“Avevamo ragione ad indagare…” (2parte) Studio Epidemiologico
«I risultati adesso ci dicono che la Regione, noi e i cittadini avevamo tutti ragione, nel senso che dovevamo andare a studiare questa cosa e, naturalmente adesso dobbiamo capire una serie di problemi. Per vedere questo rischio abbiamo studiato la popolazione per molti anni, 20 anni di storia e nel dettaglio 15 anni, per cui stiamo guardando gli effetti di un lungo percorso di esposizione.
Attualmente dobbiamo sapere se questo rischio ha interessato in modo eguale le popolazioni intorno oppure a causa dei venti qualche zona ha avuto maggiore o minore rischio? Dobbiamo dirci quant’é esattamente questo rischio.
Ed allora, abbiamo bisogno dei dati delle anagrafi comunali…abbiamo bisogno della collaborazione dei Comuni e della collaborazione dei cittadini perché spingano i loro Comuni a fare in modo che le informazioni ci arrivino affinché possiamo avere un quadro più avanzato di quanto abbiamo adesso. Questo ci permetterà di definire l’entità del rischio ed alla fine di sapere se il rischio è presente ancora oggi. Per cui possiamo andare ad indagare la situazione degli ultimi anni per sapere se stiamo parlando di eventi che sono maturati nel passato e sono andati diluendosi oppure ancora presenti. In ogni caso di fronte alla natura di questi dati noi diciamo che il primo passo è di fare in modo che la gente sia più tranquilla per cui si apra un confronto, un dialogo con l’azienda, si vada ad intervenire e si riduca l’esposizione.
Il punto è che noi dobbiamo essere sicuri nel tempo che la qualità dell’aria migliori per cui la gente intorno raggiunga un livello di sicurezza che in questo momento sembra stato messo in crisi.
Poi ci sono i problemi legati al controllo sanitario: un registro tumori ci permette di avere un controllo sanitario nel tempo e garantire che studi analoghi a questo - perché nel tempo questa Regione dovrà ancora farli - possano verificare se poi le cose si sono modificate.
Perché studiare i problemi ha senso se poi, alla fine, la vita delle persone migliora. Lo Studio in se è un investimento importante, la conoscenza è importante, la conoscenza per cambiare, per migliorare e per stare meglio.
Questo è uno sforzo che la comunità locale può fare ed io vi dico che questa comunità locale ha rappresentato per me una esperienza straordinaria perché è un periodo questo in cui è molto difficile trovare uno sforzo collettivo come è stato espresso quì. E quindi, a questo punto, fatto questo sforzo facciamo quell’altro sforzo ancora, facciamo quell’investimento per le strutture permanenti di controllo che diano la garanzia ai cittadini in modo tale che possano vivere con più tranquillità in futuro…Il centro del nuovo Studio saranno i dati in possesso delle Amministrazioni comunali.
Naturalmente perché le Amministrazioni comunali diano l’accesso a noi ci vuole attenzione al problema da parte delle Amministrazioni e, naturalmente, che i cittadini siano interessati a far si che questa cosa avvenga. Come voi sapete tutti processi si svolgono in modo celere se c’è un interesse collettivo ad andare in quella direzione.
La nostra percezione è che qui è accaduto qualcosa di importante, in particolare per la frazione di popolazione che è stata lì per tanto tempo. E questa cosa è inaccettabile, questa cosa va cambiata. Per questa cosa ci vuole uno sforzo collettivo affinché non avvenga più in futuro.
E’ inaccettabile che una persona che deve stare per tanti anni in una certa abitazione aumenti il rischio.
A me preme anche dare un messaggio di ottimismo nel senso che ci sono stati dei fattori di rischio, hanno determinato dei problemi ma sono convinto che si possono risolvere.
Ci vuole intelligenza collettiva, bisogna lavorare, bisogna investire, i rischi si possono ridurre… ma non solo: per le persone che sono state esposte l’esperienza delle nostra conoscenze ci dimostra che riducendo progressivamente l’esposizione si riduce anche il rischio di malattia.
Cioè non siamo di fronte ad una lesione permanente, che permane nelle persone; si può ritornare ai livelli di rischio precedentemente alla esposizione una volta che l’esposizione viene ridotta.
E questo è un elemento importante che riguarda la gran parte dei fattori di rischio, persino il fumo di sigaretta. Se una persona riduce l’abitudine al fumo riesce nel tempo a ritornare a condizioni di rischio precedentemente la malattia. E questo vale per tutti i fattori di rischio.»
Per cui ora è importante concentrare l’attenzione collettiva e delle Amministrazioni Pubbliche sul problema che abbiamo evidenziato: ridurre i rischi della popolazione.
“Avevamo ragione ad indagare…” dott.Micheli a etv (1parte)
I risultati, seppur parziali, dello studio epidemiologico ci dicono che cittadini, epidemiologi e regione avevano ragione ad indagare!
Riportiamo l’intervento del dott.Micheli (Istituto Nazionale Tumori di Milano) nel corso della trasmissione Punti di Vista, andata in onda su èTV, Venerdì 30 gennaio 2009.
«Abbiamo studiato i rischi relativi alla comparsa di tumori del sistema emolinfopoietico - leucemie e linfomi - in relazione ai tempi di permanenza delle persone in prossimità della raffineria API (ndr: raffineria di petrolio) E’ stato uno studio analitico, cioè è stata studiata persona per persona la storia della vita e si è andato a vedere se nella storia della vita coloro i quali avevano vissuto più tempo, nella loro storia, vicino alla fabbrica avessero maggiore rischio di quelli lontani.
Il risultato è che abbiamo osservato una tendenza molto evidente rispetto al fatto che la componente femminile di questo studio è più a rischio in funzione del tempo della vicinanza alla fabbrica.
Nel Rapporto che abbiamo consegnato oggi (ndr: 30 Gennaio 2009) si è ulteriormente approfondita la tendenza di maggior rischio di mortalità sulla componente femminile, consentendo di individuare dati statisticamente significativi per il sottogruppo di popolazione che per più tempo - ad esempio 10 anni - è stato costretto dalle condizioni di vita e lavorative a stare in casa (casalinghe, disoccupati in genere, pensionati). Si è visto che più si risiede in modo stanziale nelle vicinanze della raffineria e più si è esposti al rischio di mortalità per leucemie; per questo sottogruppo di popolazione quindi, non si parla più solo di un rischio certo da quantificare bensì di un dato anche statisticamente significativo.
Nel senso che quando si va ad analizzare sottogruppi della popolazione si osservano come i rischi che noi avevamo indicato come qualitativamente presenti anche nel primo rapporto fossero reali.
L’indagine, ricostruendo la storia del passato, doveva seguire il metodo di intervistare le famiglie delle persone interessate. Purtroppo è successo che circa il 50% delle persone interpellate per partecipare a questo studio hanno rifiutato l’intervista. Questo ha reso difficile l’interpretazione finale dei risultati ed è per questo che abbiamo presentato un elemento di cautela rispetto all’espressione quantitativa del rischio.
Non al fatto che il rischio non ci sia poiché i dati sono confortevoli nel senso, purtroppo, di dare una costanza di elementi di rischio per coloro i quali hanno vissuto lì. Per dire esattamente la quantità del rischio ci manca l’informazione.
Noi abbiamo dato delle indicazioni. Ora dobbiamo procedere con l’indagine per concludere e dare anche una visione quantitativa certa dei dati che abbiamo proposto.
Abbiamo proposto alla regione Marche di avviare da subito programmi per tre obbiettivi:
- riduzione dell’entità dell’esposizione;
- garantire la sorveglianza ambientale nel tempo;
- garantire la sorveglianza sanitaria nel tempo.
Dunque questi dati supportano l’indicazione per la quale gli organismi pubblici locali e regionali facciano uno sforzo per comprendere che lì è successo qualcosa e che quel qualcosa va sanato.
Noi siamo partiti da una ipotesi basata su informazioni note: dalle raffinerie vengono emessi gas, ed in particolare il benzolo che è un noto cancerogeno.
Purtroppo non esiste un limite basso al di sotto del quale si può assumere che non vi sia rischio. Non c’è una soglia tollerabile teorica.
Quindi la concentrazione nell’aria di questa sostanza può rappresentare un rischio per le popolazioni.
Poi all’inizio, dopo aver avuto il mandato dalla Regione in questa direzione, ho avuto l’idea di andare a sentire i medici della zona poiché alla fine si hanno i numeri ma conta molto la percezione della popolazione locale.
C’era la percezione da parte della popolazione e dei medici locali come se troppo spesso nelle famiglie della zona ci fossero casi di leucemia che, in generale, è una malattia rara. Questo segnale mi aveva fatto ritenere che questa collaborazione con la Regione fosse da perseguire»…
- FINE PRIMA PARTE -
La produzione Termoelettrica
Il rendimento medio delle centrali termoelettriche dell’Enel si attesta intorno al 38 per cento. Lo standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del 55/60 per cento. La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale energetico del combustibile fino al 97 per cento.
Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente, sia per gli effetti devastanti sull’Ambiente, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili:
- potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti
- incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire dagli edifici più energivori: ospedali, centri commerciali, industrie con processi che utilizzano calore tecnologico, centri sportivi
- estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di microcogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW
- incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla microcogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai chilowattora riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote
- applicazione della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano. Continua a leggere…
ICRAM: conseguenze dell’olio combustibile atz versato in mare nel 2007
Pubblichiamo la Relazione dell’ICRAM - Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare - del Dicembre 2007 relativa alle indagini sulle conseguenze del versamento delle tonnellate di Olio combustibile Atz dalla tubatura di API raffineria del 2 Aprile 2007.
Nelle Schede di Sicurezza l’Olio combustibile Atz è classificato come prodotto TOSSICO, PUO’ PROVOCARE IL CANCRO, NOCIVO PER GLI ORGANISMI ACQUATICI.
L’ICRAM ha prelevato un campione di organismi bivalvi - detti comunemente “cozze” - in 5 stazioni distribuite nell’area interessata dallo sversamento di Olio combustibile ad Alto tenore di zolfo del 2 Aprile 2007, al fine di caratterizzare il comparto biotico.
Su di essi sono stati determinati i metalli, i policlorobifenili e gli idrocarburi policiclici aromatici.
Inoltre, per il confronto, è stato prelevato un campione di organismi bivalvi cosiddetto “bianco” presso l’allevamento CO.PE.MO. di Montemarciano.
Risultati:
La determinazione analitica su campioni di bivalvi prelevati nella scogliera a Sud della raffineria e alla radice del pontile API ha rilevato che “le concentrazioni di alcuni singoli congeneri Policlorobifenili (PCB) e singoli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) sono pari al doppio rispetto a quelle determinate nei pool relativi al campione di bianco“.
Inoltre la Relazione dell’ICRAM evidenzia che “le concentrazioni determinate di benzo(a)pirene nei 3 pool relativi al campione prelevato in prossimità della scogliera Sud ed in un pool relativo al campione radice pontile API, risultano vicine o superiori al valore previsto come limite massimo accettabile per tale composto, utilizzato come marcatore della presenza e degli effetti degli idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni nei prodotti alimentari“.
IN ALLEGATO RELAZIONE ICRAM (DOWNLOAD .ZIP)

Altro materiale consultabile sull’argomento:
>> Documentazione SVERSAMENTO 04-Aprile-2007
>> Alcune foto della bonifica delle scogliere (cfr. immagini di seguito riportate)


UILcoyote - pensiero? No grazie…
Meglio le energie alternative della CGIL!

Comunicato stampa 11 Gennaio 2009
Riguardo alle dichiarazioni di alcuni Sindacalisti della raffineria API apparse sui quotidiani, vale la pena distinguere da subito tra affermazioni strumentali e non strumentali!
Il Coordinatore regionale della UIL Chimica, Andrea Fiordelmondo, ci ha illustrato chiaramente quello che si può definire il “UILcoyote - pensiero”, cioè una serie di affermazioni che ci restituiscono l’immagine di un fare sindacato INADEGUATO e costantemente in RITARDO rispetto alle scelte energetiche strategiche da fare e che tutti i paesi avanzati indirizzano verso le fonti energetiche rinnovabili. Per cui se anche il nuovo Presidente degli Stati Uniti individua il rilancio energetico, produttivo ed occupazionale su eolico e fotovoltaico, la pervicacia di Fiordelmondo nel chiedere ancora centrali termoelettriche non può che renderlo simile a Wile E. Coyote… inadeguato, mai sufficientemente attrezzato come Wile E.Coyote nell’inseguimento - sempre infruttuoso - di Beep Beep (Road Runner)!
Fiordelmondo dimostra di far parte di una fetta di sindacalismo… sempre alcuni passi indietro!
In questo caso in ritardo rispetto all’evoluzione della produzione di energia elettrica nei paesi più avanzati ma, viene da dire, il Coordinatore UIL è perfettamente al passo con gli obbiettivi del suo datore di lavoro (la raffineria API)!
Inoltre, una volta che non è sotto ricatto occupazionale… trova il modo per tirarlo strumentalmente in ballo!
Ha ragione Gilberto Zoppi - Filcem CGIL - che si rifiuta di collegare le centrali che i Brachetti Peretti vogliono aggiungere al sito petrolifero di Falconara con la questione occupazionale!
Forse qualcuno ha visto in giro automobili ad idrogeno o elettriche?
Noi riteniamo che ancora per parecchi anni rimarremo (ahinoi!) legati a benzina, gasolio, metano e gpl e, dunque, servirà raffinare… e l’API sta raffinando tutto quello che può!
Piuttosto “occorre più personale per garantire i livelli di sicurezza” di raffineria e centrale termoelettrica IGCC, sostiene il sindacalista Massimo Duranti (RSU della CGIL)… e se lo dice un lavoratore dell’API ci crediamo!
Caspita se ci crediamo… e, a dire il vero, siamo anche un po’ preoccupati vista la “condizione abbastanza degradata” in cui è stata trovata la condotta n° 8 dopo il versamento di olio combustibile ATZ del 2/4/2007 e considerato che “l’attuale sistema di alimentazione elettrica della raffineria non è in grado di garantire la necessaria affidabilità” rispetto al verificarsi di eventuali black out elettrici del GRTN!
Ma il punto che sembra totalmente estraneo al “UILcoyote - pensiero”, e che neanche la RSU CGIL ha colto, è ciò che ha condivisibilmente sostenuto il Segretario regionale della CGIL, Maurizio Di Cosmo: “Le fonti alternative sarebbero in grado di creare occupazione specializzata, innovazione e ricerca“!
Dunque - al contrario del “UILcoyote - pensiero” - proprio in questo momento di crisi economica è necessario ragionare seriamente e concretamente su un modello elettrico basato su sole e vento, su cui anche l’Azienda API già investe ed ha competenze, un modello che parli il linguaggio unificante della sicurezza e della salubrità dei lavoratori e della popolazione e della creazione di nuovi posti di lavoro puliti e non rischiosi!
A tale proposito ci permettiamo di ricordare quello che dicemmo a Gilberto Zoppi e Massimo Duranti nell’incontro del 2003 con la RSU API, prima del rinnovo della concessione:”insieme, lavoratori e cittadini, dobbiamo pretendere che l’API intraprenda decisamente anche in questa Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale la strada della produzione elettrica da fonti rinnovabili… chiediamogli di diventare azienda leader in questo settore innovativo a partire dalle Marche e da Falconara M.ma…“
Noi continuiamo a ritenere che non sia utopia!
Associazione Comitato quartiere Villanova - Falconara M.ma
Associazione Comitato quartiere Fiumesino - Falconara M.ma
Comitato 25 Agosto - Falconara M.ma.
ESTENDERE IL BUS URBANO A VILLANOVA E FIUMESINO: CONSEGNATA LA PETIZIONE
ASSOCIAZIONE COMITATO QUARTIERE VILLANOVA - FALCONARA M.
ASSOCIAZIONE COMITATO QUARTIERE FIUMESINO - FALCONARA M.

COMUNICATO STAMPA 26/12/2008
ESTENSIONE DEL SERVIZIO BUS URBANO AI QUARTIERI:
CONSEGNATA LA PETIZIONE POPOLARE E CHIESTO INCONTRO.
Oltre cento residenti dei quartieri Villanova e Fiumesino hanno sottoscritto la Petizione popolare proposta dai Comitati ed indirizzata al Sindaco di Falconara e al Presidente della Conerobus per “ l’estensione del Servizio di trasporto pubblico Urbano delle Circolari destra e sinistra ai quartieri di Fiumesino e Villanova di Falconara“.
La Petizione Popolare è stata consegnata sia al Comune di Falconara che alla Società Conerobus ed è stato chiesto un incontro all’Assessore Gilberto Baldassarri responsabile della problematica del TPU per l’Amministrazione falconarese.
La Petizione è nata dalla constatazione che, attualmente, i residenti dei quartieri Villanova e Fiumesino non usufruiscono dell’utilità del servizio bus di Circolare destra e sinistra per raggiungere gli Uffici comunali, la ASL di via Pergoli, i Centri commerciali delle Ville e di via Marconi, i Centri sportivi ed aggregativi funzionanti in altri quartieri nonché per la visita ai propri defunti presso il locale Cimitero!
Infatti gli utenti dei quartieri Fiumesino e Villanova di Falconara - in particolare le persone anziane - si vedono costretti a scomodi, intempestivi ed inefficaci cambi di autobus per raggiungere le suddette zone della città, circostanza che spesso determina (forzatamente e, in particolare, d’inverno) o la scelta del mezzo privato (dei figli e parenti per le persone anziane).
Non solo: potrebbe ridursi l’uso del mezzo privato anche per coloro che quotidianamente, da altre zone di Falconara, si recano per fare acquisti alimentari presso il grosso supermercato nel quartiere Villanova!
Pertanto la richiesta promossa dai Comitati, oltre all’utilità intrinseca per i residenti dei quartieri, è anche un incentivo per ridurre l’uso del mezzo privato e, dunque, per ridurre l’inquinamento determinato dal traffico!
Alfredo Campanelli
Presidente Ass. Comitato quartiere Villanova










