presenti si inseriscono, certamente non con la mia rabbia, ma comunque critici nei confronti del mostro incombente su Falconara.

Il mio interlocutore si scatena: un padre campato oltre cent’anni; loro, giovani, con i piedi l’estate sempre intrisi di catrame; l’aria salubre del mare che annulla i pericoli; nessuno è mai morto a causa della raffineria; i falconaresi devono esserle riconoscenti per il sicuro benessere dato ai tanti che nel tempo vi hanno lavorato.

Le voci si alzano: rispondo che no i falconaresi all’API devono richiedere il rispetto per la salute dei cittadini, il rispetto del territorio e dell’ambiente e che per questo non servono le elargizioni dei trenta denari per sovvenzionare uno spettacolo teatrale, fregandosi dello sversamento che ha causato la chiusura della stagione balneare per almeno dieci giorni e non sapere ancora adesso cosa mai è finito in mare. E, in ultima analisi, l’API se ne deve andare da Falconara, anche alla luce del fatto che il petrolio è una delle fonti energetiche in via di esaurimento e che le due centrali termiche previste arrecherebbero un danno irreversibile alla città. Altro che riconoscenza! L’API deve andarsene! Ho urlato. Se ne vada lei da Falconara! E’ stata la risposta, piccata, dell’interlocutore.

A interrompere la discussione l’inizio della riunione.

Riflessioni sull’andamento dei lavori: pochezza degli interventi, soprattutto di quelli di alcuni politici. E constatazione certo non edificante, che la solidarietà ha un occhio solo e una volta risolto il “mio” problema d’altro non mi interessa. Una città amorfa, Falconara, davvero. Senza un progetto, senza prospettive, senza voglia di lottare. Parole tante, ma vuote, insulse che si compendiano perfettamente con la nullità delle cronache locali pubblicate su giornali a cui però tutti i falconaresi sembrano pendere come unica fonte di verità.

Aveva ragione quel signore: me ne andrò davvero da Falconara: e i falconaresi si tengano pure l’API e quanto di veleno manda in atmosfera per addormentare e le coscienze, e fortificare la loro indolenza. Un favore: evitate di dare l’appellativo di “turistica” alla città di Falconara, lasciate perdere di bearvi di quella cretina parola, sbandierata ai quattro venti: “movida”, movida un c…

Come potete parlare di turismo con la stagione chiusa al 31 agosto; come potete parlare di turismo con sversamenti un giorno sì e un altro sì; come potete parlare di turismo quando negli infimi bar della spiaggia ti fanno pagare un “Crodino due euro e cinquanta”; come potete parlare di turismo in una città senza cultura in cui funziona un unico cinema e per alcuni giorni soltanto a settimana; dove alle undici di sera cade il coprifuoco e non puoi bere neanche un caffè; come potete parlare di turismo dove le uniche cose sociali di un certo valore le ha messe in campo un comitato cittadino: davvero non era possibile coinvolgere la cultura falconarese per rendere la stagione 2007 più viva e articolata? Soldi, mancano i soldi. Ritornello falso perché le forze e le capacità ci sono. Ma andate a vedere nei piccoli paesi della provincia di Ancona quante cose semplici sono state realizzate. O forse, e qui sta il vero busillis: Falconara possiede il più alto tasso di egoismo, di incultura, di disinteresse per il sociale. Basta osservare il contegno dei giovani. “Brutti, sporchi e cattivi”, titolava un film di alcuni anni fa. E per loro, dico i giovani (non tutti, ben s’intende) di Falconara, aggiungerei anche cretini per il comportamento incivile tenuto per le vie della città, sugli autobus, e della loro incapacità di rapportarsi con gli altri e persino di mettere insieme due parole. E che dire dei falconaresi adulti… spaventati dagli zingari, dagli extracomunitari, dai mendicanti, dai ladri. Tirchi fino all’inverosimile. Disinteressati di ogni cosa che non rappresenti esclusivamente il proprio tornaconto.

Con un campionario del genere cosa importano i progetti di un recentissimo passato che prevedevano un impulso alla città tale da farla proiettare a competere con altre consorelle più importanti dell’intero Adriatico. Non si è creduto ad un modo di essere diverso, più partecipativo, più grande. Falconara è ricaduta nell’abulia: non aveva nulla, non avrà nulla. Si pensa al rimessaggio per tre catorci di barche: ma anche questo ad esclusivo vantaggio dei soli falconaresi; il pensato teatro non serviva, non c’è che l’imbarazzo della scelta, Ancona, Montemarciano e limitrofi; e di centri culturali il falconarese non sa che farsene. La scuola di musica, poi? Inutile, sono tutti vecchi in città, quindi soldi sprecati. Ma si attende, però, la costruzione del campo di rugby. Quello sì tanto importante!

E l’API, intanto, continuerà a sopperire alle necessità: elargirà computer alle scuole e tutti, ma proprio tutti, a scappellarsi in ringraziamenti. Fa niente se assieme ai computer ti spedisce in atmosfera tonnellate di polveri sottili, di fumi, di miasmi insopportabili. L’API è intoccabile, rappresenta il futuro per Falconara, per queste e per le nuove generazioni.

Avevo veramente deciso di andarmene da Falconara; e invece, no: mentre scrivevo queste note mi dicevo che lottare è necessario che non si può, non ci si deve arrendere di fronte all’ineluttabile perché nulla è ineluttabile. Mi dispiace per il mio interlocutore di quella sera. Ma non mi stancherò di affermare che si può vivere bene, e meglio, senza l’API, e continuerò a dirlo a lui e a tutti coloro che la pensano così. E siccome di queste cose non sono il solo a predicare, rimando alla lettura (ma vorranno spendere due soldi per sapere, tirchi come si ritrovano, cosa vuol dire inquinamento) di un libro appena uscito a firma del magistrato Felice Casson, “La fabbrica dei veleni”. Lo leggano e ne riparleremo.

Athos Geminiani

Il Pagùro intervista l’architetto Carlo Brunelli

Pubblicato il 7 Luglio 2007 Nessun Commento »

Architetto Brunelli partiamo dalla fine.
Ci dice con due cifre perché il progetto quadrilatero è un cattivo affare per il territorio e le casse del comune di Falconara?

Perché, a differenza delle altre aree leader del Piano di Area Vasta presentato da Quadrilatero quelle aree del Comune di Falconara avevano già una edificabilità garantita dal PRG 2003. Il comune poteva guidare l’intervento privato o sostituirsi come soggetto attuatore, magari con una Società di Trasformazione Urbana. Ad ogni modo il Comune aveva praticamente in tasca un valore di oneri urbanistici ed ICI (proiettata sui trenta anni) di circa 12 milioni di euro. Con l’operazione Quadrilatero la Regione, quale socio autorevole, è venuta a chiedere a Falconara di cofinanziare le opere stradali dell’appennino attraverso il meccanismo della “cattura di valore”.
La soc. Quadrilatero esproprierà i terreni, e li assegnerà, tramite gara, a un qualche grosso gruppo di imprenditori che progetteranno e realizzeranno le opere.
Il comune di Falconara perde la potestà e il controllo del territorio e 70.000 mq di edifici saranno realizzati secondo le esigenze dei privati in un’area delicatissima per la vicinanza dell’abitato di Castelferretti.
Dei 12 milioni di euro al comune resteranno 1.190.000 €, più l’anticipo degli oneri della urbanizzazione primaria (1,7 milioni) che dovranno essere spesi, con gli interessi, per fare le opere entro breve termine.
In un colpo solo il Comune ha “bruciato” più di 9 milioni di euro.

Accettando come priorità assoluta la necessità di scongiurare il disseto finanziario, quale alternative ci sarebbero al progetto quadrilatero?

Ci sono state varie proposte. Quella più semplice e inequivocabile era quella che si poggiava su una serie ragionata di alienazioni.
In particolare, anche sulla base di ragionamenti sulla qualità e collocazione dei servizi scolastici condivisi con rappresentanti dei genitori, si proponeva di mantenere le Peter Pan e la palestra (ricollocata nella parte bassa dell’area) in modo da non compromettere l’integrità del plesso scolastico del centro città e di spostare le Rodari di circa 50 m. nell’area verde sottostante le Ferraris, in modo da formare un nuovo complesso scolastico.  La valorizzazione delle aree pubbliche poteva riguardare l’ex Fanesi,  l’area del centro Qui di via Repubblica, l’area delle attuali Rodari a Palombina, una porzione dell’area soprastante parco Kennedy (dove nell’ipotesi del Sindaco sarebbero andate le nuove Peter pan) e l’area del campo di bocce a fianco dell’hotel Touring, spostando il campo nella parte più elevata dell’area verde. Una soluzione certo dolorosa  ma più ragionevole del dilapidare 9 milioni di euro. In totale le entrate stimate dalle alienazioni sarebbero ammontate a 6.484.375 €, con un surplus di circa 1,5 milioni di euro.

In questo modo ci sarebbero stati spiragli anche per precari e premio di produttività dei dipendenti pubblici?

Ci sarebbero stati 1,5 milioni di euro in più da poter spendere.

Per esempio, se fosse stato attuato quanto previsto dal PRG, senza varianti urbanistiche, che cosa avremmo avuto territorialmente ed in cassa?

Minore volumetria (circa 50.000 mq contro i 70.000 previsti da Quadrilatero); un grande parco urbano come filtro tra il nuovo centro affari-servizi e l’abitato di Castelferretti; maggiori possibilità di integrazione del nuovo complesso alla città, coinvolgendo i commercianti e inserendo la possibilità di valorizzare edifici storici come il castello e la villa Montedomini; le stesse opportunità funzionali perché, è bene precisarlo, le funzioni espositive, fieristiche e di outlet-showroom sono già presenti tra gli usi previsti dal PRG vigente e rispondono a requisiti posti dal Piano di Inquadramento Territoriale su quest’area, il cui ruolo strategico era stato riconosciuto già dieci anni fa.

Senta, Le facciamo una domanda schietta e se vuole può non rispondere! Ma il geometra Furio Durpetti, quello del megaporto a Falconara, dell’appoggio al progetto quadrilatero, della progettata lottizzazione delle Poiole… cioè l’uomo di una urbanistica aggressiva del territorio… che cosa ci fa come doppione della dirigente Arch. Marincioni?

Innanzi tutto va precisato che l’Arch. Marincioni ha dato di recente le dimissioni e purtroppo oggi il settore non ha più un dirigente. Quanto a Furio Durpetti devo dire solo che si tratta di un tecnico di provata esperienza. Come ogni tecnico preparato ha una sua visone dell’urbanistica che può anche non coincidere con la mia. Non è questo assolutamente un  problema.  Un problema è invece la continuità di un orizzonte politico che accomuna ormai dichiaratamente Carletti e Recanatini.

Qualcuno in Giunta ci ha accusato di dire il falso quando sostenemmo che la ex Officina squadra rialzo delle ferrovie poteva essere sottratta all’API dal Comune utilizzando denaro della Regione per il Contratto di Quartiere Villanova-Falconara Nord.
Può spiegare ai nostri lettori come stavano le cose anche con qualche cifra?

Mi spiace ricordare cose spiacevoli. Dico solo che i soldi c’erano, erano assicurati circa 700.000 dai finanziamenti regionali del contratto di quartiere più un finanziamento di 100.000 euro messo a disposizione da un assessore regionale. Ci furono diversi incontri in Regione a tale proposito e mi recai personalmente a Roma alla sede di Real Estate delle ferrovie (lo stesso giorno dell’avvio della procedura di VIA sulle centrali API) su mandato della giunta comunale per trattare la questione. Le condizioni c’erano tutte. L’avevamo in pugno, ma all’ultimo momento…

Il rapporto con gli enti superiori.
A noi sembra palese che sia con la questione Quadrilatero sia con le centrali elettriche API il Comune di Falconara non sia minimamente ascoltato dalla Regione Marche.
Quanto dipende dalla mancanza di volontà politica del Comune di sostenere fino in fondo le sue scelte nei confronti della Regione e quanto dalla distanza delle Regione dalle ragioni del territorio e delle popolazioni.

Ritengo che la Giunta regionale sia sincera quando afferma che Falconara ha un interesse strategico per le Marche. Il problema è che questo interesse risponde probabilmente all’interesse dell’imprenditoria regionale, specie quella che pesa di più, e delle organizzazioni politiche ad essa collegata ma non risponde affatto all’interesse di Falconara. Le grandi imprenditorie della Provincia di Ancona stanno a Fabriano, a Jesi, a Senigallia, nell’area Osimo-Loreto, non a Falconara. Noi non abbiamo grandi imprese eccetto l’Api che peraltro non ha alcun interesse a che l’economia falconarese decolli. Già in questa situazione consideriamo ormai diffusamente l’Api un detrattore allo sviluppo economico della nostra area, figuriamoci se avessimo alternative concrete da percorrere.

Non ha l’impressione che dietro il “ruolo strategico” di Falconara e del suo territorio ci sia in realtà la considerazione di essa come merce di scambio per presunti benefici (energetici e infrastrutturali) che vanno poi a ricadere altrove? Per intenderci, è come se qui a Falconara ormai si sia deciso di concentrare il peggio della produzione e del saccheggio territoriale perché un pò di peggio già c’è… Ci sembra che ultimamente sia stata espressa una considerazione simile da un esponente maceratese del centro destra in Consiglio regionale sulla discussione relativamente alle progettate megacentrali elettriche di Tolentino e Falconara. Nel suo intervento il consigliere dei centro destra  avrebbe sostenuto una sorta di “vocazione” di Falconara a quel tipo di produzione a differenza di Tolentino!

E’ sempre così. Quando si accetta un oltraggio si assevera chiunque a fare altrettanto. Si perde la dignità, il rispetto. Per questo alla proposta della Quadrilatero bisognava dire di no e rivendicare l’aiuto della Regione magari manifestando davanti alla presidenza, per una questione di dignità. Ora c’è da aspettarsi che ci calpesteranno ancora e le occasioni non mancano. E dobbiamo incolpare soltanto noi stessi e il nostro silenzio per questa situazione.

Il tradimento più evidente della maggioranza che governa Falconara è stato l’immediato affossamento della tanto sbandierata partecipazione. Nel momento cruciale di capire e scegliere sulla Quadrilatero tutto è avvenuto all’interno del Castello.
Idem per la questione delle centrali API: questa Giunta - a parte le adesioni personali - non ha mai ha fatto un passo insieme ai cittadini ed alle associazioni ed ora, arroccata nelle stanze del Castello, ci sembra che stia pericolosamente cambiando opinione e stia incrinando l’unità delle Amministrazioni che hanno dichiarato la loro contrarietà alle centrali dell’API.

Ritengo che la principale lacuna di questa amministrazione sia la mancanza di autonomia critica. Si risponde unicamente alla direttiva delle segreterie di partito. Se la segreteria, per motivi suoi, dice: “è meglio prendere questa posizione” i referenti di Falconara eseguono. Il caso dell’atteggiamento di Rifondazione sulla Quadrilatero è un caso esemplare, ma ne potrei fare a dozzine. Finchè Falconara sarà sottoposta alle logiche delle segreterie di partito la partecipazione sarà, per bene che vada, un’operazione di facciata. La partecipazione implica l’approfondimento critico delle questioni. Questo le segreterie di partito non lo vorranno mai. Per quanto riguarda l’Api penso che purtroppo le segreterie di partito abbiano già deciso a Roma prima ancora che in Ancona.

Due altre cose che ci stanno a cuore: il Contratto di quartiere Villanova-Falconara Nord è definitivamente perso o nell’incontro con la Regione è stato proposto un accordo di programma per non perderlo come richiesto e sottoscritto nella recente assemblea di quartiere dai cittadini disertata dalla Giunta (tranne, a titolo personale, Lei e l’Assessore Impiglia)?

Nella riunione con la giunta regionale erano state programmate molte cose. Tra queste un sopralluogo nel territorio e la discussone di una serie di questioni sottoposte ai rispettivi assessorati competenti. Nulla di quanto programmanto è stato fatto. Così non si è discusso della questione dei quartieri di Villanova e Fiumesino che io avevo sottoposto agli assessorati competenti sia per le problematiche ambientali che per quelle urbanistiche. Realisticamente devo dire che il contratto di quartiere è ormai cosa passata

E i soldi provenienti dal Ministero dell’Ambiente per il risanamento dell’Area ad Alto Rischio di crisi Ambientale saranno utilizzati anche per Falconara ed i disgraziati quartieri di Villanova e Fiumesino oppure siamo quelli solo da “mungere” (in termini di perdita della salute, degrado ambientale e di perdita del valore degli immobili)?

Gli assessori Amagliani e Pistelli hanno ricevuto la mia scheda dove definivo inconcepibile la totale assenza di finanziamenti per interventi nei quartieri più esposti al rischio ambientale all’interno del piano di risanamento dell’Aerca. Anche su questo, come su molte altre cose, attendevo una risposta. Ora non più.

Fatti…ecco cosa racconteremo

Pubblicato il 7 Marzo 2007 Nessun Commento »

Fatti, ecco cosa racconteremo” dichiarò l’Amministratore Delegato dell’API Brunetti alla vigilia di APIncontra a Novembre 2006.

Qualcuno penserà che ritornare su APIncontra e parlare, oggi, di un evento accaduto nel 2005 presso la raffineria API sia anacronistico, però crediamo che raccontare un fatto di cui non si è mai avuta notizia fornisca di per se una valida motivazione a giustificazione del salto nel passato.
Infatti riteniamo che avere (e mantenere) una memoria sulle azioni che qualificano un soggetto - che sia pubblico o sia privato - il quale condiziona in modo considerevole il futuro ambientale, sanitario ed energetico di una Regione e della popolazione che abita in una Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale non sia uno sterile esercizio soprattutto quando è necessario sapere con chi si ha a che fare!

Il fatto

Il 21 settembre 2005 presso la raffineria API - ad una distanza di circa 10 metri dal mare - si è verificata la rottura dell’oleodotto di carico/scarico delle petroliere all’isola artificiale.
Ad accorgersi dell’incidente sono stati gli uomini dell’ARPAM, del Comune di Falconara e del NOE in seguito ad una sopralluogo congiunto eseguito il 27 Settembre 2005 (6 giorni dopo) nel corso del quale accertarono la presenza di prodotto idrocarburico in uno scavo sul lato mare!

L’API non aveva comunicato l’evento alle Amministrazioni competenti!

Soltanto il 17 Ottobre 2005 - in seguito alla segnalazione dell’ARPAM anche al Ministero dell’Ambiente - la raffineria API notificò quanto accaduto e le procedure messe in atto.

L’API, omettendo la immediata notifica dell’evento alle Amministrazioni competenti (Comune, Provincia e Regione) ha violato l’art. 7 del D.M. 471/99 (vedi box qui sotto).

Decreto Ministero Ambiente n° 471/1999

Art. 7: Notifica di pericolo di inquinamento e interventi di messa in sicurezza d’emergenza

1) “Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei valori di concentrazione limite accettabili di cui all’art. 3, comma 1, o un pericolo concreto ed attuale di superamento degli stessi, è tenuto a darne comunicazione al Comune, alla Provincia e alla Regione nonché agli organi di controllo ambientale e sanitario, entro le 48 ore successive all’evento, precisando:

a)    il soggetto responsabile dell’inquinamento o del pericolo di inquinamento e il proprietario del sito;

b)    l’ubicazione e le dimensioni dell’area contaminata o a rischio di inquinamento;

c)    i fattori che hanno determinato l’inquinamento o il pericolo di inquinamento;

d)    le tipologie e le quantità di contaminanti immessi o che rischiano di essere immessi nell’ambiente;

e)    le componenti ambientali interessate, quali, ad esempio, suolo, corpi idrici, flora, fauna;

f)      la stima dell’entità della popolazione a rischio o, se ciò non è possibile le caratteristiche urbanistiche e territoriali dell’area circostante a quella potenzialmente interessata dall’inquinamento;

2) Entro le 48 ore successive al termine di cui al comma 1), il responsabile della situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento deve comunicare al Comune, alla Provincia e alla Regione territorialmente competenti gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza adottati e in fase di esecuzione. La comunicazione deve essere accompagnata da idonea documentazione tecnica dalla quale devono risultare le caratteristiche dei suddetti interventi.

3) omissis …

Non ci risulta che i vertici dell’API abbiano raccontato quanto sopra ai dirigenti scolastici ed agli insegnanti delle scuole falconaresi che hanno partecipato ad APINCONTRA!

Peccato perché certamente l’dea che i giovani cittadini si stanno formando rispetto alla raffineria API risulta parziale o monca di particolari non irrilevanti e gli stessi insegnanti non possiedono elementi che - come evidenzia l’anacronismo di questa nota - è difficilissimo scovare e divulgare.

Pol(l)o commerciale…Falconaresi e un futuro da polli!?

Pubblicato il 25 Febbraio 2007 1Commento »

Su un quotidiano locale del 24/2 abbiamo appreso che “la realizzazione del centro per la grande distribuzione alla Gabella (ndr: territorio del Comune di Falconara M.ma) rientra nell’ambito di un’operazione immobiliare mirata a risarcire i proprietari dell’ex sito industriale della Montedison per le spese che dovranno sostenere (si parla di 10 milioni di euro) nella bonifica del sottosuolo: in pratica, per eliminare gli inquinanti presenti nel perimetro della vecchia industria chimica, i proprietari dell’area hanno la possibilità di demolire i capannoni e recuperare parte delle volumetrie nel nuovo polo commerciale della Gabella (…)“. Commenta il Sindaco Recatini nello stesso articolo: “In questo momento, per Falconara è interesse prioritario la bonifica della ex Montedison, prettamente collegata alla realizzazione di un centro commerciale alla Gabella, dove tra l’altro è prevista l’apertura del nuovo casello autostradale che fornirà un’adeguata infrastruttura viaria“.

Praticamente il Sindaco Recanatini ha esplicitato con altre parole quanto scritto recentemente nella “predisposizione dell’atto di indirizzo per la redazione di una variante al PRG” la cui logica urbanistica abbiamo già criticato nello scorso intervento della Bocca della Verità.

Ciò che ci colpisce e stona in quella che il quotidiano ha definito operazione immobiliare è la logica indicata come “risarcitoria” per la costosa bonifica del sito della ex Montedison!

Andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente il tutto.

La legge sulla bonifica dei siti inquinati (DM 471/99, art. 17 Dlgs 22/97) stabilisce che chiunque (sia esso privato cittadino o impresa) si renda responsabile, anche accidentalmente, dell’inquinamento di un sito (cioè di un luogo o porzione di territorio) sarà seriamente minacciato da sanzioni penali, se non provvederà a proprie spese alla bonifica del sito inquinato. Qualora non sia immediatamente individuabile il responsabile l’art-9 contempla il caso che sia il proprietario dell’area a procedere, anche al fine di evitare la procedura d’ufficio degli organi competenti (Comune o Ministero dell’ambiente nel caso di siti di interesse nazionale).

Falconara è piena di siti inquinati.

Gli stessi Comitati hanno contribuito con le proprie denunce e segnalazioni alla scoperta dell’inquinamento da idrocarburi del sito di via Monti e Tognetti e del sottosuolo della raffineria API.

In tutti i casi le procedure sono state avviate dai privati proprietari delle aree, a loro spese, anche quando, come nel caso di RFI lungo via Monti e Tognetti, la natura dell’inquinamento sembra palesare la non responsabilità della ditta proprietaria.

L’API, per esempio, sta bonificando a sue spese il sottosuolo inzuppato di idrocarburi; per esempio abbiamo avuto notizia che la ditta che intende costruire sul sito della ex Casali (sotto il cimitero di Falconara) sta facendo altrettanto.

Durante l’Amministrazione Carletti l’area della ex Montedison, dove era ipotizzabile una situazione di inquinamento del sottosuolo proprio per le lavorazioni ivi realizzate, venne acquistata da una Società facente capo all’Azienda Del Poggio, proprietaria di vasti appezzamenti di terreno nella zona Pojole di Falconara dove insistono allevamenti di polli.

In effetti si scoprì che il sito era ed è inquinato tanto da venir inserito tra i siti di interesse nazionale, per la cui bonifica il Ministero mette a disposizione dei fondi speciali. Stessa situazione dell’API.

Il Dott. Nedo Biancani, geologo che, per un periodo, seguì ufficialmente il sito e con il quale interloquimmo tempo fa, ci disse che a suo parere la caratterizzazione e la successiva bonifica dell’area ex Montedison avrebbe avuto costi assai rilevanti.

Nell’articolo sopraccitato si parla di 10 milioni di Euro!

A Marzo 2000, in fase di elaborazione finale del PRG di Falconara, presentammo le nostre osservazioni e, come noi e tanti altri cittadini, anche l’Azienda Del Poggio presentò le sue e chiese di rendere edificabile il vasto terreno aziendale al di là della strada SS16, nella zona Pojole/Gabella del Comune di Falconara, a ridosso dell’abitato di Marina di Montemarciano.

L’osservazione fu accolta dall’ufficio urbanistica del Comune di Falconara e approvata dal Consiglio comunale che adottò il PRG di Falconara. Lo stesso fece la Provincia di Ancona.

Successivamente, nel 2004, nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) l’Amministrazione Carletti inserì la realizzazione di un centro commerciale in località Gabella su un terreno di proprietà della Azienda Del Poggio.

Poi, sempre nel 2004, quando ogni Comune gravato dalla realizzazione della terza corsia della A14 contrattò con la Società Autostrade le opere di “compensazione” spettanti, l’Amministrazione Carletti optò per la realizzazione di un nuovo casello autostradale in località Gabella adiacente al centro commerciale di cui sopra (a tre chilometri da quello di Ancona nord che pure ne avrebbe di problemi da risolvere, dalla carenza di parcheggi, al deflusso dei camion!).

Oggi il Sindaco Recanatini ci dice chiaramente che “la bonifica della ex Montedison è prettamente collegata alla realizzazione di un centro commerciale alla Gabella e, conclude la giornalista, rientra nell’ambito di un’operazione immobiliare mirata a risarcire i proprietari dell’ex sito industriale della Montedison per le spese che dovranno sostenere (si parla di 10 milioni di euro) nella bonifica del sottosuolo.

A noi sembra che, urbanisticamente, ci sia stato un grave errore di valutazione da parte della precedente Giunta Carletti, errore che oggi non dovrebbe sfuggire al Sindaco Recanatini ed alla sua Giunta e che dovrebbe essere sanato in nome dell’interesse generale della comunità falconarese!

Invece sembra proprio che la nuova Amministrazione Recanatini sia in sintonia con la precedente di Carletti.

Da cittadini ci sembra di capire che l’interesse legittimo dell’Azienda del Poggio sia stato ed è quello di rendere edificabili i suoi terreni nella zona Pojole/Gabella cosa che garantirebbe un ottimo profitto dalla vendita di quei terreni ai privati che intenderanno costruire.

In giro si sente parlare di circa 60-70.000 metri cubi di edilizia residenziale e di 120-130.000 mq di edilizia commerciale (si pensi alla proporzione con l’Auchan che sono circa 20.000 mq) che potrebbero far incassare intorno ai 10-11.000 milioni di Euro all’Azienda del Poggio!

Un bel “risarcimento” per un proprietario che la legge obbliga a bonificare e per il quale la stessa legge non prevede alcun “risarcimento“… Vogliamo dire, dobbiamo aspettarci altri “risarcimenti” per l’API, RFI, ecc., oppure sarà un risarcimento una tantum?

Da cittadini attenti ed allarmati dal consumo del territorio e per nulla convinti che tutto ciò possa definirsi una riqualificazione del territorio, ci chiediamo quale sia il beneficio per l’interesse generale della comunità falconarese che dal PRG deve essere tutelata proprio per ciò che riguarda il territorio quale bene irriproducibile.

Ci sembra che la prospettiva per l’interesse generale della comunità sia quella di una invasiva, insostenibile “crosta di cemento” nella zona Pojole/Gabella e, sul lato mare, il sito della ex Montedison bonificato (fino a quale profondità? Con quale efficacia?) da destinare ad un fumoso e confuso polo del tempo libero la cui costruzione e gestione dovrà avvenire a spese del Comune di Falconara.

Ed infine, sempre dal punto di vista dell’interesse generale per la comunità falconarese, come interpretare la possibilità concessa all’Azienda del Poggio di utilizzare la cubatura disponibile nella ex Montedison per la edificabilità nella zona Pojole/Gabella (con conseguente innalzamento del valore del terreno posseduto)? Come interpretare le affermazioni del Sindaco Recanatini nel contesto dell’articolo sopraccitato nel quale la giornalista scrive che l’edificabilità delle aree sarebbe una sorta di “risarcimento” per gli alti costi della bonifica della ex Montedison se questo particolare “risarcimento” non è previsto dalla legge ed è un criterio non utilizzato ne con l’API, ne con l’area ex Casali, ne con altri?

Certamente la dichiarazione del Sindaco Recanatini affiancate alle deduzioni della giornalista e l’atto di indirizzo predisposto dallo stesso Sindaco per la redazione di una variante al PRG determinano sconcerto ed allarme per il futuro del territorio falconarese e ci fa pensare ad un FUTURO DA POLLI per gli interessi della comunità falconarese!

L’atto di indirizzo della variante al PRG del Sindaco Recanatini è un ritorno al passato!

Pubblicato il 23 Febbraio 2007 Nessun Commento »

Leggendo la nota del Sindaco Recanatini “predisposizione atto di indirizzo per la redazione di una variante al PRG” abbiamo avuto la sensazione di un salto nel passato della storia urbanistica di Falconara quando la stessa cultura di uno sviluppo qualsiasi, senza aggettivi, guidata dal solo obbiettivo della creazione di occupazione senza domandarsi che cosa produrre (e le sue conseguenze) ci portò dritti dritti tra il fuoco e i miasmi dell’industria petrolifera e soffocò il ben più ricco, pulito ed avviato sviluppo turistico di Falconara.

Nella sua nota il Sindaco dice che si deve “calare la pianificazione urbanistica nel contingente momento storico”. Niente di più sbagliato in quanto riteniamo che assolutizzare il presente neghi la necessaria prospettiva di un Piano Regolatore Generale, di un governo ed una pianificazione territoriale la quale ha una dignità politica se guarda al futuro con la saggezza di dover trasmettere alle generazioni future una qualità territoriale, ambientale e, dunque, urbanistica (una qualità della vita!) non inferiore a quella che abbiamo a nostra volta ereditato!

E’ il semplice concetto dello sviluppo sostenibile che Sindaco e Giunta falconarese sembrano aver dimenticato!

Il contingente momento storico formulato dal Sindaco Recanatini non ha un briciolo di saggezza (forse neanche contabile) e ci illumina (se ce ne fosse stato ancora bisogno) sulla logica che ha portato il Sindaco a non muovere dito per la acquisizione al patrimonio pubblico della ex Officina ferroviaria squadra rialzo di Falconara nonostante il denaro necessario provenisse dalla Regione Marche!

Inoltre, quando il Sindaco lega la necessità di “frenare il calo demografico” con lo sviluppo urbanistico inteso come creazione di nuove aree residenziali significa che non ha capito (o letto) che “(…) in parte è diffusa nell’immaginario collettivo e nelle conseguenti scelte insediative dei cittadini di Falconara e delle aree limitrofe la percezione di Falconara Marittima come “comune da industria pesante” e come un “comune di transito” verso il quale è preferibile non trasferirsi e dal quale è preferibile, entro certi limiti, andarsene”. E’ questo ciò che a Maggio 2003 relazionarono la SVIM Marche e l’Università Politecnica delle Marche sugli aspetti economico e sociali dell’Area ad Alto Rischio!

Il 3 Marzo del 1990 Antonio Cederna (urbanista, giornalista, ex deputato del PCI) scriveva sulla rivista “Arancia Blù“: “Non più la crescita va perseguita, ma la riqualificazione urbana e territoriale, per rendere vivibile la città ed esaltare le risorse paesistiche e naturali (…) Dobbiamo convincerci che la rigorosa tutela della natura è garanzia di progresso sociale ed economico; che i vincoli sono un essenziale servizio pubblico; che la salvaguardia dei valori paesistici e culturali e l’uso parsimonioso di quella risorsa scarsa ed irriproducibile che è il territorio sono una priorità assoluta, alla quale va subordinata qualsiasi ipotesi di sviluppo e di trasformazione. Dobbiamo abituarci a ragionare in termini di ettari strappati alla cementificazione, di metri cubi e di chilometri di asfalto eliminati”.

Si può dire, dunque, che le linee predisposte dal Sindaco Recanatini che prevedono di divorare territorio con il porto turistico, con l’operazione della Società Quadrilatero a ridosso di Castelferretti, con l’edificazione tra il Tesoro e Falconara Alta, con il parco commerciale adiacente al nuovo casello di Gabella della A14 sia culturalmente, urbanisticamente e politicamente datate a prima del 3 Marzo 1990!

Talvolta, e lo percepiamo più con disgusto che con sorpresa, a Falconara sembra di vivere in un mondo a parte; non è forse il programma del governo Prodi - stesso colore politico della giunta falconarese - che afferma: “In particolare proponiamo di varare una nuova legge quadro per il governo del territorio che operi secondo i seguenti criteri: evitare il consumo di nuovo territorio senza aver prima verificato tutte le possibilità di recupero, di riutilizzazione e di sostituzione (…) Nuovi impegni di suolo ai fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative al riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”.

Se l’uomo che abbiamo contribuito a far eleggere a Sindaco di Falconara è urbanisticamente e politicamente fermo quantomeno a 17 anni fa e ha dimenticato quel passo del programma dell’Unione al governo le alternative sono due: o fa quello che sa fare e lascia l’Urbanistica all’apposito assessorato ricco di competenze oppure se ne va!