Tubo di scarico nel fosso S. Sebastiano: Provincia di Ancona e Multiservizi Spa chiariscono che fa parte del sistema di drenaggio che raccoglie e convoglia solo acque meteoriche di infiltrazione. Ma la presenza di IDROCARBURI PESANTI nel limo del fosso ha indotto l’Ondaverde a chiedere alla Provincia se esistono punti del sistema di drenaggio che potrebbero essere usati per immettere illecitamente liquidi differenti dalle acque meteoriche di infiltrazione!

Pubblicato il 22 Ottobre 2017 Nessun Commento »

La Responsabile dell’Area Ambiente della Provincia di Ancona ha risposto alle segnalazioni dell’Ondaverde Onlus riguardo alla presenza di un tubo di scarico sul fosso S. Sebastiano, in prossimità di via Saline nel territorio del comune di Falconara Marittima. (Rileggi i due articoli

http://www.comitati-cittadini.org/2017/08/fosso-s-sebastiano-che-cosa-e-chi-scarica-con-il-tubo-di-40-cm-di-diametro-rinvenuto-e-documentato-da-ondaverde-e-mal%e2%80%99aria-nel-corso-di-un-sopralluogo-la-provincia-di-ancona-e-al-corrente/

http://www.comitati-cittadini.org/2017/09/tubo-di-scarico-sospetto-sul-fosso-s-sebastiano-ondaverde-e-mal%e2%80%99aria-prelevano-un-campione-di-limo-e-lo-fanno-analizzare-pur-inferiore-al-valore-concentrazione-soglia-di-contaminazione-ris/ )

Tecnici della Provincia e di Multiservizi Spa hanno effettuato un’ispezione sul posto ed hanno verificato che quel tubo di scarico è laparte terminale di un drenaggio realizzato a servizio della trincea di scavo del collettore fognario realizzato lungo via Saline, a seguito del progetto denominato Risanamento dei fossi Barcaglione, Vallone e S. Sebastiano. Il predetto drenaggio pertanto raccoglie e convoglia al punto di scarico solo acque meteoriche di infiltrazione. (…) Al momento degli accertamenti il tubo suddetto si presentava asciutto e le acque del fosso non mostravano colorazioni e odori particolari“.

Riguardo alle analisi sul limo al di sotto del tubo di scarico fatte eseguire da Ondaverde Onlus, la Responsabile dell’Area Ambiente della Provincia ha precisato che in considerazione che dalle analisi da voi effettuate non sono emerse presenze di inquinanti che superino i limiti di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) di cui al D.Lgs 152/06 al momento non si ritiene di dover procedere ad ulteriori campionamenti sul posto. Si provvederà comunque ad effettuare ulteriori periodici sopralluoghi lungo il fosso S. Sebastiano al fine di monitorare lo stato del corso d’acqua“.

La domanda che ci poniamo e che abbiamo girato al Servizio Ambiente della Provincia di Ancona è la seguente: stante il risultato dell’analisi del limo che, seppur al di sotto del limite delle CSC, ha evidenziato una anomala presenza di IDROCARBURI PESANTI C > 12 i quali NON POSSONO ESSERE ANNOVERATI TRA I COMPONENTI NATURALI DI ALCUN TERRENO, chiediamo se secondo codesto Servizio esistono punti del sistema di drenaggio che potrebbero essere usati per immettere illecitamente liquidi differenti dalle acque meteoriche di infiltrazione?

Infine una segnalazione di metodo: il Comune di Ancona e la Provincia sono le Amministrazioni che hanno dato risposte ai cittadini. Pertanto le ringraziamo per le informazioni fornite e per aver compreso lo spirito di collaborazione e tutela dell’ambiente che ha mosso l’intervento dei cittadini. Purtroppo non possiamo dire altrettanto dell’Amministrazione comunale di Falconara Marittima dalla quale non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta sull’argomento!

Staff comunicazione l’Ondaverde Onlus

Castelferretti 27 settembre 2017: cronaca di esalazioni annunciate!

Pubblicato il 29 Settembre 2017 Nessun Commento »

Castelferretti, 27 settembre 2017: in via Olof Palme, Che Guevara, Romero e Allende i residenti iniziano a sentire le esalazioni poco prima delle 20. Anche in casa. Sono intense e descritte come chimiche, di tipo industriale, come quelle che denunciano da anni. I residenti, ormai, sanno cosa fare: telefonano al numero comunale delle emergenze ambientali (800122212) ma il dispositivo li devia su una segreteria telefonica. Allora chiamano il numero della Polizia Municipale di Falconara ma non riescono a parlare con un operatore. Tramite il 112 finalmente vengono messi in contatto con un numero diretto della Polizia Municipale.

Sono le 20,45.

Qualcuno dei residenti inforca la bicicletta e percorre via Saline. Nota che le porte del capannone della ditta Bufarini srl (che tratta e smaltisce anche rifiuti pericolosi) sono aperte e che dalla proprietà si leva un specie di aerosol, ben visibile contro luce, e si sente chiaramente la stessa puzza che s’è diffusa a Castelferretti.

Arriva la pattuglia della Municipale che informa di aver allertato l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale.

Il vento è praticamente nullo, di tanto in tanto soltanto leggere folate, ma anche gli agenti della PM avvertono l’esalazione. Raccolgono su appositi moduli le segnalazioni dei cittadini.

Dal tono della voce di alcune giovani mamme si avverte la preoccupazione per la salute, un’ansia alimentata da esalazioni che negli ultimi mesi, sempre più spesso, hanno dovuto respirare in orari diurni e notturni. Qualcuno conia la definizione di ostaggi dentro le proprie case perché, sottolinea, “in questa estate torrida siamo stati costretti a chiudere le finestre per impedire che le esalazioni ammorbassero le abitazioni. Abbiamo aspettato che le esalazioni si dissolvessero per potere uscire di casa“!

L’esalazione di questa serata di fine settembre viene descritta agli agenti della PM come simile agli “strusci di barbabietole” oppure “simile ai solventi“. La necessità di dover ricorrere alla somiglianza per descrivere conferma che la mancanza di una centralina di rilevamento impedisce di individuare la qualità dell’esalazione e, dunque, impedisce l’acquisizione dell’indizio chiaro per individuare chi può produrre quel tipo di esalazione durante i processi di lavorazione industriale.

Poi la pattuglia della PM si reca in via Saline, la percorre fino all’azienda SEA in territorio del comune di Camerata Picena, ma avvertono le esalazioni solo nei pressi della ditta Bufarini srl, in territorio di Falconara

Alle 22 circa arriva l’ARPAM. Non sembra che siano muniti di strumenti di rilevazione. La brezza è praticamente nulla, c’è calma piatta, ma i Tecnici ARPAM avvertono chiaramente la puzza tra quelle vie di Castelferretti. Poi si spostano lungo via Saline: lì non rilevano cattivi odori. Non entrano nell’azienda Bufarini.

Ma i residenti, ormai, sanno che lievi folate della brezza spostano le esalazioni. Sono le 23 e a loro si sono uniti anche alcuni amici di Falconara che hanno appreso delle esalazioni dai social. Così, dopo il sopralluogo dell’ARPAM, passano nuovamente di fronte alla ditta Bufarini srl e avvertono nuovamente le esalazioni. Poi scendono fino alla SEA (anche quella azienda tratta e smaltisce rifiuti pericolosi) e lì percepiscono una puzza simile a vernice. Risalgono verso Castelferretti e si dirigono alla ditta Casali: nessuna esalazione.

Intanto si sono fatte le 24, e domani c’è da andare al lavoro. Quei Castelfrettesi avranno riposato con tutta l’ansia accumulata nelle ultime ore?

Staff comunicazione Comitati cittadini

2^ ASSEMBLEA INFORMATIVA CITTADINA A CASTELFERRETTI su ESALAZIONI MOLESTE e SITUAZIONE SANITARIA: 150 partecipanti e prime 100 adesioni alla richiesta di audizione al Prefetto di Ancona!

Pubblicato il 23 Settembre 2017 Nessun Commento »

Riceviamo dal Comitato Mal’Aria Falconara/Castelferretti il seguente comunicato di cui condividiamo completamente i contenuti!

Serata informativa e propositiva molto partecipata ieri sera (22 settembre) a Castelferretti! Circa 150 persone hanno risposto all’appello del Comitato Mal’Aria Falconara/Castelferretti il quale ha illustrato i risultati delle attività svolte a partire dall’audizione con le Commissioni Ambiente e Sanità della Regione Marche alle quali è stata chiesta l’installazione di una centralina fissa di rilevamento della qualità dell’aria nella zona residenziale attorno a via Romero, via Allende costantemente sottoposta ad esalazioni di tipo industriale. E poi il fosso S. Sebastiano per il quale si moltiplicano le domande sulla funzione dello scarico individuato dai volontari di Ondaverde e Mal’Aria e sulla presenza di Idrocarburi pesanti nel limo al di sotto del tubo! Infine è stata avviata la petizione popolare che chiede un’audizione al Prefetto di Ancona per illustrare e consegnare documentazione probante sulla situazione sanitaria della popolazione di tutto il comune di Falconara affinché ad essa facciano seguito azioni concrete di prevenzione primaria! BASTA CHIACCHIERE! Soltanto ieri sera hanno aderito alla richiesta oltre 100 cittadini! Proprio il prossimo appuntamento del 26 ottobre al Mutuo Soccorso di Falconara Alta (ore 21,15) sarà dedicato solo alla situazione sanitaria che sarà illustrata dal Prof. Mirco Fanelli.


 


Tubo di scarico sospetto sul fosso S. Sebastiano: Ondaverde e Mal’Aria prelevano un campione di limo e lo fanno analizzare. Pur inferiore al valore Concentrazione Soglia di Contaminazione, risulta la presenza di IDROCARBURI PESANTI C >12 che, in letteratura, è considerato un indicatore di contaminazione di origine petrolifera! I dati sono stati inviati alla Regione Marche, alla Provincia di Ancona e al Comune di Falconara M. ai quali è stato chiesto di effettuare prelievi ed analisi di limo in più punti del fosso S. Sebastiano e di fornire una spiegazione sulla funzione di quello scarico.

Pubblicato il 20 Settembre 2017 Nessun Commento »

Il tubo che sbuca nel fosso S. Sebastiano è nel territorio del Comune di Falconara Marittima. Lo ha comunicato il Comune di Ancona al quale l’Ondaverde aveva inviato la segnalazione indirizzata anche alla Regione Marche, alla Provincia di Ancona e al Comune di Falconara Marittima.

E’ previsto un sopralluogo congiunto dell’Ufficio Ambiente del Comune e di un tecnico della Regione Marche (Tutela delle Acque) mentre risulta che la Polizia Municipale stia acquisendo informazioni sulla funzione e sull’autorizzazione alla installazione di quello che, a tutti gli effetti, sembra uno scarico.

Nel frattempo, ai primi di settembre, l’Ondaverde e il Comitato Mal’Aria hanno effettuato un altro sopralluogo sul S. Sebastiano che, rispetto al periodo precedente, aveva il letto scoperto per la mancanza di acqua. Al di sotto del tubo, nell’infossatura determinata dall’acqua scaricata, è stato prelevato un campione del limo del letto del fosso ad una profondità di circa 5 cm ed è stato fatto analizzare da un laboratorio chimico accreditato. I risultati dell’analisi che pubblichiamo, mostrano dati relativi ad alcuni METALLI PESANTI (Cadmio - Cromo - Nichel - Zinco - Rame - Piombo) ed agli IDROCARBURI PESANTI C >12 in quantità inferiore ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) stabiliti dal D.lgs. 152/2006 Parte IV - Titolo V - Allegato 5 - Colonna A. Pur rispettando i limiti sopracitati, riteniamo che non si possa sottovalutare che il valore di 40 mg/kg ss di IDROCARBURI PESANTI C >12 riscontrato nel campione di limo analizzato è prossimo al limite di 50 mg/kg ss indicato dalla normativa. Infatti mentre i METALLI PESANTI presenti potrebbero essere ascritti alla composizione naturale del terreno/limo (pur necessitando di un riscontro con altri campioni estratti in punti diversi), per quanto riguarda gli IDROCARBURI PESANTI C >12, in letteratura essi sono considerati ASSOLUTAMENTE NON PRESENTI nella composizione naturale e vengono considerati un INDICATORE DI CONTAMINAZIONE DI ORIGINE PETROLIFERA.


Un’altra considerazione oggettiva, valida per ogni corso d’acqua, la prendiamo a prestito dalla relazione dell’ARPA Umbria riguardo allo studio dei sedimenti del fiume Clitunno https://www.arpa.umbria.it/resources/documenti/Acqua/progetto%20clitunno/1%20-%20Relazione%20I%20-%20Clitunno.pdf

Quando un inquinante giunge in acqua, in parte entra in soluzione, in parte tende ad adsorbirsi al particolato sospeso che, nel medio periodo e secondo le caratteristiche idrauliche del corso d’acqua, tende a depositarsi e ad accumularsi nel sedimento. (…) I processi di trasporto e deposizione dei materiali solidi sono strettamente legati alle condizioni locali di energia. In particolare, la deposizione dei sedimenti in sospensione avviene quando l’acqua rallenta il suo movimento e le particelle solide, per gravità, si posano sul letto del fiume. (…) In generale la porzione superficiale dei sedimenti presenta le maggiori concentrazioni delle sostanze presenti. (…) Nelle porzioni più profonde, in linea di massima, le concentrazioni di metalli e di idrocarburi tendono a diminuire“.

Questa serie di considerazioni sono state inviate a Regione Marche, Provincia di Ancona e Comune di Falconara M. con la richiesta di effettuare prelievi ed analisi di limo in più punti del fosso S. Sebastiano e di fornire una spiegazione sulla funzione di quello scarico.

Staff comuncazione l’Ondaverde Onlus - Falconara M.

Petrolio in autobotte dalla Basilicata alla raffineria API di Falconara? API già pronta sia per raffinare che per spedire il petrolio pesante e denso di Tempa Rossa, ma sul sito del Ministero dell’Ambiente non c’è alcuna procedura avviata. Total-Erg ha chiesto al MinAmbiente l’ampliamento della capacità di stoccaggio del suo deposito di Roma, ma parla di 170 autobotti mentre per trasportare il max della produzione di Tempa Rossa ne occorrerebbero almeno altre 100! Chiunque riceverà quel petrolio, riceverà anche decine di tonnellate di emissioni di Composti Organici Volatili! Documenti, dubbi e riflessioni sulla scia del denaro!

Pubblicato il 8 Settembre 2017 2 Commenti »

Facciamo alcune riflessioni sulle informazioni apprese dagli articoli del Fatto Quotidiano e del Sole24Ore

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/06/puglia-e-taranto-dicono-no-alla-raffineria-total-ogni-giorno-170-autocisterne-di-petrolio-da-tempa-rossa-fino-a-roma/3840385/

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-09-01/l-oleodotto-non-e-pronto-cosi-total-porta-petrolio-autobotte-123240.shtml?uuid=AElID1LC

In ambedue gli articoli è chiaro che il trasporto del petrolio della Total dalla Basilicata verso la raffineria API di Falconara e verso la Raffineria di Roma SpA (che è solo un deposito!) si rende necessario in seguito alla impossibilità di trasportarlo alla raffineria ENI di Taranto, da dove doveva essere caricato su petroliere con destinazione paesi esteri in cui raffinarlo. Risulta altrettanto chiaro che “la compagnia francese tenta così una nuova e sicuramente più impervia strada per non rischiare di trovarsi, a impianti finiti, con l’impossibilità di produrre”. Infatti Total non vuole rinunciare all’inizio della produzione prevista per la fine di dicembre 2017 che, a regime, riempirà 50.000 barili al giorno (corrispondenti a circa 7.950 mc/giorno).

Sulla questione, però, si intrecciano anche informazioni e dettagli tutt’altro che chiari. Vediamo.

Sul sito del Ministero dell’Ambiente non c’è traccia della doppia istanza di autorizzazione citata negli articoli. Alla pagina http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1680 troviamo solo la procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale proposta dalla Raffineria di Roma SpA (1 agosto 2017). La società - per il 100% proprietà della Total-Erg - vuole adeguare il deposito di Malagrotta per stoccare il petrolio grezzo proveniente da Tempa Rossa. Successivamente il grezzo verrà inviato con oleodotto al porto di Civitavecchia e con le petroliere sarà inviato alla raffinazione in altri paesi. NON CI SONO INFORMAZIONI RIGUARDANTI API RAFFINERIA DI FALCONARA, né nella sezione avvisi al pubblico né tra le procedure di VIA in corso.

Raffinato dall’API o inviato a Falconara per essere stoccato e spedito all’estero con le petroliere?

L’opuscolo della Total dal titolo “Tempa Rossa a Taranto: domande e risposte per fare chiarezzahttp://www.it.total.com/it/pagine/attivita/tempa-rossa-taranto-domande-risposte-chiarezza è molto esplicito (a pag. 3) su quanto prevedeva il suo progetto riguardo al greggio estratto: “Non è prevista alcuna trasformazione o raffinazione del greggio estratto a Tempa Rossa ed inviato alla raffineria di Taranto (…) Saranno realizzate solo infrastrutture di natura logistica: di fatto serviranno a ricevere e stoccare il greggio proveniente dalla Basilicata per poi caricarlo sulle navi che lo esporteranno altrove per la raffinazione“.

Dobbiamo pensare che c’è confusione quando si parla del petrolio di Tempa Rossa destinato sia alla raffinazione all’API di Falconara sia allo stoccaggio e spedizione alla Raffineria di Roma? Oppure sono cambiati i piani di Total per cui una parte di esso sarà raffinato in Italia (all’API, appunto) ed una parte inviato a raffinazione in altri paesi? Che senso avrebbe il cambio di strategia della Total? Se l’obiettivo della Total è rimasto sempre quello sopraccitato, è sufficiente che la stessa Total chieda al Ministero dell’ambiente l’autorizzazione ad adeguare lo stoccaggio della Raffineria di Roma affinché possa ricevere il massimo del petrolio che verrà estratto in Basilicata, cioè 50.000 barili al giorno.

Un nuovo dubbio: 170 autotreni che porteranno il petrolio dalla Basilicata, sono pochi rispetto alla capacità produttiva di Tempa Rossa!

Infatti, la documentazione depositata al Ministero dell’Ambiente da Raffineria di Roma SpA recita: “Il progetto prevede la possibilità di garantire il transito settimanale di circa 22.950 mc di grezzo provenienti dal centro trattamento olii di Corleto di Perticara in Basilicata. Il trasferimento del grezzo avverrà tramite autobotti e isocontainers, per un numero stimato massimo giornaliero di 170 mezzi aventi capacità di 30 mc, che saranno caricati fino ad un massimo di 27 mc”. Ma 170 mezzi al giorno non saranno sufficienti quando sarà raggiunto il massimo della produzione di petrolio a Tempa Rossa che, abbiamo detto, è stimata in 50.000 barili al giorno, ovvero circa 39.750 mc a settimana! Ad occhio e croce serviranno altri 124 camion, ma se il Ministero dell’Ambiente autorizzerà per i 170 del progetto di Raffineria di Roma SpA, gli altri 124 dove andranno? All’API di Falconara Marittima?

Ma c’è ancora un altro aspetto che pone dubbi e fa pendere la bilancia verso l’API di Falconara: anche se il Ministero dell’Ambiente autorizzerà l’adeguamento del deposito di Raffineria di Roma, trascorreranno minimo 7 mesi prima della sua utilizzazione (è la durata della fase di cantiere stimata dallo Studio preliminare ambientale) e, dunque, il petrolio che sarà estratto da dicembre 2017 a Tempa Rossa dovrà essere spedito da qualche parte …

API raffineria di Falconara Marittima

La eventuale spedizione del petrolio Total con gli autotreni verso la raffineria API può avere due scopi, l’uno alternativo all’altro: la spedizione con petroliere verso la raffinazione in altri paesi oppure la raffinazione in loco. API raffineria è già attrezzata sia per la spedizione che per la raffinazione! Infatti il petrolio di scadente qualità di Tempa Rossa - molto simile al tipo URAL, cioè con un elevato contenuto di zolfo e di metalli pesanti i quali conferiscono al greggio una elevata densità - può essere sia raffinato dagli impianti API che sono adatti per lavorare quel tipo di petrolio, sia agevolmente caricato sulle petroliere dato che API è provvista sin dal 1979 di un oleodotto da 24 pollici dotato di impianto di riscaldamento elettrico fino a 65 °C.

IL FLUSSO DI DENARO

Prima di valutare quale potrebbe essere l’impatto ambientale e sanitario dell’operazione trasporto del petrolio dalla Basilicata all’API di Falconara, proviamo a capire gli interessi in campo seguendo il flusso di denaro che si genererà! Quello ci farà anche prevedere quale potrebbe essere il comportamento della Regione Marche e del Comune di Falconara.

L’opuscolo della Total dal titolo “Tempa Rossa a Taranto: domande e risposte per fare chiarezzahttp://www.it.total.com/it/pagine/attivita/tempa-rossa-taranto-domande-risposte-chiarezza è molto esplicito a pag. 8: “è previsto un incremento del traffico marittimo che raggiungerà al massimo 90 navi/anno per le attività di carico, cioè in media 1 nave ogni 4 giorni“. E a pag. 9: “Si prevede inoltre un impatto positivo sui diritti d’ingresso delle navi da versare al Porto di Taranto (ndr: sostituisci con Ancona), sugli operatori della Dogana e della Capitaneria di Porto ed anche sull’indotto dei servizi portuali. Infatti, per i soli servizi portuali, circa 25 persone sono impegnate all’arrivo di ogni nave; tra queste ci sono i piloti, i rimorchiatori con relativo equipaggio, gli ormeggiatori, gli addetti all’antinquinamento, gli addetti antincendio. A questo bisogna aggiungere l’indotto economico derivante dal rifornimento viveri per la nave, dal recupero delle acque di sentina e dal rifornimento carburanti. Tutti questi servizi genereranno un giro di affari dell’ordine di diversi milioni di euro all’anno”. La Total parla di un giro di affari di circa 3.000.000 di Euro! A quel giro di affari dovremo aggiungere il guadagno di API raffineria per l’affitto delle sue particolari strutture!

L’IMPATTO DELLO STOCCAGGIO

L’impatto più evidente del solo stoccaggio nei serbatoi di API raffineria, lo ricaviamo direttamente dallo Studio preliminare ambientale di Raffineria di Roma SpA: + 19 t/anno di Composti Organici Volatili (COV tra cui il Benzene) saranno diffusi dai serbatori e dalle operazioni di carico/scarico! Ma attenzione: quella cifra dello Studio preliminare ambientale della Soc. Raffineria di Roma SpA è riferita solo a circa la metà della capacità di produzione prevista dalla Total in Basilicata, per cui se tutto il petrolio estratto verrà portato o nel deposito di Malagrotta o a Falconara è molto probabile che la quantità di COV emessi raddoppierà!

A Falconara Marittima si aggiungeranno alle 232 t/anno di COV (dato dall’ultimo Rapporto Ambientale API del 2015) diffusi dal complesso API.

Non ne sentiamo il bisogno, davvero!

Senza contare che per caricare 90 navi in più rispetto alla quantità attuale, lavoreranno maggiormente altri impianti (caldaie?) con ulteriori emissioni di Ossidi di Azoto, Monossido di Carbonio e Polveri sottili, consumo di acqua e scarichi in acqua.

L’IMPATTO DEL TRASPORTO SU GOMMA

Consultando ancora lo Studio preliminare ambientale di Raffineria di Roma SpAè previsto un transito di autobotti massimo pari a 170 unità al giorno (in e out)che, va ricordato, è tarato solo su circa il 50% della capacità produttiva di Tempa Rossa dichiarato dalla Total! Quella massa di autobotti si riverserà all’uscita di Ancona Nord e lungo la Variante alla SS.16, fino alla raffineria di Falconara. Alla faccia del Piano di Risanamento dell’Area ad Alto Rischio di Crisi Ambientale di Ancona, Falconara e la Bassa Valle dell’Esino!

Loris Calcina - Presidente dell’Ondaverde ONLUS di Falconara Marittima

Fosso S. Sebastiano: che cosa e chi scarica con il tubo di 40 cm. di diametro rinvenuto e documentato da Ondaverde e Mal’Aria nel corso di un sopralluogo? La Provincia di Ancona è al corrente della sua esistenza?

Pubblicato il 24 Agosto 2017 Nessun Commento »

Nelle scorse settimane l’Ondaverde Onlus e il Comitato Mal’Aria Falconara/Castelferretti hanno effettato un sopralluogo lungo il fosso S. Sebastiano risalendolo per circa 750 metri, dal confine tra i territori di Falconara/Ancona verso Casine di Paterno. La perlustrazione è stata decisa in conseguenza della segnalazione pervenutaci circa la presenza di un tubo di scarico che, abbiamo verificato, sbuca dalla sponda del fosso (lato via Saline all’altezza del confine tra ii territorio di Falconara Marittima e Ancona) ed ha un diametro di circa 40 cm.

 

 

Il terriccio secco all’interno del tubo indica che non ha scaricato di recente. L’acqua nel fosso, sotto il tubo nonché alla sua destra e sinistra, è molto scura ma non emana odori particolari. Anche la terra ai bordi del fosso è scura. A nostro avviso, oltre a verificare la regolarità dell’esistenza dello scarico e il servizio che svolge, sarebbe opportuno analizzare il residuo dentro il tubo stesso nonché l’acqua e il fango nel fosso immediatamente sotto il tubo. Di quanto riscontrato e documentato in video e fotograficamente, l’Ondaverde Onlus invierà una segnalazione alla Provincia di Ancona.

La successiva perlustrazione del fosso, ove è stato possibile scendere, ha empiricamente verificato sia lo stato dell’acqua presente sia lo stato delle sponde e del fondale nelle zone di secca.

La mappa che pubblichiamo è tratta dalla relazione/descrizione corredata dalle foto e mostra che, a monte del tubo di scarico individuato, su 12 punti di osservazione in 10 abbiamo notato acqua chiara e, laddove abbiamo trovato il fosso secco, sponda/fondale chiari, mentre in 2 punti di osservazione l’acqua è risultata scura ma inodore.

differenza tra acqua scura (punto osservazione 10) e acqua chiara (punto osservazione 16)

Staff comunicazione l’Ondaverde Onlus Falconara M.