A Falconara Marittima i cittadini autofinanziano l’analisi dell’acqua di un pozzo privato per uso irriguo posto in zona residenziale adiacente al Sito inquinato di Interesse Nazionale (SIN). RISULTATO: l’acqua è stata trovata contaminata da MANGANESE, un metallo pesante rilevato in ECCESSO dall’ARPA Marche anche nell’acqua di falda del SIN!

Pubblicato il 17 Novembre 2016 Nessun Commento »

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analisi pozzo privato

analisi pozzo privato






A Falconara Marittima, nel quartiere Villanova, anche l’acqua di un pozzo privato per uso irriguo posto in zona residenziale adiacente al Sito inquinato di Interesse Nazionale (SIN) è stata trovata contaminata da MANGANESE, un metallo pesante rilevato in ECCESSO dall’ARPA Marche anche nell’acqua di falda del SIN. A giugno 2015 l’ARPAM aveva trovato una concentrazione di MANGANESE pari a 434 µg/litro rispetto al limite di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) di 50 µg/litro stabilito dal D.Lgs 152/2006; nel prelievo dal pozzo privato del 29 settembre 2016 - autofinanziato da l’Ondaverde Onlus e dal Comitato quartiere Villanova e fatto analizzare da un laboratorio chimico accreditato - è stata riscontrata una concentrazione di 340 µg/litro, un valore superiore del 680% al limite di CSC.

L’11 maggio 2016, nel corso di un’audizione svolta al cospetto delle commissioni Ambiente e Salute della Regione Marche, i Comitati MALARIA, Villanova, Fiumesino ed Ondaverde Onlus hanno rivolto - fra le altre - anche la richiesta di ”segnalare al Ministero dell’Ambiente la necessità di indagare se l’inquinamento dell’area pubblica del quartiere di Villanova abbia interessato le confinanti aree residenziali“.  La decisione di far effettuare l’analisi del pozzo privato in proprio è stata determinata dalla mancanza di riscontro - a tutt’oggi - a quella richiesta e dalla considerazione che le tempistiche concordate per una nuova convocazione in Regione si stanno inspiegabilmente protraendo. Invieremo i risultati delle analisi direttamente al Ministero dell’Ambiente, con la richiesta di ripeterle ed estenderle al cancerogeno TETRACLOROETILENE che è risultato copiosamente presente nelle acque di falda dell’area SIN contaminata.

La direzione di deflusso dell’acqua di falda punta decisamente dalla zona contaminata SIN verso l’area residenziale del quartiere Villanova e c’è da indagare immediatamente su quanto si siano diffusi MANGANESE e TETRACLOROETILENE dato che la profondità del pozzo privato in cui è stato fatto il prelievo il 29 settembre scorso è di ~1,5 m. mentre la profondità di campionamento eseguito dall’ARPA Marche a giugno 2015 è superiore ai 6 metri.

La direzione di deflusso dell’acqua di falda sembra sempre più indicare un trasporto di inquinanti da aree differenti dello stesso SIN poste a monte del quartiere Villanova: dal sottopasso ferroviario di proprietà di RFI Spa verso l’area pubblica del quartiere ed ora, almeno per il MANGANESE, anche verso le abitazioni.

L’Ondaverde ha interpellato anche un geologo che ha escluso che il livello di MANGANESE riscontrato possa essere riconducibile alla natura del terreno in quanto la morfologia della zona ne esclude la presenza naturale. Pertanto le indagini dovranno accertare l’esistenza di una sorgente puntiforme dell’inquinante, probabilmente ancora attiva.

Guarda le seguenti immagini che aiutano a contestualizzare:






perimetrazione SIN Falconara

perimetrazione SIN Falconara


























dettagli

dettagli











la contaminazione da MANGANESE nel SIN - in verde il pozzo privato

la contaminazione da MANGANESE nel SIN - in verde il pozzo privato






Staff comunicazione l’Ondaverde Onlus e Comitato quartiere Villanova

Il caso dell’ex operaio di API raffineria, Marco Capotondi: come mai altri dipendenti dell’API condannati e/o responsabili colposi di incidenti verificatisi in raffineria non furono licenziati?

Pubblicato il 8 Novembre 2016 Nessun Commento »

La video inchiesta NON CEDERA’ DI UN MILLIMETRO

https://youtu.be/RPR1gUWYRfo

non ha messo in dubbio che ci siano stati dipendenti di API raffineria che commisero furti di gas propano liquido a danno dell’azienda. Il video ha evidenziato i molti dubbi sui motivi della condanna penale di Marco Capotondi per concorso morale in furto.

Talvolta la ricostruzione giudiziaria non soddisfa tutti i risvolti di una vicenda e, nel caso specifico - al di là della ricostruzione penale che, peraltro, ha escluso categoricamente la partecipazione materiale ai furti di Capotondi - API raffineria aveva la possibilità e la capacità di discernere individualmente i comportamenti realmente infedeli. Ma il dubbio non ha sfiorato la Dirigenza dell’azienda petrolifera che, nel 2012, mise in campo la potenza di fuoco di tre Avvocati e 49 pagine di argomentazioni con cui riuscì a giustificare il licenziamento di Capotondi. Condotta di grave violazione delle procedure di sicurezza (…) violazione dei doveri di correttezza, diligenza, fedeltà e buona fede, tali da frantumare il vincolo fiduciario sono le parole con cui la Corte di Appello di Ancona Sez. Lavoro diede ragione ad API raffineria; parole capaci di lacerare la dignità di qualsiasi persona ed in modo particolare di Capotondi che, per il bene dell’azienda, si era assunto i rischi di eseguire mansioni chieste anche a voce dai suoi superiori, senza ordini scritti.

Ma API NON ha sempre disposto il licenziamento nei confronti dei suoi dipendenti che hanno violato i doveri di correttezza e diligenza.

Certo, API raffineria Spa è un soggetto privato che risponde solo a se stesso riguardo a chi e perché preferisce mantenere o meno alle sue dipendenze.

Ma è pur certo che API raffineria Spa non svolge un’attività qualunque: la raffineria è classificata industria insalubre di categoria 1, è a rischio di incidente rilevante e le conseguenze di incidenti possono avere ripercussioni anche fuori dei propri confini.

Pertanto - seppur legittimo - sembra singolare (almeno dal punto di vista etico) che l’azienda petrolifera abbia scelto di mantenere alle proprie dipendenze Dirigenti riconosciuti colposamente colpevoli di comportamenti che hanno concorso all’accadimento di incidenti che hanno avuto ripercussioni anche all’esterno della raffineria stessa.

Ecco alcuni di quegli incidenti.

La ricostruzione si basa sull’archivio dei Comitati e de l’Ondaverde Onlus.

Per i casi di inquinamento del fiume Esino avvenuti tra il 1997 ed il 2001, a gennaio 2004 l’ex AD Clemente Napolitano ed il Direttore Franco Bellucci furono condannati a 20 giorni di arresto e 1.800 Euro di multa. Sia l’Ing. Napolitano sia l’Ing. Bellucci continuarono la loro carriera dirigenziale nel Gruppo API. (vedi stampa)

Per l’incendio alla sala pompe della raffineria del 25 agosto 1999 (guarda video  ) in cui morirono per le ustioni i due operai Mario Gandolfi e Ettore Giulian, a maggio 2005 in primo grado l’operaio Gaetano Bonfissuto fu condannato a 1 anno e 6 mesi per l’erroneo allestimento della linea di trasferimento della benzina ecologica. A luglio 2013, nel processo di appello, furono condannati ad 1 anno e 2 mesi l’Ing. Franco Bellucci Vicedirettore della raffineria e responsabile del servizio operativo, l’Ing. Claudio Conti responsabile dell’area manutenzioni e l’lng. Sergio Brunelli responsabile della sezione manutenzione del servizio operativo. Furono ritenuti responsabili della omessa manutenzione predittiva della pompa che esplose e per aver tollerato la movimentazione del prodotto in difformità delle procedure gestionali scritte mettendo a rischio l’incolumità dei dipendenti. NON RISULTA CHE QUALCUNO DI ESSI FU LICENZIATO.

(guarda video https://www.youtube.com/watch?v=k6kuli26vLY) (leggi stampa)


Per l’inquinamento del mare e di 15 km di costa con non meno di 10 tonnellate di Olio combustibile ad alto tenore di zolfo (aprile 2007) a febbraio 2009 il Direttore Generale della raffineria, Ing. M.C. e gli Ingegneri B.F., L.F., D.P.M., L.G., A.P. estinsero i reati a loro imputati di deturpamento di bellezze naturali (art. 734 c.p.) e getto pericoloso di cose (art. 674 c.p.) con una oblazione di 2.087,66 Euro ciascuno. NON RISULTA CHE QUALCUNO DI ESSI FU LICENZIATO. (guarda video https://gaming.youtube.com/watch?v=RqwbKDFh0NA&list=LL6ZyhHNx8mpKpwaH_Mw3gsg )


Loris Calcina per lo Staff comunicazione

“Non ho commesso furti, non ho visto commetterli e non ho mai ricevuto denaro! Marco Capotondi, ex operaio licenziato da API raffineria, difende la sua dignità e non accetta la condanna penale per concorso morale nel furto di gas propano liquido ai danni di API raffineria! La video inchiesta che analizza i documenti processuali e le immagini dei furti di gas filmate dalla Guardia di Finanza.

Pubblicato il 2 Novembre 2016 Nessun Commento »


https://youtu.be/RPR1gUWYRfo

 

Il 31 ottobre 2012 Marco Capotondi è stato condannato a 2 anni e 1 mese per concorso morale nel furto di gas propano liquido ai danni della raffineria API di Falconara Marittima (AN). E’ stato licenziato insieme ad altri 10 lavoratori ritenuti responsabili. Il 1 dicembre 2014 l’appello ha ridotto la condanna a 10 mesi.

Erano 32 anni che Marco lavorava in raffineria.

Capotondi non si è rassegnato a quello stigma: rivendica di non aver commesso i furti, di non aver visto chi li commetteva e di non aver mai ricevuto denaro. Da solo ha cercato di gridare la sua estraneità ai fatti con manifesti murali affissi a Falconara M. e ad Ancona. Mi hanno colpito i caratteri ed i colori funerei dei manifesti con cui ha tentato di mettere in pubblico la sua storia, la ricorrenza della parola morte nei testi. Così ho conosciuto Marco Capotondi. Con questo filmato - utilizzando i documenti giudiziari che lo riguardano, le immagini filmate dalla Guardia di Finanza e il suo racconto - ho cercato di aiutarlo nella sua determinazione a non cedere di un millimetro nel difendere la propria dignità e rivendicare il diritto ad avere il giudizio di Cassazione.

Loris Calcina per lo Staff comunicazione

Saluto all’amico MASSIMO DE PAOLIS

Pubblicato il 15 Ottobre 2016 Nessun Commento »

SALUTO ALL’AMICO MASSIMO DE PAOLIS

Dopo aver passato una vita per mari e per porti, nel 1993 sei approdato nel nostro piccolo quartiere di Fiumesino; un “paesello” abbastanza lontano dal caos cittadino, ma comunque vicino ai tuoi figli ed ai tuoi nipoti che adoravi. Un paesello che all’epoca era tranquillo, ancora a misura d’uomo, dove hai trovato amicizia e hai dato amicizia, tanto che sei diventato subito parte integrante e fondamentale nella vita del quartiere. Fin dall’inizio ti sei buttato anima e corpo nelle attività del Comitato di Fiumesino, impegnato già da allora a rivendicare i propri diritti ed a combattere le ingiustizie sociali, e poi, uniti e insieme, anche con i Comitati di Villanova e Ondaverde.

Tu, leale paladino della giustizia, cavaliere d’altri tempi, non potevi sopportare la negligenza e l’ignorante arroganza di certi politici ed amministratori pubblici bravi, forse, solo a chiacchiere. E più volte mi hai confidato la profonda amarezza che provavi per essere stato tradito da personaggi, politici e non, che ritenevi amici e ai quali avevi concesso la tua fiducia.

Sapiente e capace comandante ci hai insegnato a rimanere uniti, a difenderci, a combattere, a contrattaccare; faremo tesoro dei tuoi preziosi insegnamenti! Ci dicevi: “non bisogna mollare MAI… e perché sennò è finita!” questa frase con la quale ci ammonivi spesso, non la dimenticheremo, CE LA METTEREMO TUTTA PER NON MOLLARE MAI!

Hai combattuto con noi fino addirittura a poco tempo fa, quando invece hai dovuto affrontare un’altra ultima battaglia. Una battaglia di quelle in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma solo la realtà ineluttabile della morte. Una ineluttabilità che comunque non placa il dolore che provo, e proviamo, per la perdita di un amico, sempre presente con un aiuto, un consiglio, un punto di riferimento, un faro acceso notte e giorno. Tu sapevi della tua fine imminente e l’hai affrontata con dignità, a testa alta e sguardo fiero, proprio come hai sempre affrontato tutte le avversità che hai incontrato: dai mari in burrasca a bordo della tua motovedetta della Guardia Costiera, alle alluvioni qui nel quartiere, alle battaglie contro l’inquinamento o contro il maledetto by-pass ferroviario.

Ricordo che ogni tanto, durante le nostre chiacchierate, dicevi spesso con quel tuo leggero accento civitavecchiese: “la vita è una fregatura, perché non c’è niente da fa’…tocca morì!” e poi “io non c’ho paura de’ morì, spero solo de soffrì il meno possibile!

Già, caro Massimo, la morte non ti faceva paura, perché la morte non è una sconfitta, ma affrontarla è una vittoria!

Ciao Massimo, Morior invictus!


Franco Budini (Presidente del Comitato quartiere Fiumesino di Falconara M.)

E’ scomparso l’Ammiraglio MASSIMO DE PAOLIS, amico e generoso artefice delle battaglie per la sicurezza, la salute e l’ambiente dei Comitati dei quartieri Fiumesino e Villanova di Falconara M.

Pubblicato il 12 Ottobre 2016 Nessun Commento »

I Comitati Cittadini falconaresi di Fiumesino, Villanova e l’Ondaverde ONLUS piangono la scomparsa dell’Ammiraglio MASSIMO DE PAOLIS, compagno di lotte ma, soprattutto, grande AMICO.

Massimo, arrivato a Fiumesino nel 1993, si è inserito subito nel contesto sociale del quartiere, stringendo forti legami di amicizia con tutti noi.

Si è sempre impegnato in prima persona nelle nostre battaglie sociali, per la sicurezza, per la salute, per l’ambiente, mettendo a disposizione con generosità il suo grande bagaglio di conoscenze professionali. le sue doti umane ne hanno fatto uno dei pilastri dei Comitati e resterà per tutti noi un esempio di coerenza, onestà e lealtà.

Certi che gli avrebbe fatto piacere, lo ricordiamo anche con la pubblicazione di immagini che hanno segnato momenti di battaglia e sofferenza comune: le conferenze stampa, gli esposti alla Procura della Repubblica, le interviste, l’alluvione del 2006, la denuncia dell’inquinamento da idrocarburi delle acque di falda, l’incontro con il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente V. Calzolaio, la denuncia dello scempio del bypass ferroviario. 15 anni di battaglie indimenticabili!

Grazie MASSIMO!

A nome degli associati dei Comitati e de l’Ondaverde: Franco Budini - Alfredo Campanelli - Loris Calcina







BYPASS ferroviario API e progettazione degli studenti della Politecnica delle Marche: il condivisibile punto di vista della lettera aperta dell’Arch. Carlo Brunelli!

Pubblicato il 11 Ottobre 2016 Nessun Commento »

In relazione agli approfondimenti e alle idee che gli studenti della Facoltà di Ingegneria della Politecnica delle Marche saranno sollecitati ad elaborare a seguito del progetto del cosiddetto by-pass ferroviario API di Falconara Marittima, rilanciamo il condivisibile punto di vista che l’Arch. Carlo Brunelli ha espresso nella seguente lettera aperta agli studenti.

Staff comunicazione l’Ondaverde ONLUS e Comitati dei quartieri Fiumesino e Villanova


http://xfalconara.blogspot.it/

Lettera aperta agli studenti del corso composizione architettonica e urbana e di urbanistica

La formazione universitaria è essenziale per la maturazione della figura professionale che voi, oggi studenti, andrete ad assumere nella società.
Uno dei fondamenti che la formazione universitaria deve comunicarvi è che quella dell’architetto o dell’ingegnere non è soltanto una figura professionale privata, ma una figura che assume un ruolo importante nella società - e quindi una responsabilità sociale - in quanto depositario di un sapere e di una cultura.   A chi chiederanno parere sulla qualità di una costruzione o di una scelta urbanistica se non a voi architetti ed ingegneri in quanto in grado - per formazione - di un tale discernimento?


Non credete nel volgare luogo comune di ridurre l’architettura ad opinione, in quanto dipendente da un’estetica soggettiva.  L’architettura è un sapere, e una buona o una cattiva architettura sono tali al di là delle diverse scelte stilistiche.  Se così non fosse allora anche la bellezza di opere architettoniche del passato sarebbe questione di opinione soggettiva, per cui un architetto potrebbe legittimamente affermare che il Duomo di Ancona è una opera architettonica errata o di nullo valore. E se quell’architetto avesse una carica politica o fosse capace di influenzarne l’azione si potrebbe addirittura ritenere legittimo abbattere il Duomo di Ancona perché ritenuto brutto.

No. L’architettura non è un’opinione e le opere, architettoniche, edilizie o urbanistiche, si distinguono in opere giuste, coerenti, adeguate rispetto a quelle ingiuste, incoerenti e inadeguate. E la formazione universitaria deve darvi, anche attraverso l’esempio, gli strumenti di giudizio per operare con scrupolo e senso di valore etico il necessario riconoscimento di questa distinzione.

Il ruolo sociale del professionista, Ingegnere o architetto, entra profondamente anche nel senso e nel fine dell’agire. Per che cosa o per chi un professionista opera? Certo per il committente, che gli chiede una prestazione. Certo per se stesso, in quanto attraverso la parcella professionale vive e può continuare ad operare.  Tutto qui?  No di certo. Un professionista, in quanto assume un ruolo sociale, deve operare nel bene della società, per migliorare le condizioni dello spazio urbano e rendere più confortevole l’abitare, più bella la città e più adeguata alle reali esigenze.

Anche questo, soprattutto oggi, deve essere un fondamento nella formazione del professionista di domani.


Allora dovere sapere che il corso che vi apprestate a seguire, perché per voi è stato pensato e preparato, si basa sulla realizzazione futura di un’opera sbagliata: il by-pass ferroviario dell’API. Un’infrastruttura incoerente, inutilmente impattante sul territorio e oltremodo costosa. Un’opera dalla quale trae vantaggio solamente un’azienda, molto potente, che occupa da decenni un territorio fragile continuando a produrre inquinamento, danni all’ambiente ed alla salute degli abitanti. Un’opera che i cittadini di Falconara non vogliono e che ha portato il Consiglio Comunale a chiederne all’unanimità il ripensamento verso una soluzione più coerente, più “giusta” sotto il profilo urbanistico, trasportistico ed ambientale.

Ma a voi non viene chiesto un giudizio su questa opera. Vi viene imposto di accettarla senza dare giudizi, come se la cosa non vi riguardasse. E invece vi riguarda. Vi riguarda perché proprio voi e solo voi dovreste avere gli strumenti per dire che quell’opera è sbagliata.

E perché invece, tra tanti argomenti di attualità ed urgenti che si potrebbero assumere a base di un corso di composizione (pensiamo al problema casa per le giovani generazioni, alla gestione dell’immigrazione, ai cambiamenti climatici nelle città costiere o fluviali, al futuro delle aree industriali dismesse…) vi fanno esercitare sul ridisegno del territorio dopo la realizzazione di un’opera devastante per il territorio?

Perché questa è l’immagine della figura professionale che vi stanno costruendo addosso: un professionista che non si sente socialmente responsabile, che non giudica e che è pronto a fare ciò che gli viene chiesto. Magari, in quanto architetto, preoccupato solo di compiere opere decontestualizzate ed esteticamente “alla moda” (si, perché essendo l’estetica ridotta a questione soggettiva non può che vivere, come l’abbigliamento, attraverso stagioni di moda che tutti sono chiamati a seguire per stare nel mercato…).

Vi stanno preparando ad essere semplici imbellettatori di realtà condizionate da scelte improprie che fanno a pezzi la città e il territorio perché rispondenti a logiche economiche lontane da quelle dell’architettura delle città o delle funzionalità trasportistiche. Scelte rispetto alle quali voi dovete restare estranei, muti e indifferenti, preoccupati solo di soddisfare il committente di turno, di eseguire bene gli ordini che vi vengono impartiti. Come soldati vi stanno formando. E come soldati un giorno risponderete, di fronte alle conseguenze delle cattive scelte urbanistiche nelle quali sarete in vario modo coinvolti: “che potevamo fare? Noi eseguivamo ordini.”.

No cari ragazzi, futuri architetti ed ingegneri. L’architetto o l’ingegnere non è un soldato.

Voi potete e dovete, in quanto responsabili di un sapere importante e antichissimo, essere liberi di dire di no di fronte ad una richiesta che contraddice la vostra disciplina.

Se vi chiederanno di dare qualità architettonica ad un muro alzato per bloccare il cammino dei profughi di guerra dovete essere liberi di dire no, con fermezza ed autorevolezza. Di fronte ad un’opera scellerata che massacra il territorio e palesemente incoerente con il disegno di una città dovete sentirvi in dovere di dire di no e di arrivare persino, secondo coscienza a rifiutare un incarico, se lo ritenete contrario ai principi dell’Architettura.

Ma vi vogliono soldati muti. Interessati solo di prendere incarichi e parcelle a qualunque costo.

Come escort, vi vogliono. Privi di dignità e disponibili a concedervi completamente alle voglie di chi vi paghi meglio.


Oggi siete ancora ragazzi innocenti, con una speranza nel cuore ed una vostra dignità da costruire sul valore dell’onestà. Onestà e rispetto prima di tutto verso voi stessi.

Non lasciate che vi facciano diventare persone senza valore.

 

Pretendete oggi di capire e di pretendere quello che sarete domani. Parlatene coi vostri docenti e chiedete di lavorare su temi che parlano della qualità, della correttezza e della bellezza nell’architettura e nelle città.

postato da Carlo Brunelli architetto @