TELERISCALDAMENTO? La favola, la realtà e la centrale che non serve!

Pubblicato il 26 Ottobre 2009 Nessun Commento »
la casa senza teleriscaldamento

la casa senza teleriscaldamento

Nei giorni scorsi il TELERISCALDAMENTO è stato citato nel dibattito inerente la vertenza occupazionale della raffineria API di Falconara Marittima come una delle compensazioni per la realizzazione delle centrali termoelettriche. Con queste note riguardo al TELERISCALDAMENTO non vogliamo assumere l’atteggiamento da “bastian contrario” ma ci prefiggiamo di smontare false aspettative che l’argomento può alimentare tra i lavoratori e la popolazione falconarese, aspettative che ripercorriamo storicamente dal primo TELERISCALDAMENTO favoleggiato, quello legato alla realizzazione della attuale centrale termoelettrica IGCC in funzione dal 2000.

Lo faremo producendo documenti del 1992 - 1995 ed odierni e non con opinioni!

I Lavoratori API, lo ribadiamo, a nostro sommesso parere dovrebbero rivolgere alla Società API la rivendicazione di investimenti sulle energie rinnovabili, oltre ovviamente alla sicurezza e manutenzione degli impianti attuali.

E questa rivendicazione dovrebbe essere avanzata insieme a quella parte di cittadinanza che, ci permettiamo di dirlo, non mostra interessi “pelosi” o confusionali nei confronti del piano industriale dell’Azienda petrolifera e del futuro dei lavoratori stessi, bensì si mostra più sensibile ai livelli occupazionali, salariali, sanitari e di futuro dell’intero territorio.

Noi, ci permettiamo di ascriverci a questa parte di cittadinanza!


UN PO’ DI STORIA CHE SI RIPETE!

Di teleriscaldamento si favoleggiò a Falconara Marittima e a Jesi quando furono progettate  rispettivamente le centrali termoelettriche a cogenerazione IGCC dell’API e della SADAM di Jesi.

La stampa del periodo - 1991/1992 - rilanciava quotidianamente le tesi dei politici di allora favorevoli ai progetti che parlavano della “disponibilità di poter usufruire di calore per teleriscaldamento da utilizzare per riscaldare locali comunali e magari edifici per uso pubblico e privato“.

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In effetti l’API inserì nel suo progetto termoelettrico IGCC il possibile riutilizzo di calore altrimenti disperso - cioè il teleriscaldamento - quale esternalità positiva (quindi a vantaggio della collettività) prodotta dall’impianto insieme alla cogenerazione di energia e il riutilizzo di scarti della lavorazione del petrolio (il tristemente famoso rifiuto nocivo chiamato tar o catrame acido). Esternalità che le garantivano succulente sovvenzioni per ogni KWh di elettricità prodotta!

Secondo la Relazione della Commissione dei Tecnici nominata dalla Provincia di Ancona datata Febbraio 1995, grazie alle favorevoli disposizioni di Legge ed ai decreti del CIP (Comitato Interministeriale Prezzi), con quella centrale IGCC l’API si vedeva riconosciuti dall’ENEL 122 £/KWh per l’elettricità prodotta, cioè un margine di utile di 76 £ a fronte di 46 £ di costo di produzione di 1 KWh!

Una cifra molto elevata che avrebbe prodotto utili annui di £ 110.000.000.000 che sono stati aggiornati al 2005 ad “almeno 150 milioni di €uro in sovvenzioni CIP 6 su un fatturato del gruppo di 2,7 miliardi di €uro e utili di 96 milioni di €uro”! (Inchiesta pubblicata nel n° 75 di ALTRECONOMIA Settembre 2006).

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Come previdero i Professori della Commissione nel 1995 “i riferimenti a future utilizzazioni per il Teleriscaldamento rimangono puramente platonici in assenza degli strumenti di pianificazione necessari (Piano Regionale del Teleriscaldamento) ma soprattutto degli enormi investimenti necessari se si volesse procedere a teleriscaldare insediamenti già esistenti“.

Dunque del teleriscaldamento non si vide traccia a Falconara (e neanche a Jesi) con buona pace per la propaganda pro-API dei politici di allora e buona sorte per i lauti profitti dell’API che destinò tutti i KWh di energia elettrica prodotta alla vendita sovvenzionata all’ENEL.


La Commissione dei Professori nominati dalla Provincia si era basata sulla documentazione dello Studio di Impatto Ambientale per la centrale IGCC di API raffineria il quale includeva anche l’Analisi Preliminare di Fattibilità del teleriscaldamento all’Università degli Studi di Ancona (Dipartimento di Energetica e Dipartimento di Meccanica) datata 18 Aprile 1992.

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Oggi, quella stessa Analisi dell’Università sul teleriscaldamento del 1992 è inserita tra gli allegati dello Studio di Impatto Ambientale per le centrali termoelettriche da 60 + 520 MWe che API Nòva Energia pretende di realizzare a Falconara Marittima!


FIN DOVE ARRIVA L’IMPEGNO DI API NOVA ENERGIA

PER IL TELERISCALDAMENTO

Gli impegni che oggi, 2009, API Nòva Energia si assume sul teleriscaldamento eventualmente connesso alle nuove centrali termoelettriche sono chiaramente esposti nelle MISURE DI COMPENSAZIONE proposte e contenute nell’Allegato 13 del documento dello Studio di Impatto Ambientale - capitolo INTEGRAZIONI in cui l’Azienda dichiara la:

disponibilità a realizzare all’interno dello stabilimento gli impianti necessari ad alimentare una rete di teleriscaldamento esterna che possa coprire le necessità del territorio in un raggio di 10-15 Km. Costo stimato circa 900.000 €

Sottolineiamo il “realizzare all’interno dello stabilimento, cioè fino al suo confine, perché poi il resto dell’opera di infrastrutturazione necessaria per teleriscaldare sarà a carico degli Enti locali, cioè a carico di noi utenti e delle nostre tasse.

Ma la situazione finanziaria degli Enti locali odierna non è tanto cambiata dall’analisi che fecero i Professori della Commissione della Provincia nel 1995: “A Brescia la rete di distribuzione dell’energia termica, realizzata più di venti anni fa (ndr.: 1974) è stata una parte di investimento del tutto confrontabile con il costo delle centrali. Gli investimenti sono stati realizzati in tempi di basso costo del denaro con un fortissimo intervento pubblico (prestito I.M.I. a basso tasso di interesse) attorno a 100 miliardi di £ dell’epoca. (…) gli investimenti a Brescia, Reggio Emilia, Mantova, fatti per costruire la rete di distribuzione costarono poco allora in regime di bassi tassi di interesse e di disponibilità finanziarie da parte degli Enti locali. Oggi configurano costi molto elevati che coloro che presentano  progetti di cogenerazione non contemplano nei piani finanziari (…) i costi di costruzione della rete di distribuzione dell’energia termica non possono certamente essere sopportati, nella attuale congiuntura di restrizioni di bilancio, da alcun Ente locale


TELERISCALDAMENTO:

PER CHI, QUANTO COSTA, QUANTA OCCUPAZIONE

Vediamo alcuni dettagli di che cosa dice quella Analisi dell’Università di Ancona sul teleriscaldamento che, naturalmente, ci fornisce alcune cifre i £ire e che Api Nòva Energia ha riproposto anche per il progetto odierno delle centrali termoelettriche da 520 + 60 MWe!

In primo luogo - per vari motivi tecnici tra cui evitare dispersioni di calore -  l’Analisi prendeva (1992) in considerazione poli ad una distanza non superiore ai 10 Km: Ex Montedison - Centro direzionale Castelferretti - Utenze ex FIAT Collemarino - ITIS Volterra Torrette - Centrale del latte Torrette - Scuola Materna Torrette - Scuola Media Torrette - Facoltà di medicina in costruzione a Torrette - Ospedale regionale Torrette.

E specificava:

  • 1) Non sono considerati allacciabili gli stabili non riscaldati e quelli con riscaldamento autonomo unifamiliare di recente realizzazione, per i quali la riconversione da impianto autonomo a teleriscaldamento potrebbe comportare eccessivi oneri” (pag 25 e 26);
  • 2) I costi delle sottostazioni di utenza, così come i costi degli eventuali sistemi ad assorbimento, possono essere a carico di chi gestisce l’impianto di teleriscaldamento o parzialmente o totalmente a carico dell’utente. Essi sono comprensivi di progettazione, fornitura e posa in opera” (pag 31)
  • 3) “L’investimento complessivo stimato per la realizzazione dell’impianto di teleriscaldamento, con esclusione dell’eventuale caldaia di riserva, dell’impianto di produzione di energia elettrica e degli assorbitori dell’impianto di teleraffreddamento, ammonta circa a £ 22.506.000.000(pag 76 - 77)
  • 4) Personale

si ipotizza che l’esercizio dell’impianto venga effettuato con l’impiego di una unità al 2° anno e di 3 unità a partire dal 3° anno nel periodo invernale, di una unità al 2° anno e di 2 unità a partire dal 3° anno nel periodo estivo. Pertanto tali unità saranno impegnate soltanto part time“;

  • 5) Contributi di allacciamento:

“Adottando criteri di rapporto con l’utenza seguiti in realizzazioni simili di teleriscaldamento urbano non tutto l’onere per la realizzazione degli allacciamenti e delle sottocentrali di scambio è considerato a carico di che effettua l’investimento. Si prevede che l’utente contribuirà mediamente al 50% dei costi previsti per la fornitura l’assemblaggio e l’installazione degli scambiatori di calore” (pag 79).


Questi punti ci consentono di fare alcune rapide considerazioni:

  • a) alcune delle grosse utenze prefigurate nell’Analisi dell’Università non esistono più (centrale del latte) oppure hanno recentemente optato per impianti autonomi di cogenerazione (Ospedale di Torrette) oppure non hanno tempi e progettazione certa.
  • b) L’investimento sulla rete esterna del teleriscaldamento per gli Enti locali (con nostre tasse!) oggi sarebbe dell’ordine di 15 - 18 milioni/€ … Se da una parte è un investimento insostenibile per gli Enti locali, dall’altra va detto che nella ipotesi di poter investire quelle cifre con 18 milioni/€ si installerebbero impianti fotovoltaici in circa 1.300 appartamenti la cui autonomia elettrica può anche renderli quasi autonomi in riscaldamento tramite l’utilizzo delle pompe di calore. Quegli appartamenti consumerebbero oltre la metà del metano per riscaldare e solo con l’energia elettrica autoprodotta si eviterebbe di emettere 1.747 tonnellate all’anno di CO2! Basterebbe fare un calcolo di quanta occupazione si creerebbe non solo come installatori ma come intera filiera di produzione di pannelli fotovoltaici in loco (invece di importarli dalla Cina) per pesare la convenienza di questa soluzione rispetto al teleriscaldamento!
  • c) L’Analisi dell’Università ci dice che dall’allaccio al teleriscaldamento sono escluse le singole abitazioni poiché la nostra zona è capillarmente servita dal metano, perché ogni abitazione dovrebbe rottamare l’impianto autonomo di cui è dotato. Dati della ASTEM Energy S.p.A. ci dicono che ogni appartamento dovrebbe sborsare una media di € 650 come contributo di allacciamento standard alla rete del teleriscaldamento. Il dato della Regione Piemonte parla di circa € 694! http://www.regione.piemonte.it/energia/teleriscaldamento.html
  • d) Inoltre, dulcis in fundo, va tenuto conto che oggi qualsiasi caldaia a condensazione di nuova generazione a metano rispetto ad una caldaia tradizionale permette risparmi dell’ordine del 15-20% sulla produzione di acqua calda e del 25-30% sul riscaldamento nonché un recupero del 55% sull’investimento … Una competitività certa rispetto ad un passaggio al teleriscaldamento! Infine se il calore di scarto della centrale in cogenerazione API non è utilizzato in estate e nelle mezze stagioni esso è dissipato/sprecato nell’ambiente con inquinamento termico locale rilevante. La scelta della centrale cogenerativa di grande taglia per ricavare il teleriscaldamento, comunque, non svincola dal costo in crescita del metano e, soprattutto chiude ogni possibilità alla diffusione della tecnologia solare termica, che da sola può ridurre il fabbisogno di combustibili fossili in misura rilevante.


Ma c’è dell’altro!

PER IL TELERISCALDAMENTO E’ SUFFICIENTE LA SOLA CENTRALE DA 60 MWe DEL PROGETTO API NOVA ENERGIA !

Chi associa il possibile teleriscaldamento alla realizzazione delle due centrali termoelettriche API per complessivi 520 + 60 MWe propaganda una falsità.

Basta leggersi lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) del progetto di API Nòva Energia e tutto risulta immediatamente chiaro.

Nell’INTRODUZIONE, a pag. 3, è dichiarato:

La nuova centrale a ciclo combinato della potenza complessiva di 580 MWe è composta da due sezioni:

  • - una sezione da 520 MWe collegta alla RTN con un elettrodotto a 380 kV per riversare la produzione di energia elettrica sulla dorsale adriatica
  • - una sezione da 60 MWe adibita unicamente alla copertura dei consumi interni dello stabilimento e dell’impianto IGCC, ed idonea a fornire in cogenerazione il calore necessario per le utenze interne dello stabilimento, oltre che, eventualmente, per il possibile teleriscaldamento di utenze esterne”

E a pag.  5 nel capitolo CARATTERISTICHE DEL PROGETTO API Nòva Energia dichiara che “Parte del vapore a bassa pressione prodotto dalla caldaia a recupero della sezione da 60 MWe potrà essere utilizzato per riscaldare l’acqua del sistema di teleriscaldamento, la quale verrà esportata come fluido vettore ed utilizzato da utenze esterne

Che la sezione necessaria all’eventuale teleriscaldamento sia quella da 60 MWe viene ulteriormente confermato al Capitolo 2.3.3 SISTEMA DI TELERISCALDAMENTO/REFRIGERAZIONE (pag. 9) e ancora nella sezione B.3 del SIA a pag. 16 e 17!


In sintesi:

  • 1) il teleriscaldamento non c’entra nulla con la costruzione delle due centrali termoelettriche di API Nòva Energia ma riguarda, eventualmente, solo quella da 60 MWe!
  • 2) API Nova Energia realizzerebbe la sua parte di competenza di teleriscaldamento soltanto fino al confine della sua proprietà.
  • 3) E’ insostenibile l’impegno economico da parte degli Enti locali per realizzare la rete esterna per il teleriscaldamento.
  • 4) La tendenza dei poli (come avvenuto recentemente con l’Ospedale Regionale di Torrette) è quella di rendersi autonomi per produzione di elettricità, calore e raffrescamento utilizzando le nuove tecnologie come la micro - cogenerazione e il solare fotovoltaico e termico.
  • 5) Il teleriscaldamento non potrà mai interessare le singole abitazioni sia per gli alti costi richiesti agli utenti (rottamazione caldaie a metano - costi allacciamento al teleriscaldamento) sia per la assoluta competitività e convenienza delle attuali caldaie a condensazione e delle stesse fonti rinnovabili (fotovoltaico + pompe di calore).
  • 6) E’ necessario svincolarsi dalla centrali cogenerative di grande taglia per ricavare il teleriscaldamento poiché non svincola dal costo in crescita del metano, vincola ad un solo produttore e, soprattutto, chiude ogni possibilità alla diffusione della tecnologia solare termica, che da sola può ridurre il fabbisogno di combustibili fossili in misura rilevante.


Ma vogliamo concludere con le parole dell’Ing. Mario Palazzotti, per molti anni  responsabile dei sistemi termotecnici del Centro Ricerche Fiat: «La differenza tra il teleriscaldamento e la micro-cogenerazione diffusa non è nella grandezza dell’impianto - spiega Palazzetti - ma è qualitativa. Nelle centrali termoelettriche si produce calore ad alta temperatura per far girare le turbine collegate agli alternatori che producono energia elettrica. Per riutilizzare l’energia termica degradata che si recupera come sottoprodotto, occorre trasportarla a distanza costruendo un’apposita rete di tubi sotterranei che hanno costi d’investimento molto alti, mentre la riutilizzazione del calore avviene solo nei mesi invernali. Negli altri mesi si continua a sprecarlo, per cui il vantaggio ambientale è limitato. Invece la micro-cogenerazione diffusa sostituisce gli impianti di riscaldamento e il `sottoprodotto’ è l’energia elettrica, che si può utilizzare direttamente e/o riversare in rete senza costi d’investimento perché la rete elettrica già esiste. Quindi non ci sono mai sprechi».

Per produrre cogeneratori e rigeneratori” - aggiunge l’Ing. Maurizio Pallante - “occorrono la stessa tecnologia, gli stessi impianti e le stesse professionalità che occorro per produrre le automobili. Invece di far finta di credere che la nostra industria automobilistica possa tornare agli antichi splendori aumentando la flessibilità e riducendo l’occupazione, non sarebbe meglio riconvertirla in parte nella produzione di queste nuove macchine? A partire dalle taglie più piccole per favorirne una diffusione di massa?“.

Lasciateci aggiungere: un serio piano industriale dell’API non dovrebbe guardare anche a questo futuro?

VERTENZA API: GLI INTERESSI DEL COMUNE DIVERGONO DA QUELLI DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI!

Pubblicato il 6 Ottobre 2009 Nessun Commento »

l'interesse dell'Amministrazione comunale di Falconara M. 

GLI INTERESSI DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI FALCONARA MARITTIMA DIVERGONO DA QUELLI DEI LAVORATORI API E DEI CITTADINI !!

www.comitati-cittadini.org

 

Se di fronte al piano industriale della raffineria API il Sindaco Brandoni decide di esternare il suo giudizio per fornire una interpretazione distorta sull’attività dei Comitati falconaresi ciò può soltanto voler dire che cerca di creare contrapposizioni tra le proposte dei cittadini e i lavoratori API.


Gli interessi dell’Amministrazione che il Sindaco Brandoni guida non coincidono con quelli dei lavoratori API poiché, se è vero come è vero, che le nuove centrali termoelettriche potrebbero creare circa 25 nuovi posti di lavoro, rimarranno sempre oltre 110 lavoratori in esubero (secondo il Brachettipensiero!).

Ma al Sindaco e alla sua Giunta le centrali permetterebbero di incassare milioni di Euro che garantirebbero le poltrone di tutti … meno i posti di lavoro delle maestranze API!


Che il Sindaco sia tutt’altro che in sintonia con gli interessi dei lavoratori (e dei cittadini falconaresi) lo dimostra quando afferma (quasi rivendica) la staticità industriale della raffineria API nei prossimi 20/30 anni, come se non esistesse il progressivo (seppur lento) affermarsi di nuovi carburanti per le auto, come se non esistesse il calo dei consumi di carburante delle auto, come se non esistesse il progressivo calo della estrazione di petrolio e l’aumento del suo costo!

Non esiste per il Sindaco Brandoni soprattutto la necessità che l’Azienda API cominci a rivolgersi verso le fonti rinnovabili anche a Falconara Marittima, come già è stata capace di fare nel resto d’Italia …

Cioè quella necessità che i Comitati, dal 2003, hanno indicato e esponendolo anche ai Sindacati prima del rinnovo della concessione del 2003!


Ovvio che il Sindaco cerchi di contrapporre comitati e lavoratori API: se si concretizzasse una rivendicazione comune - lavoratori e cittadini - per un cambio progressivo della politica industriale dell’API, come farebbe l’Amministrazione falconarese ad incassare milioni di Euro grazie alla convenzione sottoscritta dal Sindaco con i Brachetti Peretti previa costruzioni di centrali termoelettriche?


Ma quanto anelato dal Sindaco Brandoni non coincide affatto con quello che dovrebbe essere  l’interesse strategico dei lavoratori e dei cittadini: uno sviluppo - anche a Falconara Marittima - di tecnologia e di impianti che usino fonti rinnovabili, ad alto contenuto occupazionale, di sicurezza e salubrità!

Già, la salute.

Il Sindaco sicuramente non sa che anche su questo aspetto i cittadini tutti - e anche quelli dei comitati e dell’assemblea permanente - sono molto più vicini ai lavoratori di quanto lo siano Lui e la sua Giunta.

Mentre firmava la Convenzione con i Brachetti Peretti - offrendo il sacrificio della salute dei falconaresi in cambio di denaro - si sono verificati due eventi speculari, propugnati e sostenuti dai Comitati,  che riguardano la salute:

  • 1) L’Indagine Epidemiologica dell’Istituto Nazionale Tumori e dell’ARPA Marche che ha evidenziato un rischio importante, statisticamente significativo, nel sottogruppo di soggetti (uomini e donne) che per più di 10 anni hanno svolto occupazioni che verosimilmente hanno determinato una maggiore presenza presso le loro residenze (…) suggerendo l’avvio di immediati interventi di prevenzione primaria per la riduzione/eliminazione dei fattori che hanno determinato tale eccesso”
  • 2) L’Istituto Superiore di Sanità ha recentissimamente avviato un “Aggiornamento dello studio di mortalità per causa specifica fra i lavoratori della Raffineria API di Falconara Marittima”. Ciò perché nel 2003 lo Studio occupazionale effettuato dall’Istituto d’Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Ancona in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità su 659 lavoratori della raffineria API in servizio fra il 1974 ed il 1989 aveva rilevato eccessi di mortalità tumorale complessiva e di tumori cerebrali in particolare!


Dunque anche la SALUTE è un aspetto della partita che si sta giocando per un progetto industriale lungimirante che parli di rilancio di una occupazione salubre per i lavoratori ed i cittadini!
Ferdinando Brachetti Peretti lo fa altrove, non a Falconara Marittima … Ma al Sindaco Brandoni questo non interessa!


6/10/2009

LAVORATORI API E CITTADINI: VERTENZA COMUNE!

Pubblicato il 3 Ottobre 2009 Nessun Commento »

- COMUNICATO STAMPA - 03/10/2009

“L’Assemblea Permanente No Centrali API , esprime solidarietà ai
lavoratori della raffineria e rivolge un appello alle RSU: ci sono argomenti e condizioni per dar vita ad una vertenza comune.”

Falconara, 3 ottobre 2009: Alla presentazione ufficiale del Piano industriale API, l ‘Assemblea Permanente NO CENTRALI API oltre ad esprimere solidarietà ai lavoratori della Raffineria,  rivolge un appello alle RSU: occorre aprire una fase di dialogo utile ad individuare percorsi condivisi su tutta una serie di questioni rimaste per troppo tempo in sospeso. La questione manutenzione e sicurezza degli impianti riguarda l’intera popolazione, non vogliamo vivere in una città INSICURA ed abbiamo ben a mente che in primis a rischiare saranno i lavoratori. Cittadini e lavoratori uniti possono respingere l’attuale Piano Industriale, servirà aprire un tavolo di confronto capace di indirizzare la proprietà a preservare imprescindibili garanzie di sicurezza anche sanitaria, e prospettive occupazionali stabili, possibili solamente con un serio investimento ed una concreta progettualità nel campo delle energie rinnovabili. Ci sono argomenti e condizioni per dar vita ad una vertenza comune.


Assemblea Permanente No Centrali API

Falconara, 3 ottobre 2009.


CENTRALI TERMOELETTRICHE API: COMITATI E ASSOCIAZIONI DIFFIDANO PRESTIGIACOMO, SCAJOLA, LETTA E BERLUSCONI!

Pubblicato il 18 Settembre 2009 Nessun Commento »

Il Ministro Prestigiacomo ha firmato il 13 Settembre la VIA favorevole alle centrali termoelettriche (520 + 60 MWe) che API Nòva Energia intende costruire a Falconara Marittima.

Il Ministro dell’Ambiente ha ignorato la DIFFIDA che Comitati e Associazioni le hanno inviato e che ha sicuramente avuto la possibilità di leggere (l’ha ricevuta il 3 Settembre scorso).

La DIFFIDA -  inviata anche al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al sottosegretario Gianni Letta e la Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola - è l’estensione agli attuali titolari della stessa inviata agli ex Ministri Pecoraro Scanio e Bersani.

diffida-2-testo (Prestigiacomo, Scajola, Letta e Berlusconi)
diffida-testo-def (Pecoraro Scanio, Bersani)

L’OGGETTO

Qualsiasi autorizzazione delle centrali proposte da API Nòva Energia - quantomeno quella da 60 MWe - fonda le sue motivazioni tecniche su una grave mancanza  - che noi riteniamo penalmente rilevante soprattutto per la violazione del D.Lgs. 334/99 (legge Seveso) - reiterata nel tempo dalla Dirigenza delle raffineria API:

1)     non aver mai implementato il sistema di sicurezza elettrico “in isola” che deve permettere l’AUTOSUFFICIENZA ELETTRICA di tutti i servizi degli impianti delle industrie a rischio di incidente rilevante per metterle al riparo da black out elettrici esterni!

2)     Aver dichiarato il falso nel Rapporto di Sicurezza del D.Lgs. 334/99 (Legge Seveso), e cioè di aver implementato il “sistema in isola”.

Il Rapporto di Sicurezza è il documento più importante indicato dal Decreto Seveso tanto che all’art. 27 il Decreto prevede “la punizione con l’arresto dai sei mesi ai tre anni per il gestore che non pone in essere le prescrizioni indicate nel rapporto di sicurezza o nelle eventuali misure integrative prescritte dall’autorità competente“.

I RISCHI

Un black out in raffineria “è un evento che se ripetuto potrebbe mettere a serio rischio l’integrità della struttura di processo ed ausiliaria di raffineria con conseguenze anche gravi in termini di sicurezza delle strutture della raffineria” scrive il 24 Luglio 2002 l’ing. Chiuccini - Ispettore regionale dei Vigili del Fuoco - all’indomani del primo black out alla raffineria API che ha coinvolto anche la popolazione con calo di tensione elettrica nelle abitazioni ed esalazioni diffusesi dagli impianti. Dopo quello del 2002, fino ad oggi, si sono succeduti almeno altri 3 black out negli impianti API di Falconara Marittima,  accertati dall’ARPA Marche e recepiti nelle plurime prescrizioni impartite all’API dal Comitato Tecnico Regionale Prevenzione Incendi.

Non inventiamo nulla, è tutto scritto nella Relazione del Dirigente Servizio e Ambiente della Regione Marche datata 8/5/2007 che potete consultare e sulla quale si basa la DIFFIDA oggi nuovamente ignorata dal Ministro Prestigiacomo come dal suo predecessore Pecoraro Scanio.

Abbiamo dubbi che il Ministro Scaloja non segua, nei confronti della DIFFIDA, il comportamento liquidatorio del suo predecessore Bersani.

Nella DIFFIDA abbiamo chiesto un atto preciso strettamente inerente i fatti:
NUSSUNO PUO’ AUTORIZZARE UNA AZIENDA A REALIZZARE UN’OPERA CHE SANA UN ILLECITO COMMESSO DALLA STESSA SENZA PRIMA - O CONTESTUALMENTE - SANZIONARE L’ILLECITO STESSO.

E’ la Commissione Tecnica di verifica per l’impatto ambientale del Ministro dell’Ambiente che a pag. 18 (e seguenti) riconosce platealmente che L’inserimento della nuova unità da 60 MWe nello stabilimento API di Falconara consente il conseguimento dell’assetto ad isola dello stabilimento medesimo“!
Una vera e propria autoaccusa!

Ma se i livelli più alti della gerarchia del controllo e della verifica ignorano questi gravi fatti si danno tre possibilità/punti interrogativi che si escludono a vicenda:

A)    le Autorità deputate al controllo “sul campo” - ARPA Marche, CTR Marche, Commissioni Ispettive ministeriali - non hanno inviato i loro Rapporti ai Ministeri;

B)    I Ministeri non hanno disposto alcun atto conseguente ai Rapporti di CTR, Commissioni ministeriali e ARPA Marche;

C)    le Autorità deputate al controllo “sul campo” non hanno adottato i provvedimenti di loro competenza in conseguenza dei risultati delle loro stesse indagini.

Se qualcuno crede che la partita sulle centrali termoelettriche API si stia avviando verso la conclusione non ha fatto i conti con chi pretenderà risposte a questi tre punti interrogativi.
In tutte le sedi necessarie ed opportune.

Per approfondire leggere: Relazione dell’8/5/2007 del Servizio Ambiente della Regione Marche

SERATE IN GIARDINO 2009: UN OTTIMO BILANCIO LUDICO CULTURALE

Pubblicato il 13 Settembre 2009 Nessun Commento »

Anche quest’anno si sono svolte le serate estive nel giardino della ex Scuola Lorenzini del quartiere Villanova di Falconara Marittima.

Serate rese possibili dal lavoro volontario delle Associazioni di Teatro IRIDE, ACCHIAPPASOGNI, ISOLA e da ARTEMUSICA che instancabilmente e tenacemente, insieme al Comitato Villanova e l’Associazione Dignitad para Todos ONLUS, cercano di trasformare gli spazi comunali in un Polo Culturale.

A tale proposito c’è un Progetto che le Associazioni hanno presentato a novembre 2008 all’Amministrazione comunale. Non abbiamo mai avuto alcuna risposta rispetto ad esso.

Nessun Assessore - e sorprendentemente neanche quello alla Cultura - è venuto ad assistere ad una delle serate nell’accogliente scenario del giardino.

Nessuno dell’Amministrazione si è affacciato a vedere i risultati del lavoro volontario su una struttura lasciata al progressivo degrado.

Neanche l’Assessore alla Cultura della precedente Amministrazione, nella prima edizione del 2007 delle serate in giardino, si era affacciato nello spazio spettacoli.

Sembra quasi che susciti fastidio questo incessante lavorìo volontario delle Associazioni per far vivere e traformare la struttura della ex Scuola Lorenzini in un quartiere abbandonato a se stesso!

Pubblichiamo le immagini degli spettacoli di questa edizione 2009 che ha visto esibirsi decine di attori di teatro e cantanti, proiezioni di video e tre giorni del laboratorio gratuito di giocoleria e trampoli per bambini.

Oltre 500 sono stati i cittadini falconaresi che hanno assistito gratuitamente agli spettacoli, spesse volte donando una offerta per sostenere lo sforzo economico delle Associazioni.

Un ringraziamento a tutti!

TEATRO

Acchiappasogni acchiappasogni-dulcis-in-fundo-clown-pubblico acchiappasogni-dulcis-in-fundo-3
clown dulcis in fundo acchaippasogni-dulci-in-fundo-1 acchiappasogni-dulcis-in-fundo-2


MUSICA

SFIDALAMUSICA Ass. ARTEMUSICA sfida-la-musica-serata-finale sfida-la-musica-panoramica
sfida-la-musica-il-pubblico-vota sfida-la-musica-i-protagonisti-sul-palco sfida-la-musica-il-pubblico-vota-2
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CINEMA

guardie-e-ladri-82 di Massimo Formica black-jack di Raffaele Filippetti gli-improbabili di Massimo Formica


GIOCOLERIA E TRAMPOLI

gli-allievi-sciolgono-i-muscoli il-maestro-maurizio-moroni-con-una-allieva-per-i-trampoli preparazione-alla-giocoleria


MALFUNZIONAMENTI, PERDITE, CARENZE ALL’ISOLA FISSA DELL’API = SCARSA MANUTENZIONE

Pubblicato il 7 Settembre 2009 Nessun Commento »

Per comprendere - e non sottovalutare - le gravi motivazioni per cui la Commissione Locale di collaudo ha dovuto porre fuori servizio l’isola fissa della raffineria API di Falconara Marittima  il 7 Agosto scorso si deve evidenziare che

  • 1) il provvedimento non poteva seguire ad una precedente diffida poiché sarebbe stato estremamente rischioso far lavorare una struttura che movimenta prodotti infiammabili con un sistema antincendio malfunzionante!
  • 2) Il provvedimento dei Vigili del Fuoco che indica malfunzionamenti, perdite e carenze riconduce ad una unica problematica: MANUTENZIONE!
  • 3) La problematica della MANUTENZIONE è stata sempre oggetto di PRESCRIZIONI impartite alla Società API da parte del Comitato Tecnico Regionale Prevenzione Incendi delle Marche, ma è dall’incendio del 25 Agosto 1999 (passando per quello dell’8 Settembre 2004 e per gli sversamenti in mare di prodotti petroliferi come quello del 2 Aprile 2007) che nessuno delle Autorità competenti - e men che meno la Magistratura di Ancona - è riuscita a far valere nelle sedi di competenza gli OBBLIGHI E LE SANZIONI del cosiddetto Decreto Seveso II (D.Lgs 334/99), il Decreto che detta chiaramente i doveri inderogabili di chi gestisce un impianto a “rischio di incidente rilevante” come la raffineria API e le sue strutture annesse!
  • 4) Per l’ennesima volta la Società API ha violato il Decreto di Concessione del 2003 che al punto.3 recita: “Obbligo di adempimento entro i termini indicati dall’Autorità Competente alle eventuali prescrizioni che deriveranno dall’applicazione in itinere del D.M. n° 293/2001 (Porti industriali e petroliferi). Vi invitiamo a leggere il DM 293/2001 e più in particolare la Relazione dell’Ispettore dei Vigili del Fuoco - Ing. Sebastiano Giuliano - sugli obblighi che impone il DM 293/2001 (soprattutto pag 8 e 9).
  • 5) Per l’ennesima volta il Protocollo di Intesa Regione Marche e API è carta straccia! Divertitevi a rileggere l’art. 1.

Alcune considerazioni:

  • Da quanto tempo andavano avanti malfunzionamenti, perdite e carenze?
  • Da quanto tempo avvenivano operazioni di movimentazione di prodotti infiammabili dall’isola fissa in condizioni di inefficienza del sistema antincendio?
  • Per quanto tempo si sarebbe protratta quella situazione pur avendo dimostrato, API raffineria, che nel giro di pochi giorni le manutenzioni si possono fare?

E poi:

  • I lavoratori non si sentono presi in giro quando l’Api dice che cala il lavoro e poi non esegue le manutenzioni e si fa mettere fuori servizio un terminale così importante come l’isola fissa?
  • I lavoratori non si sentono ostaggi di questo comportamento rischioso per la loro stessa incolumità?

NOI CITTADINI SI!

Pubblichiamo alcuni documenti delle Autorità utili per capire.

Tra gli altri citiamo il Verbale del CTR Marche Prevenzione Incendi del 19/12/2006 in cui a pag.11 “Aspetti organizzativi e di gestione della produzione e dell’emergenza e reti comuni (antincendio, etc)“, al punto 7G scrive: “Vista la importanza ed il rilievo che ha nell’ambito della sicurezza degli impianti della raffinerai le attività di manutenzione, si ritiene opportuno che per ogni reparto della raffineria venga individuata nell’organico la figura dell’operatore di manutenzione che dovrà essere preposto al controllo delle attività di manutenzione nel reparto di sua competenza“.