Fatti…ecco cosa racconteremo

Pubblicato il 7 Marzo 2007 Nessun Commento »

Fatti, ecco cosa racconteremo” dichiarò l’Amministratore Delegato dell’API Brunetti alla vigilia di APIncontra a Novembre 2006.

Qualcuno penserà che ritornare su APIncontra e parlare, oggi, di un evento accaduto nel 2005 presso la raffineria API sia anacronistico, però crediamo che raccontare un fatto di cui non si è mai avuta notizia fornisca di per se una valida motivazione a giustificazione del salto nel passato.
Infatti riteniamo che avere (e mantenere) una memoria sulle azioni che qualificano un soggetto - che sia pubblico o sia privato - il quale condiziona in modo considerevole il futuro ambientale, sanitario ed energetico di una Regione e della popolazione che abita in una Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale non sia uno sterile esercizio soprattutto quando è necessario sapere con chi si ha a che fare!

Il fatto

Il 21 settembre 2005 presso la raffineria API - ad una distanza di circa 10 metri dal mare - si è verificata la rottura dell’oleodotto di carico/scarico delle petroliere all’isola artificiale.
Ad accorgersi dell’incidente sono stati gli uomini dell’ARPAM, del Comune di Falconara e del NOE in seguito ad una sopralluogo congiunto eseguito il 27 Settembre 2005 (6 giorni dopo) nel corso del quale accertarono la presenza di prodotto idrocarburico in uno scavo sul lato mare!

L’API non aveva comunicato l’evento alle Amministrazioni competenti!

Soltanto il 17 Ottobre 2005 - in seguito alla segnalazione dell’ARPAM anche al Ministero dell’Ambiente - la raffineria API notificò quanto accaduto e le procedure messe in atto.

L’API, omettendo la immediata notifica dell’evento alle Amministrazioni competenti (Comune, Provincia e Regione) ha violato l’art. 7 del D.M. 471/99 (vedi box qui sotto).

Decreto Ministero Ambiente n° 471/1999

Art. 7: Notifica di pericolo di inquinamento e interventi di messa in sicurezza d’emergenza

1) “Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei valori di concentrazione limite accettabili di cui all’art. 3, comma 1, o un pericolo concreto ed attuale di superamento degli stessi, è tenuto a darne comunicazione al Comune, alla Provincia e alla Regione nonché agli organi di controllo ambientale e sanitario, entro le 48 ore successive all’evento, precisando:

a)    il soggetto responsabile dell’inquinamento o del pericolo di inquinamento e il proprietario del sito;

b)    l’ubicazione e le dimensioni dell’area contaminata o a rischio di inquinamento;

c)    i fattori che hanno determinato l’inquinamento o il pericolo di inquinamento;

d)    le tipologie e le quantità di contaminanti immessi o che rischiano di essere immessi nell’ambiente;

e)    le componenti ambientali interessate, quali, ad esempio, suolo, corpi idrici, flora, fauna;

f)      la stima dell’entità della popolazione a rischio o, se ciò non è possibile le caratteristiche urbanistiche e territoriali dell’area circostante a quella potenzialmente interessata dall’inquinamento;

2) Entro le 48 ore successive al termine di cui al comma 1), il responsabile della situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento deve comunicare al Comune, alla Provincia e alla Regione territorialmente competenti gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza adottati e in fase di esecuzione. La comunicazione deve essere accompagnata da idonea documentazione tecnica dalla quale devono risultare le caratteristiche dei suddetti interventi.

3) omissis …

Non ci risulta che i vertici dell’API abbiano raccontato quanto sopra ai dirigenti scolastici ed agli insegnanti delle scuole falconaresi che hanno partecipato ad APINCONTRA!

Peccato perché certamente l’dea che i giovani cittadini si stanno formando rispetto alla raffineria API risulta parziale o monca di particolari non irrilevanti e gli stessi insegnanti non possiedono elementi che - come evidenzia l’anacronismo di questa nota - è difficilissimo scovare e divulgare.

Pol(l)o commerciale…Falconaresi e un futuro da polli!?

Pubblicato il 25 Febbraio 2007 1Commento »

Su un quotidiano locale del 24/2 abbiamo appreso che “la realizzazione del centro per la grande distribuzione alla Gabella (ndr: territorio del Comune di Falconara M.ma) rientra nell’ambito di un’operazione immobiliare mirata a risarcire i proprietari dell’ex sito industriale della Montedison per le spese che dovranno sostenere (si parla di 10 milioni di euro) nella bonifica del sottosuolo: in pratica, per eliminare gli inquinanti presenti nel perimetro della vecchia industria chimica, i proprietari dell’area hanno la possibilità di demolire i capannoni e recuperare parte delle volumetrie nel nuovo polo commerciale della Gabella (…)“. Commenta il Sindaco Recatini nello stesso articolo: “In questo momento, per Falconara è interesse prioritario la bonifica della ex Montedison, prettamente collegata alla realizzazione di un centro commerciale alla Gabella, dove tra l’altro è prevista l’apertura del nuovo casello autostradale che fornirà un’adeguata infrastruttura viaria“.

Praticamente il Sindaco Recanatini ha esplicitato con altre parole quanto scritto recentemente nella “predisposizione dell’atto di indirizzo per la redazione di una variante al PRG” la cui logica urbanistica abbiamo già criticato nello scorso intervento della Bocca della Verità.

Ciò che ci colpisce e stona in quella che il quotidiano ha definito operazione immobiliare è la logica indicata come “risarcitoria” per la costosa bonifica del sito della ex Montedison!

Andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente il tutto.

La legge sulla bonifica dei siti inquinati (DM 471/99, art. 17 Dlgs 22/97) stabilisce che chiunque (sia esso privato cittadino o impresa) si renda responsabile, anche accidentalmente, dell’inquinamento di un sito (cioè di un luogo o porzione di territorio) sarà seriamente minacciato da sanzioni penali, se non provvederà a proprie spese alla bonifica del sito inquinato. Qualora non sia immediatamente individuabile il responsabile l’art-9 contempla il caso che sia il proprietario dell’area a procedere, anche al fine di evitare la procedura d’ufficio degli organi competenti (Comune o Ministero dell’ambiente nel caso di siti di interesse nazionale).

Falconara è piena di siti inquinati.

Gli stessi Comitati hanno contribuito con le proprie denunce e segnalazioni alla scoperta dell’inquinamento da idrocarburi del sito di via Monti e Tognetti e del sottosuolo della raffineria API.

In tutti i casi le procedure sono state avviate dai privati proprietari delle aree, a loro spese, anche quando, come nel caso di RFI lungo via Monti e Tognetti, la natura dell’inquinamento sembra palesare la non responsabilità della ditta proprietaria.

L’API, per esempio, sta bonificando a sue spese il sottosuolo inzuppato di idrocarburi; per esempio abbiamo avuto notizia che la ditta che intende costruire sul sito della ex Casali (sotto il cimitero di Falconara) sta facendo altrettanto.

Durante l’Amministrazione Carletti l’area della ex Montedison, dove era ipotizzabile una situazione di inquinamento del sottosuolo proprio per le lavorazioni ivi realizzate, venne acquistata da una Società facente capo all’Azienda Del Poggio, proprietaria di vasti appezzamenti di terreno nella zona Pojole di Falconara dove insistono allevamenti di polli.

In effetti si scoprì che il sito era ed è inquinato tanto da venir inserito tra i siti di interesse nazionale, per la cui bonifica il Ministero mette a disposizione dei fondi speciali. Stessa situazione dell’API.

Il Dott. Nedo Biancani, geologo che, per un periodo, seguì ufficialmente il sito e con il quale interloquimmo tempo fa, ci disse che a suo parere la caratterizzazione e la successiva bonifica dell’area ex Montedison avrebbe avuto costi assai rilevanti.

Nell’articolo sopraccitato si parla di 10 milioni di Euro!

A Marzo 2000, in fase di elaborazione finale del PRG di Falconara, presentammo le nostre osservazioni e, come noi e tanti altri cittadini, anche l’Azienda Del Poggio presentò le sue e chiese di rendere edificabile il vasto terreno aziendale al di là della strada SS16, nella zona Pojole/Gabella del Comune di Falconara, a ridosso dell’abitato di Marina di Montemarciano.

L’osservazione fu accolta dall’ufficio urbanistica del Comune di Falconara e approvata dal Consiglio comunale che adottò il PRG di Falconara. Lo stesso fece la Provincia di Ancona.

Successivamente, nel 2004, nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) l’Amministrazione Carletti inserì la realizzazione di un centro commerciale in località Gabella su un terreno di proprietà della Azienda Del Poggio.

Poi, sempre nel 2004, quando ogni Comune gravato dalla realizzazione della terza corsia della A14 contrattò con la Società Autostrade le opere di “compensazione” spettanti, l’Amministrazione Carletti optò per la realizzazione di un nuovo casello autostradale in località Gabella adiacente al centro commerciale di cui sopra (a tre chilometri da quello di Ancona nord che pure ne avrebbe di problemi da risolvere, dalla carenza di parcheggi, al deflusso dei camion!).

Oggi il Sindaco Recanatini ci dice chiaramente che “la bonifica della ex Montedison è prettamente collegata alla realizzazione di un centro commerciale alla Gabella e, conclude la giornalista, rientra nell’ambito di un’operazione immobiliare mirata a risarcire i proprietari dell’ex sito industriale della Montedison per le spese che dovranno sostenere (si parla di 10 milioni di euro) nella bonifica del sottosuolo.

A noi sembra che, urbanisticamente, ci sia stato un grave errore di valutazione da parte della precedente Giunta Carletti, errore che oggi non dovrebbe sfuggire al Sindaco Recanatini ed alla sua Giunta e che dovrebbe essere sanato in nome dell’interesse generale della comunità falconarese!

Invece sembra proprio che la nuova Amministrazione Recanatini sia in sintonia con la precedente di Carletti.

Da cittadini ci sembra di capire che l’interesse legittimo dell’Azienda del Poggio sia stato ed è quello di rendere edificabili i suoi terreni nella zona Pojole/Gabella cosa che garantirebbe un ottimo profitto dalla vendita di quei terreni ai privati che intenderanno costruire.

In giro si sente parlare di circa 60-70.000 metri cubi di edilizia residenziale e di 120-130.000 mq di edilizia commerciale (si pensi alla proporzione con l’Auchan che sono circa 20.000 mq) che potrebbero far incassare intorno ai 10-11.000 milioni di Euro all’Azienda del Poggio!

Un bel “risarcimento” per un proprietario che la legge obbliga a bonificare e per il quale la stessa legge non prevede alcun “risarcimento“… Vogliamo dire, dobbiamo aspettarci altri “risarcimenti” per l’API, RFI, ecc., oppure sarà un risarcimento una tantum?

Da cittadini attenti ed allarmati dal consumo del territorio e per nulla convinti che tutto ciò possa definirsi una riqualificazione del territorio, ci chiediamo quale sia il beneficio per l’interesse generale della comunità falconarese che dal PRG deve essere tutelata proprio per ciò che riguarda il territorio quale bene irriproducibile.

Ci sembra che la prospettiva per l’interesse generale della comunità sia quella di una invasiva, insostenibile “crosta di cemento” nella zona Pojole/Gabella e, sul lato mare, il sito della ex Montedison bonificato (fino a quale profondità? Con quale efficacia?) da destinare ad un fumoso e confuso polo del tempo libero la cui costruzione e gestione dovrà avvenire a spese del Comune di Falconara.

Ed infine, sempre dal punto di vista dell’interesse generale per la comunità falconarese, come interpretare la possibilità concessa all’Azienda del Poggio di utilizzare la cubatura disponibile nella ex Montedison per la edificabilità nella zona Pojole/Gabella (con conseguente innalzamento del valore del terreno posseduto)? Come interpretare le affermazioni del Sindaco Recanatini nel contesto dell’articolo sopraccitato nel quale la giornalista scrive che l’edificabilità delle aree sarebbe una sorta di “risarcimento” per gli alti costi della bonifica della ex Montedison se questo particolare “risarcimento” non è previsto dalla legge ed è un criterio non utilizzato ne con l’API, ne con l’area ex Casali, ne con altri?

Certamente la dichiarazione del Sindaco Recanatini affiancate alle deduzioni della giornalista e l’atto di indirizzo predisposto dallo stesso Sindaco per la redazione di una variante al PRG determinano sconcerto ed allarme per il futuro del territorio falconarese e ci fa pensare ad un FUTURO DA POLLI per gli interessi della comunità falconarese!

L’atto di indirizzo della variante al PRG del Sindaco Recanatini è un ritorno al passato!

Pubblicato il 23 Febbraio 2007 Nessun Commento »

Leggendo la nota del Sindaco Recanatini “predisposizione atto di indirizzo per la redazione di una variante al PRG” abbiamo avuto la sensazione di un salto nel passato della storia urbanistica di Falconara quando la stessa cultura di uno sviluppo qualsiasi, senza aggettivi, guidata dal solo obbiettivo della creazione di occupazione senza domandarsi che cosa produrre (e le sue conseguenze) ci portò dritti dritti tra il fuoco e i miasmi dell’industria petrolifera e soffocò il ben più ricco, pulito ed avviato sviluppo turistico di Falconara.

Nella sua nota il Sindaco dice che si deve “calare la pianificazione urbanistica nel contingente momento storico”. Niente di più sbagliato in quanto riteniamo che assolutizzare il presente neghi la necessaria prospettiva di un Piano Regolatore Generale, di un governo ed una pianificazione territoriale la quale ha una dignità politica se guarda al futuro con la saggezza di dover trasmettere alle generazioni future una qualità territoriale, ambientale e, dunque, urbanistica (una qualità della vita!) non inferiore a quella che abbiamo a nostra volta ereditato!

E’ il semplice concetto dello sviluppo sostenibile che Sindaco e Giunta falconarese sembrano aver dimenticato!

Il contingente momento storico formulato dal Sindaco Recanatini non ha un briciolo di saggezza (forse neanche contabile) e ci illumina (se ce ne fosse stato ancora bisogno) sulla logica che ha portato il Sindaco a non muovere dito per la acquisizione al patrimonio pubblico della ex Officina ferroviaria squadra rialzo di Falconara nonostante il denaro necessario provenisse dalla Regione Marche!

Inoltre, quando il Sindaco lega la necessità di “frenare il calo demografico” con lo sviluppo urbanistico inteso come creazione di nuove aree residenziali significa che non ha capito (o letto) che “(…) in parte è diffusa nell’immaginario collettivo e nelle conseguenti scelte insediative dei cittadini di Falconara e delle aree limitrofe la percezione di Falconara Marittima come “comune da industria pesante” e come un “comune di transito” verso il quale è preferibile non trasferirsi e dal quale è preferibile, entro certi limiti, andarsene”. E’ questo ciò che a Maggio 2003 relazionarono la SVIM Marche e l’Università Politecnica delle Marche sugli aspetti economico e sociali dell’Area ad Alto Rischio!

Il 3 Marzo del 1990 Antonio Cederna (urbanista, giornalista, ex deputato del PCI) scriveva sulla rivista “Arancia Blù“: “Non più la crescita va perseguita, ma la riqualificazione urbana e territoriale, per rendere vivibile la città ed esaltare le risorse paesistiche e naturali (…) Dobbiamo convincerci che la rigorosa tutela della natura è garanzia di progresso sociale ed economico; che i vincoli sono un essenziale servizio pubblico; che la salvaguardia dei valori paesistici e culturali e l’uso parsimonioso di quella risorsa scarsa ed irriproducibile che è il territorio sono una priorità assoluta, alla quale va subordinata qualsiasi ipotesi di sviluppo e di trasformazione. Dobbiamo abituarci a ragionare in termini di ettari strappati alla cementificazione, di metri cubi e di chilometri di asfalto eliminati”.

Si può dire, dunque, che le linee predisposte dal Sindaco Recanatini che prevedono di divorare territorio con il porto turistico, con l’operazione della Società Quadrilatero a ridosso di Castelferretti, con l’edificazione tra il Tesoro e Falconara Alta, con il parco commerciale adiacente al nuovo casello di Gabella della A14 sia culturalmente, urbanisticamente e politicamente datate a prima del 3 Marzo 1990!

Talvolta, e lo percepiamo più con disgusto che con sorpresa, a Falconara sembra di vivere in un mondo a parte; non è forse il programma del governo Prodi - stesso colore politico della giunta falconarese - che afferma: “In particolare proponiamo di varare una nuova legge quadro per il governo del territorio che operi secondo i seguenti criteri: evitare il consumo di nuovo territorio senza aver prima verificato tutte le possibilità di recupero, di riutilizzazione e di sostituzione (…) Nuovi impegni di suolo ai fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative al riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”.

Se l’uomo che abbiamo contribuito a far eleggere a Sindaco di Falconara è urbanisticamente e politicamente fermo quantomeno a 17 anni fa e ha dimenticato quel passo del programma dell’Unione al governo le alternative sono due: o fa quello che sa fare e lascia l’Urbanistica all’apposito assessorato ricco di competenze oppure se ne va!

EX OFFICINA RIALZO,SEMPRE PIU’ APINARA…

Pubblicato il 10 Gennaio 2007 Nessun Commento »

La ex Officina sarà acquistata dalla raffineria API!

Il futuro della ex Squadra Rialzo non sarà quello dell’OFFICINA CULTURALE, una concreta prospettiva tracciata dal 2000 dal costruendo museo del trasporto e da decine di spettacoli teatrali e musicali!

Probabilmente il Sindaco Recanatini ed il suo Vice Piccinini hanno ritenuto inopportuno, e dunque impensabile, “sfilare” dalle mani del petroliere Brachetti Peretti un BENE COMUNE dell’intera Regione Marche e di Falconara sottoposto al vincolo di tutela da parte del Ministero dei Beni Culturali!
Davvero singolare il loro comportamento politico nella vicenda della Officina Rialzo: quando ad Ottobre 2006 - per esercitare il diritto di prelazione - c’erano i cinque milioni di Euro della Regione Marche del contratto di quartiere Villanova/Falconara Nord da cui utilizzare gli 830 mila Euro per la ex Officina Rialzo, la Giunta falconarese scelse di non comprarla.
Disse il Vicesindaco Piccinini: “(…) sarebbe incoerente acquisire nuovi locali quando si stanno dimettendo affitti e vendendo proprietà per reperire risorse. Si cerca inoltre di dare precedenza a progetti che abbiano una reale valenza ed utilità per i cittadini, come ad esempio i parcheggi (…)”, dimenticando di dire che il Bilancio del Comune di Falconara non sarebbe stato interessato dall’operazione: erano soldi della Regione!
Poi, riapertasi recentemente la partita della prelazione grazie al grande lavoro legale svolto dal Dopolavoro ferroviario di Falconara, si è incredibilmente concretizzato l’interesse del Comune di Falconara che, ventiquattro ore prima della scadenza del tempo utile per esercitare il diritto di prelazione, ha convocato un tavolo con Regione e Provincia per esperire le possibilità di una intesa finanziaria.

La domanda è la seguente:
che significato ha avuto la convocazione di quel tavolo a tre se la Giunta comunale non voleva utilizzare una parte (830 mila Euro) dei 5 Milioni di Euro regionali del Contratto di quartiere Villanova/Falconara Nord per l’acquisto della ex Officina Rialzo?

Pertanto riteniamo che quell’incontro convocato da Piccinini sia stato di facciata!

L’associazionismo falconarese aveva già avuto degli eloquenti segnali negativi da parte del Sindaco Recanatini e dell’Assessore alla cultura Lodolini: ambedue avevano ignorato sia la richiesta di incontro sull’argomento (Ottobre 2006) sia la richiesta di collaborazione per poter organizzare spettacoli teatrali e musicali nei mesi di Gennaio e Febbraio 2007.

Ma la conclusione a cui abbiamo assistito ieri, a nostro parere, evidenzia un atteggiamento politico del Sindaco di Falconara e del suo Vice di feudale sudditanza nei confronti dell’API!

E’ risibile quanto dichiarato pubblicamente dal Vicesindaco Piccinini che “non c’è assolutamente volontà politica di lasciare campo libero all’API e lo si è già dimostrato con la posizione assunta dall’Amministrazione Comunale nei confronti della centrale elettrica”!
Piccinini sa perfettamente che quella posizione assunta contro le nuove centrali API conta poco sulla strada delle autorizzazioni necessarie e conta ancora meno se, come sta facendo il Sindaco Recanatini, non viene fatta energicamente valere nei confronti della Regione Marche che ha steso un velo di silenzio sull’argomento!
Ben diverso e di altro spessore morale, politico e culturale è l’esercizio di un proprio diritto da parte dell’Amministrazione comunale di Falconara (il diritto di prelazione sulla Officina Rialzo) che, in un solo colpo, avrebbe tolto dalle mani dell’API un BENE COMUNE altrimenti privatizzato!

La ex Officina Squadra Rialzo di Falconara non sarà più BENE COMUNE.
Sarà proprietà privata nel Comune di APINARA!
La responsabilità è della Giunta Recanatini!

SCHEDA

Il balletto delle cifre per esercitare correttamente
Il DIRITTO DI PRELAZIONE

Ottobre 2006: Le opere previste dal Contratto di quartiere Villanova/Falconara Nord è finanziato per 5.000.000 € dalla Regione Marche e per 2.000.000 € dal Comune di Falconara M.ma (la Legge prevede obbligatoriamente l’intervento finanziario del Comune dove si interviene con le opere, pena la decadenza di tutto l’intervento, compreso il finanziamento della Regione).

Una parte del finanziamento sarebbe servito per un parcheggio sotterraneo da realizzare in Piazza Catalani. Gli elevatissimi costi calcolati per ricavare un posto auto - circa 25.000 € - fanno si che la Giunta di Falconara rinunci ad utilizzare quel denaro per il parcheggio.

L’Assessore all’Urbanistica, Arch. Carlo Brunelli, chiese alla Regione Marche se una parte della cifra impegnata dalla Regione Marche (730.000 € dei 5.000.000 € regionali + ulteriori 100.000 € sempre dalla Regione) potesse essere dirottata sull’acquisto della ex Officina Rialzo sita a Villanova, nel quartiere oggetto delle opere del Contratto di Quartiere.

La Regione Marche diede l’OK!

I cittadini della zona interessata dal Contratto di Quartiere, convocati in pubblica assemblea, diedero il loro parere favorevole (con tanto di votazione verbalizzata).

La Giunta Recanatini scelse di ignorare tutto questo e dichiarò, come fece il Vicesindaco Piccinini, di voler privilegiare i parcheggi per le auto!

Apincontra

Pubblicato il 27 Novembre 2006 Nessun Commento »

I vertici della raffineria API - nella fattispecie il sig. Aldo Brachetti Peretti ed il sig. Franco Brunetti - sono persone sincere.
Basta un aiuto dialettico per fargli vincere una sorta di ritrosia ed ecco che dicono la verità, tutta la verità nient’altro che la verità!
Ma la verità, ahiloro, spesso non fa rima con pubblicità cosicché l’annuale e autoreferenziale vetrina aziendale APINCONTRA si è rivelata per quello che è: un CAVALLO DI TROIA soprattutto nei confronti degli studenti delle scuole falconaresi che hanno accettato l’invito dell’API!

APINCONTRA si è caratterizzata con due elementi che ne hanno rivelato l’essenza del Cavallo di Troia: le argomentazioni dei vertici dell’API (Presidente e Amministratore Delegato) riportate dalla stampa locale e l’omaggio agli intervenuti di un kit denominato “Kyoto box” in cui erano contenute due lampade a risparmio energetico e due riduttori di flusso per l’acqua del rubinetto di casa.

Le argomentazioni dei vertici dell’API

Franco Brunetti (Amministratore Delegato): “Questo sito pensa di restare per questa e per le prossime generazioni, raffinando petrolio finchè ce ne sarà, poi producendo energia“.
Aldo Brachetti Peretti (Presidente): “la centrale da 60 Mwt è quasi come il termosifone di casa…“.

Vale a dire che a fronte della costruzione delle due nuove centrali elettriche per complessivi 580 Mwe ci sarebbe stata una riduzione della raffinazione complessiva.
Questa tesi è stata più volte rilanciata ai cittadini attraverso la stampa dall’Assessore all’Industria della Regione Marche Gianni Giaccaglia, dal parlamentare di Alleanza Nazionale e candidato a Sindaco di Falconara M.ma Carlo Ciccioli e dal parlamentare dei Democratici di Sinistra Massimo Vannucci.
Che le dichiarazioni di Giaccaglia, Ciccioli e Vannucci fossero prive di fondamento lo avevano capito solo coloro che seguono attentamente le problematiche energetiche (non solo regionali!), ma indubbiamente la tesi di Giaccaglia, Ciccioli e Vannucci risultava interessante e suggestiva per la maggioranza dei cittadini che non possono approfondire la problematica.
Qui sta, secondo noi, la scorrettezza intellettuale di Giaccaglia, Ciccioli e Vannucci: nel sostenere la realizzazione delle nuove centrali API essi hanno blandito il desiderio di tanti cittadini di veder progressivamente scomparire quello che ormai percepiscono chiaramente: l’inquinante, insalubre ed economicamente devastante raffinazione e dipendenza del petrolio!

Con le sue parole l’A.D. dell’API non poteva essere più chiaro sull’argomento e, nello stesso tempo, ha rivelato uno dei contenuti della pancia del Cavallo di Troia: prima si sfruttano le fonti fossili finchè ce ne saranno e poi si vedrà.

LE LAMPADINE, GLI SCARTI DEL PETROLIO ASSIMILATI A SOLE E VENTO
E I CONTI IN TASCA A BRACHETTI PERETTI!

Perché l’Italia è uno degli ultimi tra i paesi europei a produrre energia elettrica da fonti rinnovabili e tra i primi a produrla dal petrolio (e suoi scarti) e metano?
Aldo Brachetti Peretti, che ha regalato le lampadine a risparmio energetico agli studenti falconaresi, possiede una delle motivazioni in casa, anzi a casa dei Falconaresi!
La centrale elettrica IGCC da 250 Mw di Aldo Brachetti Peretti - entrata in funzione nel 1999 - brucia il tar, scarto bitumioso della lavorazione del petrolio, il quale è stato ASSIMILATO ad una fonte rinnovabile.
Quindi la centrale elettrica IGCC che usa il tar per produrre energia elettrica viene incentivata come se usasse il sole o il vento!
Questo marchingegno smaccatamente a favore dei petrolieri è stato attivato nel 1992 dal Comitato Interministeriale Prezzi (provvedimento CIP 6) il quale stravolse la decisione del governo di agevolare la costruzione di centrali elettriche che usassero fonti rinnovabili. L’agevolazione per chi avrebbe usato le fonti rinnovabili - e scandalosamente estesa anche alle assimilate come il tar che brucia l’API - consisteva nella garanzia che l’ENEL avrebbe comperato ad un prezzo più alto l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, prezzo più alto finanziato attraverso le bollette dei cittadini (voce A3 della bolletta).

Quanto ci sta guadagnando l’API con questo sistema?

E soprattutto, quanta di quella agevolazione che avrebbe dovuto andare alle vere fonti rinnovabili è stata catturata dall’API con il suo scarto bituminoso del petrolio “trasformato magicamente” dal CIP 6 in qualcosa di simile al sole ed al vento?

Secondo la Relazione del Gruppo di Studio attivato dalla Provincia di Ancona nel 1995 la centrale IGCC dell’API che brucia i residui bituminosi della lavorazione del petrolio produce 1 Kwh di energia elettrica al costo di 46 £ (37 per il combustibile e 9 per i costi di esercizio). Il prezzo di vendita all’ENEL dell’energia elettrica” - a causa del provvedimento governativo CIP 6 - è pari a 122 £/Kwh. Il Gruppo di Studio valutò quindi che quando nel 1999 entrò in funzione la centrale elettrica IGCC per l’API l’utile specifico è pari a 76 £/Kwh (122 £ - 46 £) ottenendo così un utile annuo sulla vendita dell’energia che ammonta a circa £ 110 miliardi di lire”.
Un paradosso ulteriore della assimilazione degli scarti del petrolio al sole ed al vento è che più cresce il prezzo del petrolio maggiore è il contributo che lo stato riconosce a quel tipo di impianti!

Ma c’è di più!
L’inchiesta pubblicata nel n° 75 di ALTRECONOMIA (Settembre 2006) ha calcolato per la famiglia Brachetti Peretti “almeno 150 milioni di €uro in sovvenzioni CIP 6 su un fatturato del gruppo di 2,7 miliardi di €uro e utili di 96 milioni di €uro”!

A CAVAL DONATO E’ MEGLIO GUARDARE IN BOCCA!

Un impianto fotovoltaico per la produzione dell’energia elettrica necessaria al fabbisogno di una abitazione costa - al privato cittadino - circa 20.000 €.
Con 150 milioni di € annui destinati alle fonti veramente rinnovabili si potrebbero costruire ed installare circa 7.500 impianti fotovoltaici per abitazioni civili per la produzione dell’energia elettrica.
Se consideriamo che nella città di Falconara Marittima sono censite 12.004 abitazioni possiamo ritenere che con un anno e mezzo di sovvenzioni CIP 6 che la centrale IGCC dell’API incassa si sarebbero potute “solarizzare” tutte le abitazioni civili di Falconara che sarebbero diventate produttrici e consumatrici di energia elettrica.

Non solo: con la somma delle sovvenzioni incassate negli ultimi sei anni dalla centrale API che brucia tar assimilato al sole e al vento si sarebbero potute solarizzare altre tre città della grandezza di Falconara Marittima!

Qualcuno ha la volontà politica di quantificare la grande quantità di lavoro specializzato, pulito e non a rischio che si sarebbe messo in moto (e si potrebbe attivare anche adesso)?
Qualcuno - egregi Giaccaglia, Ciccioli e Vannucci - ha quantificato quanto minor impatto ambientale ci sarebbe stato e ci sarà rispetto a quanto emesso dalle centrali elettriche che utilizzano combustibili fossili (come quelle a metano e gpl che vorrebbe costruire l’API)?
Non è forse compito vostro dato che - ve lo ricordiamo associandoci all’amico Beppe Grillo - siete nostri dipendenti?

“Fatti ecco cosa racconteremo” ha dichiarato l’AD Brunetti alla vigilia di APIncontra In realtà non ci risulta che i vertici dell’API abbiano dato le informazioni di cui sopra agli studenti ed a coloro ai quali hanno regalato le lampadine a risparmio energetico!
Non ci risulta che i vertici dell’API abbiano detto ai dirigenti scolastici ed agli insegnanti delle scuole falconaresi che dal 1992 ad oggi, soltanto 6 dei circa 30 miliardi di Euro
che abbiamo pagato di tasca nostra per la costruzione di impianti da fonti rinnovabili sono serviti per supportare le energie pulite!
Buona parte degli altri 24 miliardi ha invece gonfiato i ricavi di note aziende petrolifere che bruciavano (e bruciano) gli scarti della loro produzione (che è anche la parte più inquinante) per produrre energia elettrica!

ALLORA, QUANTO VALGONO QUELLE LAMPADE REGALATE DALL’API?

Salto nel vuoto

Pubblicato il 30 Ottobre 2006 Nessun Commento »

AREA EX SQUADRA RIALZO FERROVIARIO DI FALCONARA:
SALTO NEL VUOTO DELLA GIUNTA RECANATINI?

Il diritto di prelazione che la Giunta Recanatini avrebbe potuto esercitare (ma non ha esercitato) sull’area della ex squadra di rialzo ferroviaria posta tra la spiaggia e lo storico quartiere Villanova non è declassabile a mera “questione di principio” o di “contrapposizione ideologica” nei confronti della Società API S.p.A..
Quello che è in gioco con quei 6.000 mq circa di edifici e terra è la difesa dell’integrità di una parte del territorio di Falconara M.ma prima ancora che del quartiere Villanova.
Il nocciolo della questione è se da parte della nuova Amministrazione comunale falconarese esista la volontà politica di governare questo pezzo di territorio di Falconara; se, in estrema sintesi, questo pezzo di territorio di Falconara a confine con la raffineria API sia soggetto o meno alla volontà pianificatrice del Comune.

Già nei prossimi anni la questione del by-pass ferroviario API entrerà come un mannaia sul tessuto territoriale falconarese facendo scempio anche del Piano Regolatore sostenuto dai cittadini e regalando all’API quasi 3 ettari di terreno.
Inoltre nel 1999 la giunta Carletti ha già affittato per 30 anni via Toselli (via del quartiere Villanova) all’API!

Oggi nella stessa porzione di territorio a confine con l’attuale proprietà API l’area della ex squadra di rialzo è stata messa all’asta dalle ferrovie e di fronte al rischio dell’acquisizione da parte dell’API la nuova Giunta Recanatini opta per la “non ingerenza”, esprimendo una sorta di neutralità ed indifferenza su una serissima questione che la riguarda in prima persona e riguarda tutti i cittadini falconaresi: IL GOVERNO DEL TERRITORIO IN CUI VIVIAMO!
Per una Amministrazione comunale il governo del territorio è un dovere e un diritto rispetto al quale l’atteggiamento pilatesco non è accettabile poiché i cittadini vogliono vedere tutelato il territorio e le sue potenzialità come bene comune, potenzialità che se ben pianificate portano ricchezza all’intera comunità!

Sul governo del territorio - tanto più a ridosso e confine con una grande industria - non può esserci neutralità o non intervento altrimenti si sceglie il non governo che, oggettivamente, non tutela il cittadino ed il bene comune ma favorisce il soggetto privato più forte!

E’ dunque grave che la giunta Recanatini stia abdicando al dovere di governare questa parte del territorio nel momento in cui si prospetta concretamente la futura liberazione dell’area dell’attuale scalo merci dove insiste la ex squadra di rialzo ferroviaria (sarà trasferito all’interporto di Jesi) e cioè nel momento in cui dovrebbe esercitare il massimo del controllo e della pianificazione.
Infatti prima ancora che gli scali merci fs siano trasferiti all’Interporto, con l’acquisto della grossa area della ex squadra di rialzo da parte dell’API già una parte di quella ampia fetta di terreno sarebbe condizionata, pregiudicata dall’intervento di un soggetto privato.
Si permetterebbe cioè che la Società API si incunei all’interno di un’area che quando sarà liberata potrà giocare un ruolo importantissimo per la riqualificazione del fronte mare di tutto il quartiere Villanova!

Non solo: l’idoneità dimostrata fino ad oggi dall’edificio storico della ex squadra di rialzo come affascinante contenitore culturale dove sono stati messi in scena con successo spettacoli teatrali e concerti, l’avanzata fase di allestimento di un ricchissimo museo della ferrovia (curato con passione dal Dopolavoro Ferroviario) che è contemporaneamente cultura, storia e scenografia non possono farci che gridare al “delitto” qualora l’area sia lasciata cadere in mano alla Società API S.p.A.!

Ci rifiutiamo di credere che nessun assessore della Giunta Recanatini - a parte l’Assessore all’Urbanistica Brunelli - abbia intuito che l’edificio della ex squadra di rialzo fs ed il relativo terreno costituiscono l’avamposto della riqualificazione culturale e del fronte mare, ricchezze per Falconara e per il quartiere Villanova!
Saremmo di fronte ad una vero e proprio atto di deregulation che lascerebbe mano libera agli “appetiti” privati!

Ma bisogna ricordare anche che il nuovo Piano Regolatore Generale di Falconara del 1999 ha incubato dentro di se una “singolarità” e/o anomalia proprio sulla porzione di scalo merci (lato mare) dove insiste la ex squadra di rialzo ferroviaria.
In pratica il PRG ha pianificato un “progetto programma” che nel medio periodo doveva garantire la dismissione dello scalo merci ferroviario ma, osservando la suddivisione degli elaborati planimetrici, già nel 2000 ci accorgemmo che la “ridefinizione complessiva del disegno urbano ed una valorizzazione dell’area” dello scalo merci prevista dal PRG riguardava soltanto l’altra porzione dello scalo merci, cioè quella lato monte conosciuta come lato Castellaraccia! In qualità di residenti elaborammo un’osservazione che chiedeva di considerare complessivamente lo scalo merci (lato mare e lato monte) e quindi di prevedere una valorizzazione anche dell’area lato mare dato che erano proprio le Prime Linee del Piano di Risanamento dell’AERCA elaborate dalla Regione Marche a considerare nella sua interezza lo scalo merci.
La nostra osservazione non fu ritenuta ammissibile dall’ufficio urbanistica dall’allora assessorato della Giunta Carletti (assessore all’urbanistica era Fausto Api).
Svista, cecità o incompetenza? Sta di fatto che se quella porzione sul mare dello scalo merci fosse stata inserita tra le aree da valorizzare, con la dismissione dello scalo merci molto probabilmente ora non ci troveremmo in questa situazione.
Ed allora a maggior ragione la nuova Giunta falconarese non può perseverare in una svista, cecità o incompetenza poiché il suo attuale Assessore all’urbanistica - l’Arch. Carlo Brunelli - ha capito l’importanza di quell’area dove oggi insiste la ex squadra di rialzo ferroviaria e ha trovato e proposto la soluzione per “sanare” la pericolosa mancanza della Giunta Carletti!

Per concludere citiamo un articolo che l’Arch. Antonio Cederna scrisse sulla rivista “Arancia Blù” a Marzo del 1990: “E’ vano pretendere di aver ragione dell’inquinamento di aria, acqua e suolo se non se ne combatte la causa prima, cioè l’inquinamento urbanistico, l’uso distorto che da decenni andiamo facendo del territorio per incapacità e rifiuto di pianificarlo nell’interesse generale“.